Per una Torino sana

Ambiente e energie
Torino è innanzitutto un organismo vivente, e per farlo stare bene e mantenerlo in salute bisogna
prendersene cura. L’aria che respiriamo, l’acqua che beviamo, i luoghi dove giocano i bambini, i
luoghi dove passeggiamo, i parchi, le piazze… questo è il corpo della nostra città.
Oltre a proseguire con la costruzione della metropolitana è necessario incentivare dei percorsi
di mobilità urbana che riducano l’inquinamento e diventino usufruibili ed efficienti per tutti,
attraverso un coraggioso piano del traffico, che pedonalizzi ampie aree della città, ridonando
la democrazia ai trasporti, attraverso l’introduzione di misure quali il ‘congestion charge’, i
cui proventi vengano utilizzati per il trasporto pubblico, i bus notturni, il bike e car sharing.
Le aziende municipalizzate, i rifiuti, la gestione dello spazio urbano devono essere un mezzo per il
raggiungimento del bene comune, non uno strumento di profitto. Questo può e deve essere fatto
solo rendendo completamente trasparenti la loro gestione, espellendo gli interessi di partito, e
monitorando attentamente i rischi di corruzione ed il mal costume.
Torino deve diventare città europea gestendo in modo idoneo la filiera dei rifiuti, estendendo
la raccolta porta a porta a tutta la città, riducendo gli imballaggi, educando i suoi cittadini.
Viviamo una trasformazione epocale, le case si trasformeranno in mini centrali con un flusso
continuo di energia in entrata e in uscita: non si dovrà più dipendere da fornitori unici ma si dovrà
costruire un sistema di interscambio continuo tra milioni di sorgenti energetiche. Un po’ come
avviene oggi per il web: il sistema verticale, dall’alto in basso, è stato sostituto da un sistema
orizzontale, a rete, più sicuro e più affidabile. Questo sta creando e creerà sviluppo.
Torino deve posizionarsi all’avanguardia, a partire dagli edifici pubblici e sfruttando la rete
dei suoi tetti, proponendo un’urbanistica di qualità, improntata al risparmio energetico.

3 commenti
  1. Flavia Bianchi
    Flavia Bianchi dice:

    PREMESSA
    Il nesso tra scelte urbanistiche (in una città come Torino) e ambiente può essere riconosciuto con riferimento alle condizioni ambientali che si manifestano all’interno della città, oppure considerando l’influenza che la città ha sui problemi ambientali che affliggono la nostra regione, il nostro paese, il pianeta.
    Con riferimento al primo aspetto (le condizioni ambientali all’interno della città), ogni scelta urbanistica dovrebbe essere valutata in relazione alle conseguenze che essa determina sotto il profilo della congestione del traffico, dell’inquinamento dell’aria, del rumore, della presenza (e della qualità) di natura tra l’edificato, del paesaggio, ossia della percezione visiva del contesto prossimo e all’orizzonte, della presenza (e della qualità) di spazi liberi ed aperti per camminare, correre, giocare, della sua accessibilità e percorribilità con mezzi pubblici e mezzi diversi dall’automobile, in primo luogo le biciclette…
    Con riferimento al secondo aspetto (l’apporto della città ai problemi ambientali del contesto prossimo e lontano), ogni scelta urbanistica dovrebbe essere valutata in relazione alle quantità e qualità del suolo su cui insiste, al traffico che induce, ai consumi e alle emissioni che esso determina, all’influenza sull’assetto idrogeologico, ai consumi e alle emissioni per produrre, riscaldare (e/o refrigerare) e gestire gli edifici, alla quantità e tipologia dei rifiuti che gli insediamenti genereranno…

    Le scelte urbanistiche, che si intrecciano con le condizioni ambientali interne ed esterne alla città, sono, al tempo stesso, fortemente interrelate con le condizioni sociali della città medesima dal momento che sono finalizzate a realizzare spazi per le abitazioni e le attività economiche, nonché per le attrezzature di servizio per chi abita o lavora o fruisce delle attività.

    QUALCHE INDICAZIONE PER UN PROGRAMMA DI GOVERNO DELLA CITTA’

    Tenendo conto di quanto sinteticamente richiamato in premessa sono indicati alcuni assi da sviluppare in sede di definizione di un programma di governo della città.
    Il piano regolatore di Torino fu elaborato nel decennio compreso tra il 1985 e il 1994 ed approvato nel 1995. Da allora si sono realizzati molti interventi con oltre 250 varianti urbanistiche: è necessario a questo punto revisionare il PRG (piano regolatore generale) sulla base di un approfondito bilancio delle trasformazioni effettuate e della dotazione, in termini quantitativi e qualitativi, di spazi a disposizione per le diverse attività e per i servizi.
    Revisione del PRG secondo i seguenti criteri:

    Le scelte urbanistiche, volte alla trasformazione di parti di Torino, dovrebbero essere effettuate in relazione a quel che accade nel contesto metropolitano, provinciale e regionale ed in collaborazione con i diversi enti di governo: solo a questa scala Torino può evidenziare la necessità di interrompere, o comunque frenare, la dispersione degli insediamenti a scala provinciale e regionale, dispersione che ha determinato negli ultimi anni l’accentuarsi del drammatico fenomeno del consumo di suolo (risorsa scarsa e non riproducibile) e l’incremento dell’uso del mezzo individuale, accentuando la congestione e l’inquinamento atmosferico verso la città.

    Anche le scelte sulle infrastrutture per la mobilità dovrebbero essere effettuate in collaborazione con i comuni limitrofi, la Provincia e la Regione, con l’obbiettivo anche di alleggerire la pressione di traffico veicolare di ingresso in Torino, creando punti di attestamento nelle parti esterne e in quelle periferiche della città ed organizzando un sistema di trasporto pubblico in grado di favorire il trasferimento dal mezzo privato ed individuale. Al riguardo Radicioni ha ricordato che sarebbe utile riprendere le indicazioni di un ordine del giorno del Consiglio Comunale di Torino del 1998, in cui si esprimeva la volontà di predisporre un progetto per la formazione della “dorsale di interscambio” nel settore ovest della città lungo i corsi Botticelli, Grosseto, Potenza, Lecce, Trapani, Siracusa, Cosenza e Giambone, con funzioni di asse distributore attrezzato rispetto ai flussi di traffico privato diretti verso il centro della città, dotato di parcheggi di interscambio da mezzo individuale a mezzo collettivo.

    Le trasformazioni urbanistiche dovrebbero essere volte a localizzare le attività di livello elevato (il terziario più qualificato) nei quartieri periferici onde favorirne la riqualificazione e realizzare una città policentrica, i cui quartieri siano, quindi, caratterizzati da un’offerta articolata di servizi ed opportunità per gli abitanti.

    Nelle aree di trasformazione urbanistica, la previsione di abitazioni, spazi per il commercio, spazi per il terziario e la produzione dovrebbero essere dimensionati, da un lato, in relazione ad una approfondita analisi circa l’effettiva necessità di tali spazi, dall’altro, tenendo conto della dotazione di servizi esistente e realizzabile contestualmente alla costruzione dei nuovi insediamenti. Servizi quali scuole, attrezzature di interesse sociale, giardini, così come strade, parcheggi, percorsi ciclopedonali, dovrebbero, da un lato, essere presenti e funzionanti nel momento in cui si insediano gli abitanti e le attività, dall’altro progettati e realizzati in quantità commisurata alla dimensione dei nuovi insediamenti, nonché adeguatamente correlati ed integrati a quelli presenti nel resto del quartiere; nei casi in cui nel resto del quartiere vi sia una carenza di servizi, una quota almeno di tale fabbisogno deve essere risolto proprio nelle aree di trasformazione urbanistica. Diversamente da quanto è accaduto negli ultimi anni nella nostra città.

    Il sistema degli spazi verdi, con piante, prati e spazi aperti, dovrebbe essere consolidato e ampliato in modo tale da irrorare tutta la città, i quartieri storici e quelli di più recente formazione, per elevare la qualità ambientale (ossia la qualità dell’aria e del suolo e favorire la biodiversità), la bellezza del paesaggio urbano e le opportunità di incontro e gioco. Il sistema del verde deve essere completato in funzione anche dell’implementazione della rete di percorsi ciclabili nella città e deve essere collegato con i grandi parchi esistenti ed in progetto nell’area torinese.

    E’ necessario individuare specifici interventi nel settore delle abitazioni a basso costo, coerenti con i fabbisogni emergenti. Il che significa, da un lato, favorire e progettare da parte del Comune interventi di risanamento in ampi settori della città, fino al rinnovo urbano, nei luoghi di degrado o di inadeguatezza sia degli edifici che delle condizioni ambientali. Questa scelta richiede ovviamente l’impiego di risorse pubbliche, al fine di impedire che, attraverso i costi di risanamento, in ogni caso elevati, si dia luogo all’espulsione degli strati sociali più deboli – famiglie ed attività. È necessario quindi richiamare la Regione e lo Stato alle proprie responsabilità affinché siano messe a disposizione della città le risorse necessarie.

    La riqualificazione urbana ed edilizia dovrebbe essere progettata e realizzata in modo tale da conseguire significativi risultati sotto il profilo dell’efficienza energetica degli edifici e delle infrastrutture e dell’impiego delle fonti rinnovabili, ad integrazione dell’estensione del teleriscaldamento.

  2. paolo hutter
    paolo hutter dice:

    mannaggia non avete messo che i grattacieli a torino non hnno senso non sono necessari non sono accettabili…penso che possiate convenire ..l’edificio è bello se è curto :->>>>>>>>><<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<

  3. Giulio Ceste
    Giulio Ceste dice:

    Gli sprechi che vengono commessi ogni giorno nella nostra città comportano gravi danni ambientali che potrebbero essere facilmente evitati. Una politica responsabile non può non impegnarsi nella LOTTA ALLO SPRECO, in tutte le sue forme(dall’energia all’alimentazione). Assieme ad opere di sensibilizzazione ed educazione sono necessari dei provvedimenti concreti. Per quanto riguarda l’urbanistica, ad esempio, sarebbe necessaria un’opera di ristrutturazione e messa a norma delle case più vecchie seguendo i nuovi standard europei di risparmio energetico. Per ridurre la nostra dipendenza dall’energia importata bisognerebbe prima di tutto ridurne il nostro bisogno, poi eventualmente autoprodurla.(che senso ha produrre con i pannelli solari dell’elettricità di cui, se fossimo meglio organizzati, non avremmo neanche bisogno?). Assieme ad opere su vasta scala bisognerebbe incentivare anche i comportamenti virtuosi dei cittadini(ciabatte con interruttore per spegnere apparecchi in standby, lampade basso consumo…).
    Il problema del traffico è davvero sentito dai nostri concittadini, l’introduzione di maggiori aree pedonali deve essere accompagnato da un potenziamento(e perfezionamento) delle piste ciclabili e dei mezzi pubblici. Importantissime sarebbero anche delle vere e proprie campagne di promozione dei mezzi alternativi per convincere la gente a usare, e comprare, meno macchine.

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