Diario di guerra e dintorni – capitolo 1

Chi scrive non può essere arruolato tra i pacifisti fondamentalisti,ritiene che un popolo sottomesso abbia il sacrosanto diritto di ribellarsi, facendo anche uso della forza se necessario.
Eticamente condivido le parole che il presidente Napolitano ha usato a Torino: non possiamo non aiutare chi sta combattendo per il proprio risorgimento.
La traduzione in pratica mi lascia molto più perplesso. Vedo con angoscia le solite immagini di aerei che decollano,missili che partono,colonne di fumo nero che s’impennano. Ascolto le solite dichiarazioni che non dichiarano nulla ed i commenti fatti di vuoto e mi viene da pensare : ecco,ci siamo ricascati
Pare che il segretario di stato americano Colin Powell, quando il Presidente Bush Jr gli annunciò che aveva deciso di entrare in guerra contro l’ Iraq, avesse avvertito che “se si entra con gli scarponi in un negozio di porcellane poi i cocci sono nostri”.
In effetti, quando si entra in guerra, bisognerebbe almeno sapere se e come la si vince e poi cosa fare per il “dopo”.
La domanda è : lo sappiamo? La risposta : non mi pare.
Quando possiamo considerare vinta questa guerra sulla scorta della risoluzione 1973 ? Quando tutti i civili libici saranno protetti? E Gheddafi cosa farà dopo ? Resterà al suo posto ? E noi lo lasceremo lì ? E chi proteggerà i civili, dopo, con Gheddafi al suo posto?
E ancora, chi combatte questa guerra figlia della risoluzione ? Chi la dirige ? Chi deciderà che la missione è compiuta ? Quale rapporto si instaurerà non solo con gli insorti,ma con l’intero popolo libico,con le tribù dei vari territori ? Si dovrà addivenire ad una spartizione, ad un protettorato,ad una occupazione manu militari?
Potrei continuare con le domande per pagine ancora, ma è chiaro che nessuno,in questo momento ha le risposte da offrire e questo perchè manca la politica,quella vera,con la P maiuscola ed è ancora una volta sostituita dall’improvvisazione mascherata dallo sfoggio muscolare.
Non dico nulla di nuovo se affermo che l’essere oggi in guerra segna la sconfitta della politica.
Una politica miope, perennemente affaticata a seguire più gli interessi economici di ogni singolo paese che un ordinato e giusto sviluppo del mondo. E questo inquina anche le migliori intenzioni (quando vi siano,naturalmente). Perchè sono troppi i motivi di dubbio sulle reali intenzioni di chi si pone a capo di queste guerre. Perchè giustamente ci si chiede “solo contro Gheddafi? Ed in Bahrein allora? Gheddafi è un orrendo dittatore,certamente,ma la famiglia regnante Saudita cos’è un consesso di liberali con a cuore il benessere e la libertà del proprio popolo?
Volenterosi in guerra, poco volonterosi tutto il resto del tempo.
Sporadicamente uniti in battaglia aperta, costantemente divisi nel chiuso delle stanze dei consessi internazionali.
Quando cominceremo a chiedere conto di questo ai nostri governi, all’Europa, alle istituzioni sovra nazionali ?
by Renato Forte

2 commenti

I commenti sono chiusi.