Per una Torino più robusta

Protezioni e sicurezze reciproche
Il bisogno di sicurezza, a volte preda di strumentalizzazioni politiche e speculazioni va però riconosciuto
come bisogno reale, bisogno percepito da quei cittadini (spesso ex elettori di sinistra), divenuti periferia
dell’agire delle politiche.
Per superare il bisogno di sicurezza, dobbiamo garantire a tutti maggiori sicurezze: non possiamo
permettere che si inneschi un meccanismo di competizione fra ultimi e penultimi, per i servizi,
per le tutele, per i diritti.
Per una Torino più sicura abbiamo bisogno quindi di una Torino più giusta.
Una Torino che non può accettare il degrado dei campi Rom, sopratutto per l’infanzia che vi vive, né la
violazione dei diritti fondamentali dei rifugiati politici. L’emarginazione genera circoli viziosi di abbandono,
rafforzando il ‘welfare della criminalità organizzata.
Capire e reagire a questo pericolo è l’unico modo serio e non demagogico di parlare di sicurezza reale,
integrando interventi sociali con l’impegno delle forze dell’ordine, e aggredendo i fenomeni
criminali in modo non demagogico, cioè colpendo sempre gli sfruttatori e non gli sfruttati.
La Torino del futuro, esposta alla crisi economica, sarà una Torino con più problemi e meno risorse:
bisogna quindi cominciare valorizzando lo straordinario patrimonio umano di cui la città dispone.
Una Torino che non lasci solo nessuno, ma che chiami tutti alle proprie responsabilità, istituzioni,
cittadini, associazioni e volontariato, in una grande rete di solidarietà ed accoglienza.
Una Torino che combatta la precarietà del lavoro, delle relazioni, delle reti famigliari, con le risorse della
prossimità e del mutuo soccorso, risorse che ne hanno fatto la storia e tradizione.
Una Torino che utilizzi la ricerca e l’innovazione anche per gli ultimi, sperimentando prassi innovative
e consolidando quelle già sperimentate: il social housing, l’autocostruzione e l’autorecupero, le
convivenze solidali fra giovani e anziani, la disponibilità all’integrazione e interazioni fra giovani e migranti.
Una città che usi l’urbanistica come risorsa sociale e non economica, che la rivolga al bisogno di servizi
nelle periferie, a rispondere alla diusa esigenza di abitare, che a Torino rischia di diventare emergenza.

8 commenti
  1. Giovanna Pio
    Giovanna Pio dice:

    Sono una lavoratrice precaria, e il tema delle tutele sociali, del welfare e della solidarietà sociale mi è molto sensibile, oltre a toccarmi da vicino. Nonostante la mia età, vivo in una casa condivisa con altre persone, e non ho ben chiaro quando potrò permettermi di non aver paura ad affittare un bilocale tutto mio (vivendo di contratti annuali…). Agevolare gli affitti per i redditi bassi, per le partite IVA (avere una partita IVA non è per nulla sinonimo di alti guadagni), per i lavoratori a intermittenza; aumentare l’informazione sul come poter avere dei contributi comunali su, ad esempio, agevolazioni per le spese correnti; un monitoraggio continuo e completo sulla situazione abitativa, sugli ordini di sfratto, con lo scopo di intervenire PRIMA che l’ordine sia eseguito, a protezione delle famiglie e dei cittadini; queste sono alcune azioni che il Comune potrebbe realizzare. Vorrei inoltre un’Amministrazione comunale che assuma su di sé l’onere e l’onore di fornire servizi e tutele ai propri cittadini (vecchi e nuovi) e residenti, non demandando sempre al terzo settore e al privato sociale: un’Amministrazione si elegge, il terzo settore e il privato sociale, invece, no. Vorrei che fossero fatti controlli più severi e garantisti sull’operato di associazioni di volontariato e cooperative sociali, sulla regolarità dei pagamenti ai lavoratori/soci e sulla situazione contrattuale di questi. Vorrei un’Amministrazione che garantisse a tutti i residenti i diritti, aumentando ad esempio il numero dei programmi SPRAR a sostegno dei rifugiati, che li tutelasse (a partire dalla casa), e che non si accorgesse di loro solamente quando li deve sgomberare.

    • A.P.F.
      A.P.F. dice:

      Ho sempre votato per il centrosx ma, con tutto il rispetto, se l’idea imperante di “solidarietà” di sinistra è quella espressa da te che mi hai preceduto, che vorrebbe il nostro welfare addirittura aumentato per i rifugiati politici, mentre dall’altro lato ne stigmatizza personalmente la mancanza o la carenza per gli autoctoni in altre situazioni di difficoltà temporanea o cronica, francamente credo che perderà pure il prossimo sindaco e di conseguenza,la città.
      O vogliamo illuderci che saremo così bravi in futuro da risolvere, oltrechè i nostri numerosi problemi, anche quelli di un intero continente in fiamme che ci inonderà nei prossimi anni, molto più di quanto non abbia già fatto in passato, con uno tsunami umano di difficile previsione persino per un emulo di Nostradamus?
      Rifuggo da un’idea di solidarietà contorta e “pelosa” che crea nelle persone aspettative per le quali non sono chiamate a pagarne l’onere. Abbiamo visto tutti i danni che una certa cultura “assistenzialista” che la democrazia cristiana ha creato al sud ha fatto negli anni, vogliamo ripetere l’esperienza con gli immigrati stranieri?
      Non perchè sia contraria a priori per i programmi che a questa specifica categoria di immigrati sono dedicati (oltre a quelli già messi in piedi dall’amministrazione cittadina per tutte le altre minoranze). Ma perchè non ce la faccio davvero più a credere a una sinistra dei “diritti per tutti” quando il primo incarico sarebbe quello di far capire a tutti i cittadini vecchi e nuovi che esistono anche dei doveri che sono strettamente correlati ai diritti che queste persone esigono si tratti di rifugiati o clandestini, di nomadi apolidi o di stranieri comunitari, di islamici o cattolici ortodossi…nel rispetto sopratutto della laicità delle istituzioni, non soltanto cittadine, che però sembra essere un dettaglio risibile per molti immigrati, inclusi i rifugiati.
      Un rom non può chiedere una casa popolare ad affitto zero e le bollette pagate dal Comune (cioè noi) mentre al contempo si dedica a svaligiare le case di fronte alla sua, per intenderci, perchè “nella sua cultura” questo è considerato un lavoro come un altro, per esempio…un rifugiato non può chiedere sostegno economico come quello che dici tu e poi farsi scoprire a spacciare nelle periferie come è avvenuto nella mia zona qualche tempo fa (B.Milano)…ma la domanda che faccio a te e al candidato sindaco è identica: avete qualche buona idea di come impiegare queste persone? Pensate che sia logico e lecito che tutte queste persone arrivino con mille aspettative, e una volta che si rendono conto che “non ce n’è per nessuno” decidano scientemente di rimanere qui a carico della collettività e del sistema socio-assistenziale menzionato nel tuo post? Ed è lecito continuare a fargli credere che qui avranno possibilità di migliorare la loro vita, nonostante le nostre attuali condizioni non ci consentano di scommettere neanche sulle nostre?
      Chiedere l’aumento dei programmi Sprar, sapendo che non ci sono neanche quelli al sostegno per gli sfrattati, che principalmente colpiscono famiglie italiane monoreddito alle quali viene sequestrato l’appartamento e soltanto perchè magari il capofamiglia ha perso il lavoro e non può più pagare le rate del mutuo o l’affitto,o cancellare il servizio ai disabili, chiedendo al contempo aiuti per gli stranieri, vuol dire effettuare una discriminazione pericolosa a monte e non risolvere il problema ma continuare a lavorare alla fabbrica che produce il disastro sociale: illudere centinaia di migliaia di diseredati (aspettate i prossimi arrivi dall’Africa in fiamme, poi ne vedremo tutti delle bellebelle) che qui ci sarà sempre qualcuno disposto a prendersi cura di loro per tutte le loro esigenze (casa, lavoro, scuola per figli, assistenza sanitaria e social) in qualsiasi condizione si trovino, mentre questi servizi vengono negati o cancellati – per mancanza di fondi – ai cittadini italiani e agli stranieri regolari, quali frutti pensate che raccoglieremo, in un futuro abbastanza prossimo?

  2. Renato Forte
    Renato Forte dice:

    La lettera che precede è un sintomo. I sintomi non vanno demonizzati nè ignorati, vanno analizzati attentamente. I sintomi denunciano la malattia, non sono la malattia.
    Il sintomo vero è la paura che non si esorcizza con anatemi ed ostracismi, ma con il ragionamento.
    Ed il ragionamento ci porta a dire che siamo in una latente guerra tra poveri, alimentata ad arte dal potere economico congiunto al potere politico dominante. Per dividere coloro i quali per posizione,natura ed interessi dovrebbero stare assieme.
    Gli immigrati sono il bersaglio più facile: sono gli ultimi, i più deboli, i più divisi al loro stesso interno. Ma stai sicuro, caro APF, che la escalation è già pronta. Non si dice forse che i lavoratori garantiti sono i principali nemici dei non garantiti? E che cosa vogliono gli operai della Fiat, loro che un impiego già ce l’hanno? E cosa vogliono di più i pensionati di oggi quando domani non ci saranno più pensionati?
    Chi cade in queste trappole si scava la fossa con le sue mani.
    Terribile poi il richiamo ai fatti che si stanno svolgendo sull’altra sponda del Mediterraneo. Che cosa dovremmo fare, rimandarli così li ammazzano meglio?
    Si dice molto spesso, e con buone intenzioni, che emigrare è un diritto.
    Ho sempre spiegato che emigrare è un diritto derivato, figliastro del diritto principale: non emigrare ,vivere una vita degna nel proprio paese, con i propri affetti, la propria cultura, la propria gente.
    Cosa abbiamo fatto noi cittadini del primo mondo per rendere possibile tutto ciò? Cosa stiamo facendo? Perchè non abbiamo alzato la voce contro “governi immondi come luridi tappeti” come dice il poeta? Per il petrolio? Per una malintesa politica? Per poterci godere in santa pace la fortuna di essere nati on the sunny side of the street?
    E chi l’ha deciso che gli altri debbono stare all’ombra?
    So che quello che tu esprimi è un sentimento diffuso, forse maggioritario, ma non mi rassegno.
    Forse per la politica. Molto di più per la giustizia.
    Ma anche per la pietà che è dovuta ad ogni essere umano, la sola in grado di renderci meno cattivi.

    • A.P.F.Torino
      A.P.F.Torino dice:

      Caro Renato, avrei preferito una risposta meno banale, meno scontata e ridicola. Mi costringi a una risposta lunga e articolata e tuttavia insufficiente.
      Scusa ma non posso essere d’accordo con la tua illuminante affermazione: “Per dividere coloro i quali per posizione,natura ed interessi dovrebbero stare assieme”.
      Ti chiedo ancora scusa, ma io con un pusher che vende morte beandosi di farlo e con l’alibi che lo fa perchè non ha trovato un lavoro “onesto” , o con un rom o un romeno che per campare ruba il rame delle ferrovie incurante del rischio che fa correre ai passeggeri, effettivamente non condivido un bel niente. Io condivido la mia battaglia con operai in cigs e con famiglia che da adesso in poi sanno che non potranno più pagare il mutuo, oppure con anziani abbandonati a sè stessi che nessuna badante, nè italiana nè straniera, assisterebbe gratis, o con donne violentate nel corpo e nell’anima da uomini italiani e stranieri, con la differenza che i primi sapevano di essere semplicemente bestie e non uomini, e non sibilavano convinti “Allah akhbar” nelle orecchie della loro vittima mentre se la trombavano con violenza per dimostrarle che così devono essere trattate le donne locali reticenti… E’ poi così difficile capire che non tutti gli immigrati sono arrivati in Italia semplicemente per fuggire da situazioni difficili? Lo sai che pure Laura Boldrini ha stigmatizzato e ricalcato in tv che non tutti gli immigrati provenienti dalla Tunisia potessero aver accesso allo status di rifugiato? Adesso con la guerra in Africa, cosa dovremo fare secondo te? Accoglierli tutti, senza tenere in conto che la maggior parte dei paesi dell’Ue tenuti come noi ad accoglierli e mantenerli, essendo in grave crisi economica anche loro, se ne impipperanno serenamente delle regole di Bruxelles? Farai la guerra alla Francia se non prenderà i suoi ex-coloni tunisini, algerini, marocchini? Dichiarerai la guerra all’Inghilterra se non accoglierà gli egiziani?
      E sarebbe curioso sapere cosa ne pensi, se milioni di libici venissero adesso in Italia a rifugiarsi, dopo averci cacciato fuori a calci in culo dal loro paese essendo noi cattivi e colonizzatori, e sequestrato tutto quello che avevamo creato assieme a loro – case, conti correnti, aziende e macchinari inclusi – per onorare il Grande Beduino – e fior di denari promessi sciaguratamente da quel porco pedofilo che è il nostro presidente del consiglio, se a parer tuo sarebbe giusto trattare loro come loro non tratterebbero mai noi, e su questa scia potrei andare avanti.
      Dal mio piccolo pulpito,non posso che constatare che quanto dici è vero, ma non sposta di una virgola il problema, nè contribuisce alla sua soluzione, nè tantomeno ne suggerisci una qualsiasi, rifugiandoti dietro l’insicurezza di un’analisi traballante e drammaticamente miope che potrei confutare parola per parola dal punto di vista sociologico, culturale ed economico se solo ne avessi tempo e spazio. Se sono sintomi che come medico identifichi, constato però che non sei in grado di fornire una diagnosi complessiva nè una qualsiasi cura.
      La domanda rimane invariata e te la ripongo di nuovo. gran belle parole le tue. Ma, con la situazione attuale in Africa e in MO, se domani mattina alla tua porta bussassero milioni di africani in fuga – cosa questa non troppo distante dalla realtà quotidiana, viste le cronache di guerra – dimmi caro Franco, a parere tuo andrebbero accolti a zero condizioni? Ammettiamo di si. Come pensi di mantenerli? Dove pensi che potrebbero andare a vivere, in Italia? Riusciresti a fare per loro quello che non riesci a fare per tanti altri tuoi connazionali, cioè trovar loro un lavoro regolare? E gli altri paesi Ue che “nicchiano”? E saresti in grado di determinare chi è che sta fuggendo perchè impaurito dalla guerra (sorvolo che, Libia a parte, le recenti migrazioni riguardavano maschi giovani e nessuna donna o bambino o anziano….)oppure un delinquente evaso dalle patrie galere, o ancora semplicemente qualcuno venuto a cercare un lavoro di qualsiasi tipo – pazienza se illegale – Il bilancio dello stato è in grado di pagare anche soltanto un poco del welfare sul quale immediatamente peserebbero? Tu cosa faresti per loro? Cosa e a chi taglieresti, del welfare cittadino, regionale e nazionale, per i loro bisogni immediati? E dopo, finita la situazione critica, cosa li metteresti a fare? Li reimpatrieresti?
      Non mi dare risposte bucoliche, utopiche, idealistiche.Dammi una risposta “logica”, “razionale” che io possa comprendere.
      Sei disposto a fornirgli tutto quello che chiedono, senza condizioni?
      E’ facile parlare come fai tu. Bisogna vedere quanto poi, nella pratica, sei disponibile a sacrificare per persone che vogliono esattamente quello che hai tu, con la piccola differenza che tu magari hai lavorato per conquistartelo, non hai rubato niente a nessuno, mentre per loro entra in gioco una sorta di “diritto divino” avallato anche da atteggiamenti falsamente pietosi e solidali come i tuoi. E’ controproducente, perchè dà la percezione a queste persone di una ricchezza che il popolo non ha e che non abbia neppure un barlume di dignità, dal momento che è disposto a fare mille concessioni gratis per il “quieto vivere”…
      Pure il Sermig a Torino ha capito che molti di questi immigrati bussavano alla loro porta per comodità, per convenienza, e sopratutto che non ne avevano diritto. Da quando lo ha capito, fa pagare una cifra, piccola e simbolica, ma pur sempre un prezzo, per un posto letto anche all’ultimo degli immigrati…perchè vedi, quello che tu sei disponibile a concedere gratis ad un povero di un altro mondo, lo togli a qualcuno che sta diventando o è già diventato povero qui…soltanto che non te ne sei ancora accorto. Io conosco immigrati da vent’anni qui che mi chiedono se siamo diventati tutti pazzi in Italia, a voler accettare tutti senza distinzioni. Immagino che anche loro soffrano del mio stesso male…
      Non lo condivido nè potrò comprenderlo mai. Sono razzista per questo? Beh alcuni “compagni” me lo hanno detto ma io non me la prendo. Aspetto che abbiano decine di pusher sotto casa anche loro – beninteso “brava gente” che scappava da guerra & fame e che non ha trovato di meglio, emigrando, per poter vivere secondo i propri desideri – così come li ho io, che controllano quando escono e rientrano in casa, e cosa fanno e come vivono i loro figli e figlie, per vedere se anche a loro provoca lo stesso brivido nella schiena…aspetto che abbiano una figlia adolescente rincorsa sulle scale da un adulto nordafricano invaghitosi di lei che la picchia perchè si rifiuta di concedersi a lui, oppure che abbiano per vicini di casa una allegra famigliola nigeriana che parcheggia quattro auto nel cortile condominiale delle case Atc dove vivono, assistiti amorevolmente dal servizio sociale di zona e dalla sede locale della Caritas che provvede a controllare che abbiano cibo a sufficienza e che i bambini vadano a scuola, oltre a pagare il loro affitto e le loro bollette,senza ovviamente farsi mai domande come cazzo riescono a mantenere quattro auto (seppur senza assicurazione) cioè un bene superfluo,se la collettività deve pagargli l’indispensabile per vivere…
      Ecco, se consideri che situazioni come quella sopra riportata avvengono nella nostra città nei quartieri più popolari, e che spesso si aggiungono a situazioni autoctone già difficili esistenti precedentemente, la banlieue è servita su un piatto d’argento…
      Ho preso nota delle situazioni che stigmatizzi. Rilevo che quando non si sa “come” piuttosto che “cosa” rispondere, si scade in una morale che di etico e di sociale non ha più nulla, nè del principio reciproco di rettitudine che dovrebbe caratterizzare i rapporti tra gli uomini, e nè per questo rende più lieve il carico, sopratutto se chi lo denuncia non paga mai di prima persona le conseguenze delle proprie decisioni. Il proverbio un po’ scurrile ma molto descrittivo dice che “è facile essere froci, se il culo è degli altri”…ma capisco che dal tuo speciale punto di vista, la “cattiva” sono io. Tu sei il “buono”…
      Meglio sarebbe ammettere che non si hanno risposte e argomenti plausibili, è così e basta.Ma no.Entra in scena il cilicio ideologico,per cui causa di quei mali è l’Occidente e niente e nessun’altro.Non mi piace il razzismo culturale che viene fuori leggendoti: qual è il primo mondo? Il nostro? E quello degli altri stati extraeuropei, oppure la Cina o l’India, che, molto più ricchi del nostro a causa del petrolio o di altre risorse naturali che noi non possediamo, non accolgono questa massa di disperati, anzi li respingono senza tanti complimenti, non ha colpe? (Se poi lo desideri, possiamo analizzare le politiche immigratorie di altri stati europei come la Spagna per es. retta dal socialista Zapatero, che agli immigrati spara addirittura addosso, li respinge senza tanti scrupoli e possiede tutt’ora due colonie in territorio marocchino…).
      Esiste una guerra fra poveri? Certo che si. Ma non credo che alcuno avesse bisogno dell’immigrazione per rendersene conto.Se mai, l’immigrazione di masse di desperados ce lo ricorderà quotidianamente, ma la classe borghese – e non importa se di “sinistra” – continuerà a sostenere, come fai tu, che non dobbiamo cadere nella trappola di prendere a bersaglio gli immigrati perchè sono gli ultimi del sistema. L’importante è che una classe ideologica che si è autonominata “illuminata” possa continuare ad accusare gli altri della propria sindrome NIMBY, finchè qualcuno paga il conto al ristorante, potete continuare a invitare gli amici….così la sinistra ha perso le elezioni, e continuerà a farlo, caro Franco. Avrai la soddisfazione di poter dire che il paziente è morto, ma la cura era giustissima. Un po’ come quel tale che per far dispetto alla moglie infedele si è tagliato i coglioni. Evviva.
      No caro. Analizza la situazione europea da quando l’Ue ha siglato patti stratosferici di una magnaminità che nessuno poteva permettersi (e di cui nessuno ha colpevolmente saputo immaginare le conseguenze). Guarda in là del tuo naso: Olanda, Belgio, Uk, Francia, Germania, Svezia, Danimarca, persino i paesi dell’est che verranno, sebbene in tempi diversi, presi d’assalto come i nostri…paesi dove a differenza dell’Italia il welfare include immediatamente anche gli immigrati senza distinzione, e guarda cosa accade….Oggi in Italia conviene essere o molto ricchi, o molto poveri. Questo gli immigrati, molto più svelti di noi nell’afferrare le opportunità che la nostra democrazia garantisce loro, lo hanno capito: è una falla del sistema che, per quando verrà – se lo verrà mai – tappata, avrà per allora prodotto danni inimaginabili. E peccato che i veri poveri stiano esattamente nel mezzo e non abbiano voce, a differenza degli immigrati che hanno te e quelli come te.Ma sono nati qui, sono “colpevoli” di un peccato originale che non si sono scelti…Ti faccio un esempio concreto.Giusto qualche settimana fa l’Asl ha rifiutato a mio padre di più di ottant’anni l’assistenza sociale di cui avrebbe diritto e sai perchè? Perchè ha “osato” lavorare per quarant’anni e con il “fior” di pensione che ha, può pagarsi tutta l’assistenza di cui necessita…Eh già.Povero cretino: sfruttato ieri dalla “fabbrica” (Le Ferriere perchè tu sappia) a far tre turni pesanti inclusi i festivi e i notturni da manovale. Sfruttato oggi dalla collettività perchè i suoi contributi sono serviti a creare servizi che gli vengono negati adesso che ne ha bisogno, mentre vengono elargiti ad altri che per le nuove tabelle di povertà ne hanno più diritto, pur non avendo mai contribuito alla loro realizzazione. E poi aveva “solo” due figli, mica ne ha sfornati cinque o sei e li ha messi a vivere in una catapecchia contando sul fatto che tanto tutto s’aggiusta.Ma per il welfare cittadino è “ricco” anche se vive con sua moglie in una casa exAtc di 56 mq in un quartiere popolare. Una identica a quelle che danno agli “ultimi” del sistema, caro, in virtù del fatto che arrivando da un paese “dell’altro mondo” senza soldi e spesso senza documenti, non c’è graduatoria che non riescano a scalare, neanche fosse il K2 e da qualche parte la tua candida coscienza dovrà pur metterli no?
      La differenza è che lui se l’è dovuta comprare (essendo un fortunato “operaio”) con i quattro risparmi di anni e anni di sacrifici, agli altri viene concessa praticamente ad un canone ridicolo perchè tu possa sentirti mondato dei tuoi peccati. Se poi sono immigrati hanno il doppio vantaggio che saranno sempre più poveri dell’ultimo dei più poveri indigeni locali: questioni di Isee. Ecco come si innesca la guerra fra poveri caro Franco, alla quale mi pare tu dia un bel contributo. Suffragando l’idea che se vengono tutti qua è solo perchè noi abbiamo appoggiato fior di dittatori, mica perchè ANCHE la tv satellitare gli ha fatto credere (qualche volta a ragione) che fare soldi da noi è un gioco da ragazzi, e che se sbagli non c’è problema, il sistema è ipergarantista perchè c’è la corruzione ai massimi sistemi: caso mai la giustizia se la prendesse con un poveraccio extracomunitario, avendo l’alibi dell’impunità di stato per i noti appartenenti la casta politica governativa, anche tutti gli altri vengono assolti conseguentemente. Così si perpetra l’errore originale…
      Ma la realtà, la triste realtà è che se uno come Berlinguer potesse risponderti, ti direbbe che ogni popolo deve essere messo in grado di camminare sulle proprie gambe in autonomia.L’errore degli occidentali è stato pensare che a questi popoli sarebbe bastato sempre il pesce che gli fornivamo, senza considerare che prima o poi avrebbero – e giustamente – preteso che gli insegnassimo a pescare. Di questo me ne faccio partecipe, ma non accetto di venire considerata, con le mie opinioni, l’unica colpevole delle conseguenze di una pesante situazione che un’opposizione di sinistra inesistente e lillipuziana scarica unicamente sulle spalle degli abitanti delle periferie delle sue città…

      • Fulvio
        Fulvio dice:

        Cara APF,
        14,000 battute di rancore senza tuttavia apportare al ragionamento di Franco ( i cui vero nome è Renato ) nessuna delle soluzioni che pretenderesti da lui! Ho vissuto in B. di Milano come te, per quasi tutta la mia vita e conosco perfettamente le situazioni alle quali fai riferimento, situazioni di degrado e di ingiustizia sociale, almeno agli occhi di quei pochi italiani rimasti a vivere in certe zone di Barriera, parecchi dei quali e spero ne converrai, sono molto più pericolosi di qualsiasi immigrato che spacci droga sotto casa tua ( o dei miei genitori ). Eppure di questi altri italiani, gli italiani, non se ne preoccupano e sembrano non essersene mai curati. Hai ragione te, un ragionamento all’italiana, tipico peraltro: tutti colpevoli, tutti innocenti. Silvio ha fatto scuola ad intere generazioni. Quelle stesse, e qui mi sorprende il tuo ragionamento per quanto ne condivida le frustrazioni, che oggi credono alle strumentalizzazioni di un Governo in avaria che sta tentando per inerzia di giungere al proprio naturale termine, possibilmente senza che il capo debba pagare spese inopportune. Ed oggi, 6 aprile, è un giorno da ricordare ( come altri direi in realtà). E’ il giorno in cui, come da tua similitudine, Silvio ci ha mostrato che i coglioni c’è li ha già tagliati e li sta sventolando bene in alto.
        La conclusione è che il vero problema siamo noi italiani, uno scadente campione di cittadino occidentale ( i cui benefici sono inevitabilmente legati allo sfruttamento altrui e questa è una verita storica, forse scomoda, ma inoppugnabile), che ci siamo semplicemente livellati al potere, come quasi sempre nella nostra storia, almeno repubblicana.
        Se gli italiani non credono più nella legalità, nella giustizia e nel ruolo della politica, è perchè il nostro sistema ha ampiamente dimostrato che essa è un accessorio d’impiccio alle dinamiche economiche e finaziarie. E’ questa è un altra verità che non si può negare. La depressione economica corrisponde anche ad una depressione dei valori ed una compressione dei diritti. Abbiamo quello di continuare a comprare e guardare la Tv e di convincerci che si: la colpa è degli immigrati e dei clandestini e dei rifugiati e dei rom, che grazie alle nefaste politiche assistenzialiste dello stato “comunista” consumano le risorse faticosamente accumulate e ora drammaticamente necessarie. Come se, vendendo la cassaforte è vuota, dessimo la colpa al maggiordomo filippino e non invece al contabile che doveva curarsene e a coloro che gliene hanno dato mandatoe che, quando si scopre il fattaccio, hanno già tagliato la corda. Considero collusa e connivente in questa truffa l’attuale classe politica italiana, e voglio limitarmi alla seconda repubblica. Nutro la speranza che un diverso cammino ci porti ad una nuova politica o meglio ad un nuovo livello di politica, più sulla strada, meno parolaia e composta da professionisti dell’amministrazione della cosa pubblica. Non da cardiologi colleghi al Golf Club. Al di là del pietismo assistenziale, che comunque ha sempre caratterizzato qualsiasi politica sociale occidentale almeno nei paesi el Sud del Mondo, credo che veramente la soluzione parta dall’educazione dei nostri figli, della generazioni che verrano. Anche chi ha 30 anni come me è spacciato da quel punto di vista. E’ fatta. Siamo cresciuti in questo sistema, come i miei nonni sotto Testa Pelata. E’ solo una questione di tempo e numeri e poi non potremo più scendere a patti con loro. Piuttosto che scervellarci per trovare il modo più efficace per sbarazzarci degli stranieri forse sarebbe opportuno tornare ad essere orgogliosi della libertà che ci siamo conquistati come italiani e dei diritti e doveri che ci spettano. Poi magari, quando infine qualcuno ci crederà veramente, potremo discutere di come impacchettare gli Indiani nelle riserve. O forse la qual cosa, non ci verrà nemmeno in mente.

  3. Cristina Porro
    Cristina Porro dice:

    Una Torino che valorizzi le nuove cittadinanze, l’immigrazione come capitale umano della città, e come riequilibratore demografico. Il Comune ha la responsabilità di rendere gli immigrati cittadini, perché questi già rappresentano un valore aggiunto costante. I migranti sono portatori di un patrimonio di tradizioni culturali da condividere e scoprire, e di religioni che devono poter essere professate liberamente in luoghi idonei.
    Una città e un comune laici, che permettano a tutti di amarsi liberamente, di unirsi e di realizzare i propri desideri, accedendo a servizi riconosciuti a tutti: singoli, famiglie, coppie di fatto e comunità umane.
    Nell’ambito di questa idea di accoglienza è importante potenziare la formazione degli immigrati attraverso corsi che permettano loro la conoscenza della lingua italiana, primo ed indispensabile passo per l’integrazione e la condivisione di valori.
    Organizzazione di momenti per conoscere la città e per avvicinare altri immigrati in modo da aprire le comunità di provenienza diversa e stimolare la solidarietà reciproca.
    La nostra città ha già gruppi di volontariato che si impegnano in tale direzione ma il comune deve sostenere maggiormente queste iniziative, sia dal punto di vista economico, sia con risorse umane di persone motivate e disponibili.
    Deve impedire e lottare contro le ingiustizie e contro le schiavitù dei giorni nostri: prima fra tutte deve combattere a fianco alle donne vittima di tratta o ai minori vittime di soprusi e violenze.
    E…. fare una campagna di sensibilizzazione forte e precisa.

  4. E.I.
    E.I. dice:

    Per una Torino consapevole, che non veda la sicurezza esclusivamente come un problema di ordine pubblico ma specialmente nella sua dimensione economica e culturale. Per una Torino che sia capace di promuovere l’idea che la sicurezza in casa propria arriva in realtà da molto lontano, attraverso il contrasto dei traffici e delle economie criminali e la promozione dei diritti e della dignità delle persone a livello globale.
    Perchè a Torino si guardi oltre al problema della criminalità comune e si esplorino i legami, troppo spesso ignorati nelle città del nord del nostro paese, tra economia e criminalità organizzata, anche attraverso lo studio e la divulgazione delle modalità con cui questi legami si realizzano.

  5. A.P.F.
    A.P.F. dice:

    Gli ultimi due post rappresentano esattamente quello che volevo dire.
    Mi piace il richiamo al laicismo di C.Porro, mi piacerebbe però sapere cosa ne pensa dei tanti immigrati islamici che a Torino fanno spallucce e sostengono che tanto è soltanto questione di tempo e numeri, poi ci toccherà accondiscendere alle loro precise richieste, cara Cristina, e mi dispiace farti sapere che, per come la vedo io in questo quartiere, del tuo laicismo (anch’io sono convinta che imporglielo come in Francia sia davvero l’unica soluzione per evitare che si “montino la testa”) essi si faranno davvero beffe e pippe,nel momento in cui arriveranno ad essere un numero importante sulla cittadinanza.
    MI dispiace vedere che i commenti parlino a vanvera senza considerare anche quanto accade altrove in Europa.
    Io ho amici in Scandinavia e in Inghilterra dove neanche l’aver istitituito tribunali shaaritici ha frenato le richieste sempre più pressanti e invadenti che hanno contributo al crollo verticale dei labours. Ed è davvero ridicolo vedere che niente di quanto accade altrove ci può far smuovere dal nostro convincimento di essere infallibili al punto tale da credere che queste persone desiderino fortemente diventare se non uguali, almeno simili a noi!

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