Diario di guerra e dintorni – capitolo 4

Dunque è NATO. Il parto è stato difficile e laborioso, hanno dovuto usare il forcipe, ma è NATO.
Il nascituro è un po’ bolso e ritardato, perchè la NATO è una specie di ATAC dove decine di Alemanni cercano di infilarci parenti, amici, conoscenti e sodali politici. Non lo dico io che fui a suo tempo congedato caporalmaggiore, ma Fabio Mini che prima di fare il commentatore per Repubblica era generale, dunque sa di cosa si parla.
Cameron e Sarkozy hanno smesso di passeggiare sul bagnasciuga mostrando i muscoli (che non hanno) ed hanno detto di essere in possesso di una road map congiunta.
Frattini ha detto che ce l’aveva anche lui, messa a punto con i tedeschi. I tedeschi hanno taciuto.
Forse bisognerebbe spiegare a Frattini che per fare documenti congiunti bisogna essere in due.

Obama ha chiamato in videoconferenza i due forzuti e la signora Merkel, rinata e radioattiva (non fraintendete, intendo dire tornata attiva dopo aver appreso alla radio i risultati delle elezioni).
Avevano anche chiamato Berlusconi, ma era occupato con Longo, Ghedini e Paniz ed ha detto di girare la chiamata a Frattini. Frattini era però in garage a lavare la macchina e là sotto il cellulare non prende. Ecco come sono andate veramente le cose, non che ci hanno snobbato come dicono i comunisti.
Il giorno dopo a Londra grande rimpatriata e unità d’intenti. Per la Clinton si possono armare i ribelli, per Rasmussen, segretario NATO, non si possono armare i ribelli, per il delegato del Quatar occorre trovare una soluzione per l’esilio di Gheddafi, per il capo del governo provvisorio libico non si può pensare in nessun modo ad un salvacondotto per il colonnello.
Vi domanderete in che mani siamo,in queste e allegria.
Ma qui l’allegria finisce, perchè è ormai chiaro che i ribelli, male armati, male organizzati, ricchi solo di buona volontà non ce la faranno mai contro un esercito che per quanto strapenato resta pur sempre un esercito. Lo devono affrontare non in qualche sorta di guerriglia mordi e fuggi, ma conquistando e mantenendo paesi e città in scontri aperti. Troppo anche con l’aiuto dei bombardamenti alleati. Allora che fare?
In aggiunta cominciano a levarsi proteste perchè i bombardamenti colpiscono i civili. E non stentiamo a crederlo, sappiamo per esperienza ormai consolidata quanto siano stupide le bombe intelligenti.
Si vive un’atmosfera sospesa aspettando che aumentino esponenzialmente le diserzioni e che qualche anima pia ci risolva il problema eliminando il dittatore. Come strategia è un po’ scarsa, dobbiamo ammetterlo.
Il terzo motivo per cui l’allegria finisce è il triste, sconfortante spettacolo che stiamo dando a Lampedusa. Mi piacerebbe pensare che sia figlio dell’improvvisazione di questi miracolati che compongono il nostro governo, ma temo che non sia così.
La cosa non giunge improvvisa, è stata accuratamente preparata da dichiarazioni irresponsabili e campagne demenziali martellanti.
Nessuno sano di mente può pensare che un paese del G8 venga messo in ginocchio da una decina di migliaia di profughi,oltretutto abbondantemente annunciati. Che non si potessero prevedere e preparare luoghi d’accoglienza a cui fare affluire questa povera gente subito sottratta alla situazione umiliante venutasi a generare a Lampedusa.

C’è del metodo in questa follia,in questo volere a tutti i costi creare il caso,eccitare gli animi in una sequenza di parole strabordanti e di fatti inesistenti. Forse la speranza che gli immigrati oscurino i processi del premier o vengano buoni alla retorica elettorale?

In un paese che ricrea ambienti di guerra anche in Parlamento è tutto possibile.

Purtroppo.

by Renato Forte