Per una Torino sana

Ambiente e energie
Torino è innanzitutto un organismo vivente, e per farlo stare bene e mantenerlo in salute bisogna
prendersene cura. L’aria che respiriamo, l’acqua che beviamo, i luoghi dove giocano i bambini, i
luoghi dove passeggiamo, i parchi, le piazze… questo è il corpo della nostra città.
Oltre a proseguire con la costruzione della metropolitana è necessario incentivare dei percorsi
di mobilità urbana che riducano l’inquinamento e diventino usufruibili ed efficienti per tutti,
attraverso un coraggioso piano del traffico, che pedonalizzi ampie aree della città, ridonando
la democrazia ai trasporti, attraverso l’introduzione di misure quali il ‘congestion charge’, i
cui proventi vengano utilizzati per il trasporto pubblico, i bus notturni, il bike e car sharing.
Le aziende municipalizzate, i rifiuti, la gestione dello spazio urbano devono essere un mezzo per il
raggiungimento del bene comune, non uno strumento di profitto. Questo può e deve essere fatto
solo rendendo completamente trasparenti la loro gestione, espellendo gli interessi di partito, e
monitorando attentamente i rischi di corruzione ed il mal costume.
Torino deve diventare città europea gestendo in modo idoneo la filiera dei rifiuti, estendendo
la raccolta porta a porta a tutta la città, riducendo gli imballaggi, educando i suoi cittadini.
Viviamo una trasformazione epocale, le case si trasformeranno in mini centrali con un flusso
continuo di energia in entrata e in uscita: non si dovrà più dipendere da fornitori unici ma si dovrà
costruire un sistema di interscambio continuo tra milioni di sorgenti energetiche. Un po’ come
avviene oggi per il web: il sistema verticale, dall’alto in basso, è stato sostituto da un sistema
orizzontale, a rete, più sicuro e più affidabile. Questo sta creando e creerà sviluppo.
Torino deve posizionarsi all’avanguardia, a partire dagli edifici pubblici e sfruttando la rete
dei suoi tetti, proponendo un’urbanistica di qualità, improntata al risparmio energetico.

Per una Torino ricca di vitamine

La nostra città è anche la nostra casa, e per star bene nella propria casa si deve avere la possibilità di
vivere i suoi spazi in senso pieno. Spazi che non sono solo fisici ma anche culturali, sociali, ricreativi.
Priorità va data al rafforzamento di quella straordinaria ricchezza diffusa rappresentata dalla rete
di circoli, spazi, centri giovanili, associazioni che quotidianamente fanno cultura e aggregazione.
Bisogna ridare protagonismo ai giovani e alle loro idee, aiutarli a costruire impegno accompagnandoli
nella scoperta della memoria e dell’identità collettiva della città: la Resistenza, il lavoro, l’immigrazione.
Torino, la città del lavoro e dell’immigrazione, non ha un museo che racconti quella storia, è necessario
realizzarlo.
Una Torino che valorizzi le nuove cittadinanze, l’immigrazione come capitale umano della città, e come
riequilibratore demografico. Il Comune ha la responsabilità di rendere gli immigrati cittadini, perché
questi già rappresentano un valore aggiunto costante. I migranti sono portatori di un patrimonio di
tradizioni culturali da condividere e scoprire, e di religioni che devono poter essere professate
liberamente in luoghi idonei.
Una città e un comune laici, che permettano a tutti di amarsi liberamente, di unirsi e di realizzare
i propri desideri, accedendo a servizi riconosciuti a tutti: singoli, famiglie, coppie di
fatto e comunità umane.
Il Comune deve difendere il mondo dell’università e della ricerca, a partire dalle persone e dai lavoratori
della conoscenza, pretendendo per loro rispetto e stabilità, chiedendo rappresentanza nel mondo
dell’università anche per i precari.
Oggi è indispensabile un nuovo progetto cittadino educativo condiviso, che parta da un continuo
confronto fra gli educatori, i genitori, i responsabili pedagogici e l’università. La città deve continuare a
investire sui più piccoli, costruendo nuovi nidi e ridistribuendo meglio i posti disponibili, promuovendo
l’insegnamento di una seconda lingua fin dalla prima infanzia, garantendo momenti culturali e
aggregativi, spazi e luoghi dedicati ai più piccoli, per una città a loro misura.

Per una Torino libera dalle influenze

Trasparenza e partecipazione
Mettiamo la finanza civica al servizio dei progetti dei cittadini e del Sindaco in maniera trasparente e
accessibile: essa è il ‘motore’ che sta dietro ai progetti della politica per una città migliore, più giusta e
più efficiente.
La trasparenza del bilancio comunale, la sua accessibilità e comprensibilità per tutti sono il fondamento
del patto sociale tra amministratori e cittadini.
Riduciamo il debito della città facendo efficienza delle risorse, tagliando i costi della politica,
liberando le municipalizzate dai meccanismi della cooptazione partitica e dai conflitti di interesse,
selezionando il personale politico e manageriale secondo criteri trasparenti di etica, merito e
competenza, rinunciando agli strumenti finanziari quali i derivati e affidandosi alla finanza etica.
Sostituiamo l’assessorato al bilancio con quello alle risorse partecipative, valorizzando il capitale
umano di Torino. Trasformiamo le partecipate in ‘partecipative’ evitando rigorosamente la
privatizzazione dei servizi pubblici a partire dall’acqua e facendo entrare nei consigli di amministrazione
i movimenti civici e le rappresentanze dei cittadini.
La città metropolitana, iscritta nella Costituzione italiana dal 2001, non ha ancora visto la luce a causa
della miopia delle amministrazioni e del prevalere di mere logiche di potere. La futura amministrazione
dovrà cominciare subito cercando il massimo coordinamento possibile con i comuni limitrofi.
Bisogna ridare al governo della città la partecipazione, la prossimità democratica, attraverso una
coraggiosa politica di decentramento amministrativo. Per questo bisogna trasformare le circoscrizioni
in veri e propri municipi, favorendo forme di autogestione, alternative alla riproduzione in
scala ridotta dei conflitti che la politica e i partiti non riescono più a risolvere a livello macro.
La partecipazione deve impedire che la crisi della rappresentanza travolga il livello comunale, storico
presidio democratico italiano, mantenendo ai cittadini il loro ruolo senza che vengano trasformati
in meri abitanti.

Per una Torino più robusta

Protezioni e sicurezze reciproche
Il bisogno di sicurezza, a volte preda di strumentalizzazioni politiche e speculazioni va però riconosciuto
come bisogno reale, bisogno percepito da quei cittadini (spesso ex elettori di sinistra), divenuti periferia
dell’agire delle politiche.
Per superare il bisogno di sicurezza, dobbiamo garantire a tutti maggiori sicurezze: non possiamo
permettere che si inneschi un meccanismo di competizione fra ultimi e penultimi, per i servizi,
per le tutele, per i diritti.
Per una Torino più sicura abbiamo bisogno quindi di una Torino più giusta.
Una Torino che non può accettare il degrado dei campi Rom, sopratutto per l’infanzia che vi vive, né la
violazione dei diritti fondamentali dei rifugiati politici. L’emarginazione genera circoli viziosi di abbandono,
rafforzando il ‘welfare della criminalità organizzata.
Capire e reagire a questo pericolo è l’unico modo serio e non demagogico di parlare di sicurezza reale,
integrando interventi sociali con l’impegno delle forze dell’ordine, e aggredendo i fenomeni
criminali in modo non demagogico, cioè colpendo sempre gli sfruttatori e non gli sfruttati.
La Torino del futuro, esposta alla crisi economica, sarà una Torino con più problemi e meno risorse:
bisogna quindi cominciare valorizzando lo straordinario patrimonio umano di cui la città dispone.
Una Torino che non lasci solo nessuno, ma che chiami tutti alle proprie responsabilità, istituzioni,
cittadini, associazioni e volontariato, in una grande rete di solidarietà ed accoglienza.
Una Torino che combatta la precarietà del lavoro, delle relazioni, delle reti famigliari, con le risorse della
prossimità e del mutuo soccorso, risorse che ne hanno fatto la storia e tradizione.
Una Torino che utilizzi la ricerca e l’innovazione anche per gli ultimi, sperimentando prassi innovative
e consolidando quelle già sperimentate: il social housing, l’autocostruzione e l’autorecupero, le
convivenze solidali fra giovani e anziani, la disponibilità all’integrazione e interazioni fra giovani e migranti.
Una città che usi l’urbanistica come risorsa sociale e non economica, che la rivolga al bisogno di servizi
nelle periferie, a rispondere alla diusa esigenza di abitare, che a Torino rischia di diventare emergenza.

Per una Torino più nutriente

Lavoro e sviluppo
Torino è da sempre una città fondata sul lavoro, una città che tutela i lavoratori, una città orientata allo
sviluppo. Il tema della disoccupazione e del precariato, sopratutto fra i giovani, e il rischio di conflitto
per il lavoro fra generazioni sono questioni centrali: il Comune può fare molto per favorire
l’inserimento e il reinserimento di giovani e donne nel mercato del lavoro, organizzando e
offrendo maggiori e migliori servizi.
Sul versante delle tutele, l’Autorità amministrativa comunale può contribuire in maniera efficace a
garantire un miglioramento delle condizioni di sicurezza sui luoghi di lavoro, sostenendo la qualità e
premiando le situazioni virtuose, sia nei settori in cui non interviene direttamente, sia e soprattutto in
quelli di cui è motore stesso in qualità di committente pubblico.
L’amministrazione comunale deve darsi l’obiettivo di non lasciare solo chi perde il lavoro, fornendo
risposte concrete ai cittadini e alle famiglie nei momenti di crisi e di difficoltà.
Il Comune deve essere autorevole nei confronti delle aziende, in particolare le grandi aziende come la
Fiat, che hanno goduto negli anni di condizioni privilegiate sul nostro territorio. In alternativa, così
come contro i lavoratori si minaccia la competizione globale, è giusto proporre Torino, il suo distretto
dell’auto, le sue avanzate strutture di ricerca, la sua manodopera qualicata, gli uomini e le
donne che ne sono il primo patrimonio, come distretto dell’auto globale ad altri marchi. Per far
questo è necessaria indipendenza ed autorevolezza con i manager e solidarietà con i lavoratori.
La città deve tutelare le diverse forme di impresa, partendo da quella piccola e diffusa sul territorio, per
creare sinergie positive tra le esperienze di consumo e produzione. Incentivare il commercio al
dettaglio, facilitare il contatto tra la piccola impresa e i gruppi di acquisto solidale, incentivare l’impresa
giovane, femminile, cooperativa: far emergere, da un lato, le porzioni di economia informale e, dall’altro,
farle incontrare con la rete della piccola impresa, generando quindi benessere e ricchezza diffusa.