Diario di guerra e dintorni – capitolo 7

Oggi parlo di soldi. Avevano pagato 400 dollari i poveri cristi che sono affogati nel canale di Sicilia sul solito barcone sfasciato e strapieno.Il barcone è affondato, i morti sono 250 o più, il numero esatto non si saprà mai.Scappavano dalla guerra, da Gheddafi che voleva arruolarli, dalla miseria dei loro paesi, da altre guerre, da altre dittature, dalla stessa fame.Sono stati inghiottiti dal mare Mediterraneo che, come dice il poeta, per lacrime, sangue e sperma è il più salato di tutti i mari. Sono andati “fora dai ball” da soli, anzi hanno pure pagato: 4oo dollari americani. Tenete a mente, 4oo dollari americani, il controvalore di 285 euro.

Lacrime di coccodrillo su quei morti, subito asciugate dalla parola magica: fatalità. Da tempo chi ha a cuore la vita delle persone e non solo i propri interessi chiede l’apertura di corridoi umanitari. Avrebbero evitato la fatalità. Avrebbero risparmiato 400 dollari. Sarebbero ancora vivi. Si è dimesso da presidente delle Generali Cesare Geronzi. Anzi, per la precisione l’hanno cacciato. Creava danno alla sua impresa con dichiarazioni non concordate e fuori luogo. Voleva addirittura impegnarla nella costruzione del ponte sullo stretto. La prima vittima di quel progetto balordo, di quella ennesima barzelletta del premier. Per andarsene ha preso, dicono i giornali, quindici milioni di euro. Lo scrivo per esteso 15.000.000. Era presidente da un anno. Lo hanno liquidato con il corrispettivo di 52.631 passaggi di profughi che vanno, molto e troppo spesso, a morire. E se arrivano sono accolti come bestie, come a Lampedusa. Corro il serio rischio di essere accusato di facile moralismo, lo so, ma non m’importa. Non so a voi, ma a me fa un po’ schifo.

by Renato Forte