Diario di guerra e dintorni – capitolo 3

Finalmente una decisione chiara: la NATO ha il comando operativo della missione, quello politico non si sa. Tu tieni il dito sul grilletto, ma a puntare il fucile sono io. Se qualcuno sa spiegare, per favore, mi scriva e poi scriva anche all’ Europa, se trova l’indirizzo. L’ Italia vota 8 mozioni diverse, ma convergenti, tra Camera e Senato. Grande prova di unità in un momento tanto grave. Già, l’Italia; dalle dichiarazioni dei nostri governanti è difficile capire da che parte stiamo veramente, cosa stiamo facendo, cosa vogliamo fare. Berlusconi si dice addolorato per Gheddafi ma se è addolorato, perchè i nostri bombardieri stanno volando? Forse perchè il petrolio ed il gas libico lo addolorerebbero di più se venissero a mancare? O rimpiange i profughi messi nelle mani del colonnello senza voler sapere cosa ne avrebbe fatto?
Frattini, un atleta del pensiero, afferma che non siamo in guerra ed infatti i nostri caccia sprecano carburante in inutili sorvoli a rimirare i risultati dei bombardamenti che addolorano il premier. Forse anche i caccia sorvolano addolorati, mentre i piloti piangono.
Del resto, come ricorda Barbara Spinelli su Repubblica, il 17 gennaio in un’intervista sul Corriere Gheddafi fu definito un modello di democrazia per il mondo arabo. Perchè a questo nessuno ha chiesto le dimissioni com’è avvenuto in Francia per la ministra degli esteri Alliot-Marie, che fu ospite del Governo Tunisino di Ben Alì durante le vacanze di Natale?
E infine ci si interroga sulla natura delle rivoluzioni del gelsomino e rispuntano paure, perchè le cose, anche in Egitto, anche in Tunisia non vanno come noi vorremmo che andassero: un bel percorso lineare verso la democrazia, gestito da persone di nostra fiducia.
Li abbiamo visti costretti dai loro tiranni a zoppicare per 40 anni e adesso pretendiamo che vincano i 100 metri alle olimpiadi. La democrazia come un fast food, uno entra e si serve.
Ho paura che le delusioni, per chi la pensa così, saranno molte.
E non posso non ricordare che, dopo un lungo e fortunato periodo di silenzio, a Gerusalemme e tornata a scoppiare una bomba, forse per ricordarci che i problemi vanno affrontati, non nascosti sotto il tappeto come la polvere.

by Renato Forte