Parigi 140

Mentre festeggiamo Italia 150 non è male fare un pensierino a Parigi 140.
Cos’è, direte voi, un quiz?
No è il ricordo, mesto, che 140 anni fa finiva nel sangue la Comune di Parigi, quella che Carletto Marx definì “l’assalto al cielo”.
Sulle cause, l’iter storico, la gloria, gli errori di quei 72 giorni si sono espressi e continuano ad esprimersi storici e politici di differente pensiero, non serve che vi aggiunga il mio.
Mi limito a ricordare alcune cifre: furono tra i 20 ed i 30 mila i morti, decine e decine di migliaia gli arrestati, più di 20 mila tra esiliati e deportati nei territori d’oltremare.
Cifre imponenti se si pensa che Parigi non arrivava a 2 milioni di abitanti.
La Comune fu un esempio di “autogestione”operaia, un autentico laboratorio politico di idee e di prassi. Un governo senza presidenti, con gli eletti sotto stretto controllo di mandato e sempre revocabili.
Proclamò libertà di parola, stampa, associazione, la separazione tra Stato e Chiesa, una specie di statuto del lavoro con fissazione dei salari minimi e riduzione dell’orario di lavoro notturno.
L’educazione doveva essere obbligatoria, laica e gratuita.
Vietò gli sfratti e requisì case sfitte per i più poveri. Riconobbe le coppie di fatto ed i figli naturali, accordò pensioni alle vedove di guerra e nella scuola parificò i salari tra uomini e donne.
Gli ultimi 147 insorti rimasti a combattere vennero massacrati e gettati in una fossa comune nell’arrondissement di Mènilmontant, davanti al muro di pietra che fa parte del cimitero storico del Père Lachaise.
Molte volte mi sono recato al mur des Federès a deporre una rosa rossa.
Per ricordare a tutti, a me stesso in primis, che ribellarsi è giusto, anche se molto spesso non paga.
Il 28 di maggio di quel 1871 finiva la Comune di Parigi.
Il suo insegnamento continua.
by Renato Forte

Diego Novelli e Francesco Forgione

Durante la serata “Trasparenza e riorganizzazione della macchina comunale” si sono susseguiti gli interventi di Diego Novelli e Francesco Forgione. La discussione è stata profonda e intensa e alla fine tutti i relatori hanno espresso il loro incoraggiamento e il loro appoggio a Michele Curto.
Ecco i brevi filmati delle loro dichiarazioni.

Domani è il mondo che vogliamo costruire – seconda edizione

Ricomincia la distribuzione della seconda edizione di DOMANI, il giornale con le notizie che vorreste poter leggere sul vostro quotidiano preferito. Per un’informazione sobria, senza bavaglio e ricca di fantasia. Una sferzata di ironia leggera ma piena di significati su cui riflettere. Se crediamo in un’Italia differente, DOMANI sarà migliore.

DOMANI seconda edizione

chi muore (di paura) al lavoro

Dalla Francia arriva una notizia sconvolgente, che riprendiamo e pubblichiamo: si è suicidato un altro dipendente di France Télécom, il sessantesimo negli ultimi tre anni, portato al gesto estremo a causa della strategia di riordino interno prevista dall’azienda. Ventiduemila posti di lavoro che, per contratto, dovevano restare garantiti ma che l’azienda avrebbe voluto eliminare: condizione che ha portato i vertici ad adottare un management par la peur, una gestione dell’azienda attraverso la paura, con l’obiettivo di spingere al massimo la produzione. Il tragico esempio delle conseguenze di un capitalismo feroce e di un managerismo senza scrupoli.

leggi l’articolo di peacereporter.net France Télécom: l’onda lunga della paura

Torino 2016, la sfida sociale – Martedì 3 maggio, h 18,00/21,00 presso la Fabbrica delle E

Martedì 3 Maggio 2011, presso la Febbrica delle E, Corso Trapani 91/b a Torino, si terrà l’ incontro “Torino 2016, la sfida sociale” organizzato dal Gruppo Abele e da Terra del Fuoco per ragionare insieme sui problemi della città di Torino, presentando le nostre idee e le nostre soluzioni al candidato sindaco Piero Fassino e al candidato al consiglio comunale Michele Curto.

Tra le h 18,00 e le h 21,00 interverranno:

Don Luigi Ciotti, Presidente e fondatore del Gruppo Abele e di Libera

Piero Fassino, Candidato sindaco di Torino per il centro sinistra

Michele Emiliano, Sindaco di Bari e Coordinatore Sindaci città metropolitane per L’ANCI

Michele Curto, candidato indipendente per il consiglio comunale con Sinistra Ecologia e Libertà

Moderatore della serata Furio Colombo.

la regione Piemonte non è aperta a tutte le famiglie

Si inaugura oggi la 26° edizione del Torino GLBT film Festival – Da Sodoma a Hollywood. Il festival fu fondato nel 1986 con il supporto della Regione Piemonte ed è il primo festival cinematografico gay in Europa e il terzo nel mondo. Un fiore all’occhiello della Torino che sa essere luogo di cultura e di apertura, insomma.
Non tutti la pensano così. Il Governatore del Piemonte Roberto Cota si è infatti premurato già all’indomani della sua vittoria alle regionali di rassicurare il suo elettorato: avrebbe tagliato i fondi al Festival (nonchè il patrocinio al Gay Pride cittadino). Le promesse sono state mantenute, e 26 anni dopo il primo festival la Regione ha ritirato il suo patrocinio e ha ridotto sensibilmente i finanziamenti per la manifestazione, che si trova così ad essere ridimensionata in modo notevole.
E questo negli stessi giorni in cui in Italia si consuma la incredibile polemica del sottosegretario alla Famiglia Carlo Giovanardi, che è arrivato a definire “incostituzionale” (sic!) il manifesto pubblicitario dell’IKEA che ritrae due giovani uomini per mano con l’inaudito slogan “siamo aperti a tutte le famiglie”.
Costruendo e aspettando quell’Italia migliore, aperta davvero – politicamente e culturalmente – a tutte le famiglie, buon festival a tutti!

IL PROGRAMMA DEL FESTIVAL

GAY – PERCHE’ L’AMORE OMOSESSUALE IN ITALIA è ANCORA UNO SCANDALO

Diario di guerra e dintorni 12

Ieri, presi dalla frenesia del conflitto, ci siamo autobombardati.
Guidava il caccia l’intrepido Silvio, l’obiettivo era il perfido Sarko, purtroppo ci sono stati gravi danni collaterali. Le bombe sono piovute sulle nostre linee. Acciaccato Bossi, disperso Maroni, affondato Tremonti. Finita la guerra. La Francia ha molti più immigrati di noi e se s’inquieta per gli sconfinamenti un po’ ha ragione. Scriviamo una bella lettera per rivedere Schengen (tempo previsto almeno 5 anni). Uniamoci in guerra. Noi non siamo contro il libero mercato, per cui Lactalis, che, guarda caso, proprio ieri ha presentato la sua OPA per Parmalat, risulta ben accetta.
Restava una questione che riguardava il nucleare, nel quale francesi e americani sono assai interessati. Potevamo perdere l’occasione? Non l’abbiamo persa. Tranquillo Sarko, stiamo solo prendendo tempo per gabbare quei babbioni di italiani che si sono spaventati di Fukuscima. Poi, passata la paura, edificheremo anche noi delle belle centrali.
Ciliegina sulla torta: noi spareremo bombe di precisionissima, quelle che fanno i baffi alle mosche, non bombe a casaccio come stanno facendo gli altri.
Repubblica, con eccessivo fair play, titola di un presidente Zelig, a me pare più un incipiente Alzheimer, ma non sono medico, potrei sbagliare.
La manfrina leghista sulla guerra è del tutto ipocrita, in guerra ci siamo già, è ladro tanto chi ruba che colui che tiene il sacco della refurtiva e noi di sacchi ne abbiamo a iosa.
Finirà come tutti i penultimatum di Bossi, in una nuvola di fumo del suo sigaro Garibaldi.
Intanto a Misurata si continua a morire, Gheddafi è sempre più ingombrante, i russi straparlano ed i volenterosi si riuniranno a Roma il 5 maggio (ei fu…).
Un’idea degna di questo nome per uscirne?
In Siria procede l’escalation del regime contro i manifestanti,disarmati, ieri si sono visti anche carri armati e cannoni.
Dera’a, segnatevi questo nome, rischia di essere un’altra Misurata. I cittadini chiedono aiuto al mondo contro un regime che li isola, li sequestra, li ammazza.
Il mondo tace, perchè ha paura, ha paura di cosa significherebbe per tutta l’area la destabilizzazione della Siria. Assad lo sa e se ne approfitta o non sa come reggere all’urto delle forze armate e delle polizie segrete contrarie a qualsiasi apertura.
Obama minaccia sanzioni.
Saranno in grado di fermare le pallottole?
By Renato Forte

Giovani e lavoro: la discontinuità occupazionale

Come le lampadine sui loculi. Sono migliaia ed alternano la loro precaria illuminazione, a seconda del tempo, dei tempi e delle opportunità. Così sono i lavoratori oggi, anche quelli indipendenti, condannati ormai anch’essi dalla flessibilità di domanda e offerta, che si traducono sul campo in solo concetto: crisi. Ma queste sole 5 lettere non sarebbero sufficienti a definire con nettezza i limiti di questo buco nero. Infatti sono mancati infatti gli interventi normativi per rendere davvero più aperto ed efficiente il mercato delle professioni. C’è un fantasma che si aggira per la penisola: è la discontinuità occupazionale.

(accedi al link per leggere l’articolo di Federico Pace da Repubblica.it)

l'87% dell'energia italiana è contro i diritti umani

Da piemonteinformato.it, un articolo di Paolo Morelli sulla serata “La storia di Chernobyl 25 anni dopo”.

Nell’ambito della bagarre sul nucleare, che il Governo sta dichiaratamente tentando di sedare sospendendo il programma energetico che prevede il ritorno all’atomo per far saltare il referendum, è passato in secondo piano un anniversario: quello di Chernobyl. Ieri cadevano i 25 anni dal disastro ucraino ora superato, in gravità, dall’incidente di Fukushima. Ci hanno pensato Michele Curto e Gennaro Migliore, insieme a Vanda Bonardo, responsabile ambiente di Sinistra Ecologia e Libertà, a ricordarlo ieri sera, con un incontro presso il circolo Artintown di via Berthollet a Torino. Sono intervenuti anche Monica Frassoni, co-presidente del partito dei Verdi Europei, Massimo Bonfatti, presidente di Mondoincammino, e Fabio Dovana di Legambiente.

«Quando ho iniziato a far politica – spiegava Gennaro Migliore, della segreteria nazionale di SEL – pensavo al nucleare, per questo mi iscrissi a Fisica dove però trovai moltissimi antinuclearisti. Imparai che anche la teoria più difficile può essere spiegata a chi non la conosce, altrimenti è inutile. Per lungo tempo il nucleare è stato una scatola nera. Viene chiesto alla gente di fidarsi, ma possiamo fidarci della Tepco (società che gestisce il nucleare giapponese, ndr) che ha detto bugie sulla reale entità dell’incidente di Fukushima?». L’accento viene posto sulla tendenza mediatica a sminuire un evento catastrofico di cui ancora si ignorano i reali effetti. «Quello che importa al nostro Governo è fare affari. L’importante, per Berlusconi, è far partire i lavori».

Michele Curto, candidato indipendente SEL al consiglio comunale di Torino, ha aggiunto qualche dettaglio: «L’87% dell’energia italiana non rispetta i diritti umani. L’Eni estrae gas in Nigeria con la pratica del gas-flaming, che è vietato e produce il 15% di gas serra. Estrae in Kazakhstan, vende in parte a Kazan Gas, che a sua volta vende all’Ucraina che smista a otto società europee tra cui Fimigas, di cui è socio Vito Ciancimino». Giri un po’ troppo strani. Altra curiosità, il rappresentante Eni a Mosca è diventato cittadino russo. Sono dati che aggrediscono le orecchie e la coscienza, difficili da interpretare, ma che danno l’idea di quanto poco si sappia della politica energetica. Ha chiosato Curto: «Nel 2011 il consumo di energia nelle città ha raggiunto il 70% del totale, significa che in tutte le Torino del mondo possiamo applicare politiche energetiche diverse, pluralizzando le fonti di energia e, ad esempio, incentivando il trasporto pubblico. Il berlusconismo è schiavo del sistema energetico, è vero, ma la sinistra ha un rapporto perverso con le lobby dei costruttori, noi dobbiamo trasformare l’urbanistica in un sistema di vivibilità». E se si pensa alla variante 200 del Piano regolatore torinese, non si può che riconoscere un deficit di chiarezza nella politica urbanistica cittadina.

Il giovane candidato targato Vendola vola in Sardegna

E’ Massimo Zedda, 35 anni, consigliere regionale di Sel di Nichi Vendola, che ha stracciato alle primarie (46 a 34) il mostro sacro diesse Antonello Cabras.

Di sicuro Zedda rappresenta l’incarnazione delle istanze di rinnovamento auspicate dalla base elettorale di Sinistra che ad ogni latitudine sembra riproporre uno schema antico eppur funzionale. Anche in Sardegna infatti, la bagarre delle primarie si è consumata con la solita perizia nello sferrare coltellate alle scapole, salvo poi nascondere l’imbarazzo dello scontro fratricida e controproducente dietro slogan futuristici dal chiaro sapore veterocomunista. Insomma anche sull’Isola c’è fermento e l’esito è tutt’altro che scontato. In una Regione di rara bellezza e di altrettanto rara autonomia, la posta in gioco è davvero alta.

maggiori approfondimenti su: http://www.repubblica.it/politica/2011/04/27/news/tra_palazzinari_e_disoccupati_l_outsider_targato_vendola_spaventa_la_destra_di_cagliari-15425358/