Il gioco della Costituzione

Oggi è un giorno che verrà ricordato per sempre, pensarono tutti quelli che, ascoltato alla radio: “Aldo dice: 26 x 1”, risposero all’appello.

A distanza di tutto questo tempo il mito della resistenza che consegna l’Italia nelle mani di una nuova era, democratica e giusta, resiste. Come una coppa, solitaria vicino ad altre coppette, in un palmarés impolverato, fiero ed imbarazzato allo stesso tempo.

Certo il vigore che quei giorni diedero allo spirito italico è stato conservato per le occasioni più opportune, in uno scenario che è mutato radicalmente, in un mondo che prevederebbe severe punizioni o applicherebbe etichette bizzarre ai contendenti qualora quel conflitto si ritrovasse, per incanto, a consumarsi oggi. Perché caratteristica precipua di oggi è un mandato molto preciso: non ricordate. La memoria ve la forniamo noi, bella e pronta in pochi minuti, di passaggio, tra una soap opera brasiliana ed un annuncio in Tv. Senza dubbi, senza esitazioni, la verità in tasca, strombazzata, revisionata. Senza vergogna. Perché noi, al di qua di questa fortezza di vetro, non abbiamo più bisogno di lottare. Ci basta comprare. Anche i ricordi; perché la verità è bella e ci piace solo quando ormai non ce ne facciamo nulla. Rossi o neri era tutto un gioco, racconteranno i nostri nipoti ai loro. Si giocava ad ammazzarci per il pane, per lucro e alcuni addirittura per gli ideali. Poi ne usci una Costituzione, le regole per un nuovo gioco; un gioco che non è stato poi così divertente, ma dove abbiamo dimostrato di essere bravi in almeno due cose: sprecare talento e inventare continuamente nuove regole, finché, spreco dopo spreco, morto dopo morto in uno stillicidio di energie e lucidità,  abbiamo raggiunto la perfezione. Unica regola del gioco: le regole non valgono.