Diario di guerra e dintorni – capitolo 5

La guerra in Libia segue pedissequamente il copione di tutte le guerre. Si combatte, si muore, si avanza, si indietreggia, ci sono vittime civili, c’è il fuoco amico ( amico? ). Compaiono tragicamente padri, madri, mogli con in mano la fotografia del defunto che guardano smarriti la telecamera impietosamente sparata sui loro volti addolorati.
Dietro questo palcoscenico la solita farsa: trattative più o meno segrete, disertori, confusione, proclami.
La realtà si conferma in tutta la sua evidenza: militarmente nessuno in questo momento è in grado di vincere, politicamente la situazione è in stallo.
Una soluzione potrebbe venire dalle tribù più importanti (tra le oltre 140 presenti) segnatamente i Warfalla ed i Maghara se e quando decideranno da che parte stare, ma non ci conterei molto.
Oppure potrebbe prendere corpo l’idea, da tutti avversata a parole, di una divisione tra Cirenaica e Tripolitania, sia pure momentanea in attesa di una futura (quanto?) riunificazione in un Governo di pacificazione. Ma il rischio somalizzazione sarebbe veramente grosso.
In sintesi si combatte e si tratta, ma senza grandi speranze.
I volenterosi cominciano a fare conti sui costi della guerra che vanno a gravare bilanci scassati dalla crisi economica e non è un buon segno per i ribelli. L’ipotesi di armarli e lasciarli al loro destino comincia ad avere corso nei colloqui delle cancellerie. Poi vedremo come sistemare la questione Gheddafi, se nessuno provvederà prima.
Per quanto concerne la situazione profughi (o clandestini, o immigrati o quello che volete voi) continua il fescennino del governo tra tendopoli bucate,rivolte di piazza,sdegnosi rifiuti e quantaltro.
Mentre scrivo Berlusconi e Maroni sono a Tunisi a trattare non si capisce cosa. Il governo tunisino dovrebbe cacciarli a calci in culo,dopo aver loro mostrato come un popolo povero, ma dignitoso ha saputo accogliere decine di migliaia di profughi fuggiti dalla Libia in fiamme.Tutti ricordiamo le immagini dei volontari alla frontiera con acqua e cibo, ma soprattutto con volontà e sorrisi.
Ecco un esempio da prendere, senza andare troppo lontano. E non vale solo per noi, ma anche, per esempio, per i francesi che mostrano inutili muscoli alla frontiera e per l’ Europa che balbetta.
Concludo con una notizia super. La Minetti ha dichiarato che vorrebbe continuare a fare politica – continuare? – e fa un pensierino al Ministero degli esteri. Non ridete, potreste piangere di gusto.
Credo sia una vittima della cultura. Qualcuno deve averle detto la famosa frase marinettiana “guerra, sola igiene del mondo”. E lei avrà pensato: chi meglio di un’igienista, sia pure dentale.

by Renato Forte