Diario di guerra e dintorni 9

Vado fuori tema (ma solo apparentemente).
Ieri sera, più o meno all’ora di cena, una gentile signora di mezza età, vestita di nero, con poche, ma ferme e chiare parole, ha riscritto la classifica delle priorità valida per il mondo del lavoro.
Tra lo stupore di tutti ha messo in testa l’umanità, il diritto inalienabile della vita e della dignità.
Per una volta il profitto è stato retrocesso. Sono andato a dormire contento.
Sarebbe andato a dormire contento, ne sono sicuro, anche Vittorio Arrigoni, ma la follia che continua a pervadere quello sciagurato pezzo di terra non lo ha permesso.
Vittorio è stato ammazzato, brutalmente, alla periferia di Gaza pare da un commando salafita che lo accusava di corrompere i costumi di quegli sfortunati abitanti.
Vittorio era uno dei tanti volontari pacifisti che con l’interposizione dei loro corpi inermi tentano di difendere i diritti elementari dei palestinesi come coltivare un campo o pescare in mare aperto.
Non conoscevo Vittorio, ma ho conosciuto molti come lui, giovani, molto spesso ragazze, che dedicano un pezzo della loro vita a questa missione. Meritano il nostro rispetto a prescindere dalle idee politiche di ciascuno. Meritano la gratitudine dei palestinesi. Comprendo l’irritazione degli israeliani, ma li invito a farsene una ragione. La situazione di Gaza è terribile ed io la conosco bene perchè, sia pure per brevi periodi ci ho vissuto. Potrei scrivere molte cose, ma preferisco lasciar parlare Stephane Hessel, partigiano francese, nato a Berlino nel 1917 da padre ebreo, autore a 93 anni del pamphlet “Indignatevi”, rivolto in specie ai giovani: ”in un orizzonte di esasperazione, la violenza va intesa come un esito infelice di situazioni che sono inaccettabili per chi le subisce”.
Non vi è giustificazionismo in queste parole, solo lucida analisi della realtà.
Esasperazione è il contrario di speranza. Speranza era, ne sono sicuro,l a molla che ha portato Vittorio a lavorare, con i più umili, nell’inferno di Gaza. Che gli sia lieve la terra, povero figlio.
Ci arrivano le prime immagini da Misurata e sono immagini del solito orrore.
Il criminale martella la città con missili e bombe a grappolo. La popolazione è stremata e guarda con speranza al cielo ed agli aerei dei volonterosi.
I tre più volenterosi si sono riuniti, ma hanno prodotto solo proclami ed i proclami non salvano Misurata, Sarajevo del nuovo millennio.
La NATO chiede aerei, ma ottiene solo distinguo.
Il ministro degli esteri Russo, Lavrov, dice che siamo oltre i limiti dell’ONU e che bisogna operare un cessate il fuoco per trattare. Che cosa e soprattutto con chi non lo dice.
L’Italia si schernisce dicendo che trattasi di una sua ex colonia e se in un bombardamento ci fossero vittime civili il peso sarebbe troppo gravoso politicamente.
Come dire: noi abbiamo già ammazzato nonni e padri, non vorremmo ammazzare anche i figli.
Che delicatezza!

By Renato Forte