SenzaMoneta inaugura il progetto "Corso Vercelli in Mostra"

Da L’Eco dalle città:  http://www.ecodallecitta.it/eventi.php?id=857

In circoscrizione VI è stato finanziato il progetto “Più spazio più tempo”per sperimentare azioni e politiche integrate per uno spazio pubblico migliore e più vivibile, per un’ innovativa gestione dei tempi e degli orari.Lo spazio e il tempo sono infatti due beni sempre più preziosi, e determinano gran partedella qualità della vita delle persone.

Si inizia domani, Domenica 10 aprile, con l’evento “Corso Vercelli in Mostra”, una festa che coinvolgerà diverse associazioni e realtà culturali, oltre che i protagonisti del territorio: commercianti e cittadini.Sotto la tettoria del mercato di Piazza Crispi si terrà invece “Barriera SenzaMoneta”, un mercato dove scambiarsi oggetti, conoscenze e capacità.Un’opportunità per sperimentare il riutilizzo ed evitare lo spreco, senza spendere un centesimo.

L'Italia ha la maglia nera negli aiuti

Da la Repubblica http://www.repubblica.it/solidarieta/cooperazione/2011/04/08/news/ocse_nella_lotta_alla_povert_l_italia_ha_la_maglia_nera_negli_aiuti-14681641/?ref=HREC1-11

In questi giorni di grande attenzione sulla questione immigrazione e sulle vicende libiche appare una notizia che non farà sobbalzare nessuno sulla sedia. L’Italia è il paese che in Europa investe di meno nella cooperazione internazione per l’aiuto ai paesi in via di sviluppo.
Questa notizia passerà quasi completamente sotto silenzio, ne parleranno alcuni giornali, non ne parleranno le televisioni eccetto forse qualche rara eccezzione, non ne parlerà la gente.
Eppure di fronte a questi dati, per altro per nulla sorprendenti per chi si occupa di questi temi, si dovrebbe squarciare un velo di Maya invece questa nostra Italia rimane una nostra curiosa rappresentazione.
Perchè si parla costantemente del rischio immigrazione, di ondate migratorie, di pericolo islamico, di conflitto culturale. Assistiamo quotidianamente a balletti grottescamente razzisti spesso imbellettati come ad uno spettacolo di burlesque, mascherati da bisogno di sicurezza, necessità del quito vivere.
Sicuramente non voglio arrogarmi il diritto di fornire soluzioni globali al problema dell’immigrazione ma di una cosa sono certo, se non si lavora per riequilibrare le richhezze e le opportunità su questo pianeta di sicuro non si troverà mai una soluzione ai problemi dei migranti, problemi per chi è costretto a migrare e problemi per chi deve volente o nolente fare i conti con l’accoglienza.

Roberto Forte

Thyssen: la più grande tragedia sul lavoro in Italia

Si avvicina la sentenza sulla Thyssen, abbiamo costantemente seguito e supportato le famiglie delle vittime durante il processo e durante questi lunghi anni di attesa. Chiediamo giustizia perchè non esiste lavoro senza sicurezza, il primo diritto di ogni uomo e ogni donna è quello di poter tornare a casa la sera!

Da La Repubblica http://torino.repubblica.it/cronaca/2011/04/08/news/alla_thyssen_la_pi_grande_tragedia_sul_lavoro_in_italia-14662300/

La difesa sminuisce questo evento, ma ci troviamo di fronte alla più grande tragedia sul lavoro che si sia mai verificata in Italia in periodo recente. Per trovarne una più grave dobbiamo andare indietro fino al 1987, con la morte dei 13 lavoratori della Mecnavi sulla nave Montanari nel porto di Ravenna”. Lo hanno detto nella loro replica, nell’aula della Corte d’Assise, i pubblici ministeri Laura Longo e Francesca Traverso alla ripresa del processo sull’incendio della Thyssenkrupp in cui sette operai persero la vita il 6 dicembre 2007.
”Si è trattato – hanno continuato i pm – di un infortunio gravissimo per il contesto in cui è maturato. Sono state morti annunciate: in quello stabilimento rischiavano la vita ogni giorno e ogni notte. E se non fosse capitato a loro sarebbe capitato ad altri. Se gli impianti di rilevazione e spegnimento fossero stati installati sulla linea 5 – ha aggiunto l’accusa – avrebbero sicuramente evitato la morte dei sette operai”. E, sull’amministratore delegato Harald Espenhahn, accusato di omicidio volontario con dolo eventuale, i pm hanno sottolineato che “conosceva bene le norme tecniche e sapeva cosa bisognava fare sulla linea, tuttavia non ha fatto nulla e ha continuato a non fare nulla. Questo è il dolo”.
Dopo di loro ha preso la parola il procuratore Raffaele Guariniello che, per evitare una lunga disquisizione orale, ha depositato una memoria scritta di 223 pagine e ha poi affrontato i dieci punti più rilevanti del processo. “Qualcuno – ha detto, ricordando le richieste di condanna (16 anni e mezzo per Espenhahn, da 9 a 13 anni e mezzo per gli altri cinque imputati) – ha parlato di richieste di pena troppo alte o troppo basse. Ma in realtà ci siamo fatti guidare esclusivamente da scienza e coscienza. Le nostre richieste non sono ispirate da spirito di vendetta, come hanno detto alcuni legali, ma sono proporzionate ai reati. Per esempio, per la tragedia del Mulino Cordero di Fossano il titolare fu condannato a otto anni con giudizio abbreviato, il che significa che con rito ordinario la condanna sarebbe stata a 12 anni. E in quel caso furono contestati solo l’omicidio colposo e l’omissione di cautele antinfortunistiche”. 
Riguardo ai profili di colpa ipotizzati dalla difesa a carico dei lavoratori, ha aggiunto: “Quasi non c’è processo per infortuni in cui il datore di lavoro non abbia tentato di addossare la colpa ai lavoratori. Credo che sia successo anche qui”. Circa l’accusa di omicidio volontario con dolo eventuale mossa nei confronti dell’amministratore delegato, il pm ha infine richiamato le 43 sentenze di Cassazione “che fondano la responsabilità di Espenhahn”.

Noi per Torino: perché un'Italia migliore esiste

Oggi verranno distribuite 50.000 copie di «Domani», un quotidiano che ancora non esiste, con delle notizie che ancora non esistono. Ma che esisteranno, se crediamo che un’Italia migliore ci sia. E che Torino, ancora una volta, ne possa essere un’avanguardia.

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«Domani» è il mondo che vogliamo costruire. Ma il nostro tempo è adesso.

Crediamo sia giunto il momento per le persone che da sempre operano sul territorio, nel sociale, nell’impegno civile e più in generale tutte le persone che si riconoscono nei valori della sinistra di intraprendere un nuovo percorso comune. Queste sono state le motivazioni che mi hanno spinto a candidarmi alle primarie del centrosinistra a Torino, come sindaco, e che insieme a me hanno mobilitato un gruppo sempre più ampio di persone convinte, come me, che solo mettendosi in gioco si possa generare il cambiamento.

Oggi questo percorso si riconosce e arricchisce il progetto politico di Nichi Vendola e di Sinistra Ecologia e Libertà, perché – come loro – anche noi sentiamo fortemente l’esigenza di ricostruire una sinistra unita, una sinistra che rappresenti una vera alternativa di governo e, soprattutto, un’Italia migliore.

Per questi motivi, dopo le primarie continuiamo e oggi mi candido in consiglio comunale come indipendente nella lista di Sinistra e Libertà, così come diverse persone di Noi per Torino si candidano nelle circoscrizioni.

Ci candidiamo per riportare nell’agenda politica torinese i temi che ci contraddistinguono: i diritti, il lavoro, l’ambiente. I problemi di una generazione, la nostra, che ha diritto ad avere un futuro in questo paese. Vogliamo affrontare queste sfide ricucendo il tessuto sociale, mettendo insieme ed incrociando i bisogni delle persone, costruendo spazi di confronto e di protagonismo, innovando e valorizzando la sinistra.

Alle elezioni comunali del 15 e 16 Maggio, puoi andare a votare ancora una volta quello che credi sia il meno peggio oppure puoi fare accadere quello che tutti pensano sia necessario, che tutti vorrebbero ma che nessuno si aspetta davvero. Puoi costruire l’alternativa e riscoprire il gusto di andare a votare un’idea. Perché se non ora, quando?

Michele Curto

La conferenza stampa di lancio della candidatura si terrà martedì 12 aprile presso La Fabbrica delle E alle h 19,00 – Gruppo Abele in Corso Trapani 91/b a Torino. Vi aspettiamo!

www.facebook.com/michicurto

scarica il pdf Domani

il nostro tempo è adesso

Michele è tra i primi firmatari dell’appello “Il nostro tempo è adesso”, che dà voce alle preoccupazioni di una generazione che vuole restare in Italia e vuole avere il diritto di immaginarsi e costruirsi un futuro in questo paese.

Ecco il videomessaggio di Nichi:
(cliccare per vedere il video a tutto schermo)


Sabato 9 aprile sarà per i giovani di molte città d’Italia un importante momento di mobilitazione: l’appuntamento a Torino è in piazza Vittorio alle ore 15.

IL NOSTRO TEMPO è ADESSO – L’ APPELLO

Non c’è più tempo per l’attesa. E’ il tempo per la nostra generazione di prendere spazi e alzare la voce. Per dire che questo paese non ci somiglia, ma non abbiamo alcuna intenzione di abbandonarlo. Soprattutto nelle mani di chi lo umilia quotidianamente.

Siamo la grande risorsa di questo paese. Eppure questo paese ci tiene ai margini. Senza di noi decine di migliaia di imprese ed enti pubblici, università e studi professionali non saprebbero più a chi chiedere braccia e cervello e su chi scaricare i costi della crisi. Così il nostro paese ci spreme e ci spreca allo stesso tempo.

Siamo una generazione precaria: senza lavoro, sottopagati o costretti al lavoro invisibile e gratuito, condannati a una lunghissima dipendenza dai genitori. La precarietà per noi si fa vita, assenza quotidiana di diritti: dal diritto allo studio al diritto alla casa, dal reddito alla salute, alla possibilità di realizzare la propria felicità affettiva. Soprattutto per le giovani donne, su cui pesa il ricatto di una contrapposizione tra lavoro e vita.

Non siamo più disposti a vivere in un paese così profondamente ingiusto. Lo spettacolo delle nostre vite inutilmente faticose, delle aspettative tradite, delle fughe all’estero per cercare opportunità e garanzie che in Italia non esistono, non è più tollerabile. Come non sono più tollerabili i privilegi e le disuguaglianze che rendono impossibile la liberazione delle tante potenzialità represse.

Non è più tempo solo di resistere, ma di passare all’azione, un’azione comune, perché ormai si è infranta l’illusione della salvezza individuale. Per raccontare chi siamo e non essere raccontati, per vivere e non sopravvivere, per stare insieme e non da soli.

Vogliamo tutto un altro paese. Non più schiavo di rendite, raccomandazioni e clientele. Pretendiamo un paese che permetta a tutti di studiare, di lavorare, di inventare. Che investa sulla ricerca, che valorizzi i nostri talenti e la nostra motivazione, che sostenga economicamente chi perde il lavoro, chi lo cerca e chi non lo trova, chi vuole scommettere su idee nuove e ambiziose, chi vuole formarsi in autonomia. Vogliamo un paese che entri davvero in Europa.

Siamo stanchi di questa vita insostenibile, ma scegliamo di restare. Questo grido è un appello a tutti a scendere in piazza: a chi ha lavori precari o sottopagati, a chi non riesce a pagare l’affitto, a chi è stanco di chiedere soldi ai genitori, a chi chiede un mutuo e non glielo danno, a chi il lavoro non lo trova e a chi passa da uno stage all’altro, alle studentesse e agli studenti che hanno scosso l’Italia, a chi studia e a chi non lo può fare, a tutti coloro che la precarietà non la vivono in prima persona e a quelli che la “pagano” ai loro figli. Lo chiediamo a tutti quelli che hanno intenzione di riprendersi questo tempo, di scommettere sul presente ancor prima che sul futuro, e che hanno intenzione di farlo adesso.

tutt* in piazza il 9 aprile.

aderisci anche tu!

torino e la sua storia

Carlo Greppi, dottorando di storia contemporanea e curatore della mostra “Fare gli Italiani”, a proposito del tema della memoria e dell’uso della storia per costruire un presente e un futuro migliori:
“Il modo in cui formuliamo o rappresentiamo il passato forma la nostra comprensione e il nostro- sguardo sul presente” [Edward W. Said]
Una città che non conosce la propria storia è una città ferma, incapace di muoversi con competenza e coraggio verso il proprio futuro. Essere cittadini di Torino deve significare anche sapersi muovere tra le righe del nostro passato, comprenderne la complessità. Capirlo.
La nostra città è un bacino inestinguibile di “luoghi della memoria” che vanno curati, visitati, compresi. Luoghi che non sono relitti immobili, ma mattoni pulsanti di umanità, luoghi che ci ricordano le vicende di uomini e donne che hanno calpestato le nostre strade, che hanno vissuto la nostra città prima di noi, che l’hanno amata, che talvolta l’hanno difesa. Pensiamo ai torinesi braccati durante l’occupazione nazista, pensiamo alle fucilazioni del Martinetto, pensiamo alle carceri “Nuove”. Ricordiamoci il carico di insegnamenti che la vicenda della deportazione verso i Lager nazisti porta con sé, ricordiamo le vite stroncate ad Auschwitz, a Mauthausen. È il cuore di una Storia che ha visto la nostra città protagonista, è un momento del quale oggi ricordiamo i grandi gesti di generosità e le avidità, il coraggio e la viltà. L’indifferenza. È un momento che cela limpidi significati necessari ad ogni città perché trovi sé stessa, perché dia forma alla propria identità collettiva in continuo mutamento.
Torino ha bisogno di percorsi di cittadinanza attiva, di percorsi di conoscenza che sappiano essere coinvolgenti ed evocativi, percorsi che siano lontani dagli sterili riti della memoria collettiva e che al contrario rendano i cittadini, in particolare i giovani, partecipi e attenti alla realtà che li circonda. L’amministrazione cittadina deve poter contare sul mondo dell’associazionismo, sul teatro, sulle più diverse forme di intrattenimento culturale, deve saper promuovere e indirizzare questi percorsi, sostenendo progetti che siano accessibili a tutti e che diventino il laboratorio di una nuova città, eterogenea, vitale, una città con lo sguardo consapevole sul proprio futuro. Una città i cui cittadini non siano sordi, ciechi e muti, ma i primi motori del cambiamento.
“Per fare del passato la forza che ci spinge, nel presente, a sognare un futuro migliore” [Carlo Mastri, ex Presidente del Colle del Lys]

la torino che verrà: urbanistica e ambiente

Ecco le idee di Flavia Bianchi, architetto e urbanista, per uno sviluppo a 360° gradi sostenibile della nostra città:

PREMESSA
Il nesso tra scelte urbanistiche (in una città come Torino) e ambiente può essere riconosciuto con riferimento alle condizioni ambientali che si manifestano all’interno della città, oppure considerando l’influenza che la città ha sui problemi ambientali che affliggono la nostra regione, il nostro paese, il pianeta.
Con riferimento al primo aspetto (le condizioni ambientali all’interno della città), ogni scelta urbanistica dovrebbe essere valutata in relazione alle conseguenze che essa determina sotto il profilo della congestione del traffico, dell’inquinamento dell’aria, del rumore, della presenza (e della qualità) di natura tra l’edificato, del paesaggio, ossia della percezione visiva del contesto prossimo e all’orizzonte, della presenza (e della qualità) di spazi liberi ed aperti per camminare, correre, giocare, della sua accessibilità e percorribilità con mezzi pubblici e mezzi diversi dall’automobile, in primo luogo le biciclette…
Con riferimento al secondo aspetto (l’apporto della città ai problemi ambientali del contesto prossimo e lontano), ogni scelta urbanistica dovrebbe essere valutata in relazione alle quantità e qualità del suolo su cui insiste, al traffico che induce, ai consumi e alle emissioni che esso determina, all’influenza sull’assetto idrogeologico, ai consumi e alle emissioni per produrre, riscaldare (e/o refrigerare) e gestire gli edifici, alla quantità e tipologia dei rifiuti che gli insediamenti genereranno…
Le scelte urbanistiche, che si intrecciano con le condizioni ambientali interne ed esterne alla città, sono, al tempo stesso, fortemente interrelate con le condizioni sociali della città medesima dal momento che sono finalizzate a realizzare spazi per le abitazioni e le attività economiche, nonché per le attrezzature di servizio per chi abita o lavora o fruisce delle attività.
QUALCHE INDICAZIONE PER UN PROGRAMMA DI GOVERNO DELLA CITTA’
Tenendo conto di quanto sinteticamente richiamato in premessa sono indicati alcuni assi da sviluppare in sede di definizione di un programma di governo della città.
Il piano regolatore di Torino fu elaborato nel decennio compreso tra il 1985 e il 1994 ed approvato nel 1995. Da allora si sono realizzati molti interventi con oltre 250 varianti urbanistiche: è necessario a questo punto revisionare il PRG (piano regolatore generale) sulla base di un approfondito bilancio delle trasformazioni effettuate e della dotazione, in termini quantitativi e qualitativi, di spazi a disposizione per le diverse attività e per i servizi.
Revisione del PRG secondo i seguenti criteri:
Le scelte urbanistiche, volte alla trasformazione di parti di Torino, dovrebbero essere effettuate in relazione a quel che accade nel contesto metropolitano, provinciale e regionale ed in collaborazione con i diversi enti di governo: solo a questa scala Torino può evidenziare la necessità di interrompere, o comunque frenare, la dispersione degli insediamenti a scala provinciale e regionale, dispersione che ha determinato negli ultimi anni l’accentuarsi del drammatico fenomeno del consumo di suolo (risorsa scarsa e non riproducibile) e l’incremento dell’uso del mezzo individuale, accentuando la congestione e l’inquinamento atmosferico verso la città.
Anche le scelte sulle infrastrutture per la mobilità dovrebbero essere effettuate in collaborazione con i comuni limitrofi, la Provincia e la Regione, con l’obbiettivo anche di alleggerire la pressione di traffico veicolare di ingresso in Torino, creando punti di attestamento nelle parti esterne e in quelle periferiche della città ed organizzando un sistema di trasporto pubblico in grado di favorire il trasferimento dal mezzo privato ed individuale. Al riguardo Radicioni ha ricordato che sarebbe utile riprendere le indicazioni di un ordine del giorno del Consiglio Comunale di Torino del 1998, in cui si esprimeva la volontà di predisporre un progetto per la formazione della “dorsale di interscambio” nel settore ovest della città lungo i corsi Botticelli, Grosseto, Potenza, Lecce, Trapani, Siracusa, Cosenza e Giambone, con funzioni di asse distributore attrezzato rispetto ai flussi di traffico privato diretti verso il centro della città, dotato di parcheggi di interscambio da mezzo individuale a mezzo collettivo.
Le trasformazioni urbanistiche dovrebbero essere volte a localizzare le attività di livello elevato (il terziario più qualificato) nei quartieri periferici onde favorirne la riqualificazione e realizzare una città policentrica, i cui quartieri siano, quindi, caratterizzati da un’offerta articolata di servizi ed opportunità per gli abitanti.
Nelle aree di trasformazione urbanistica, la previsione di abitazioni, spazi per il commercio, spazi per il terziario e la produzione dovrebbero essere dimensionati, da un lato, in relazione ad una approfondita analisi circa l’effettiva necessità di tali spazi, dall’altro, tenendo conto della dotazione di servizi esistente e realizzabile contestualmente alla costruzione dei nuovi insediamenti. Servizi quali scuole, attrezzature di interesse sociale, giardini, così come strade, parcheggi, percorsi ciclopedonali, dovrebbero, da un lato, essere presenti e funzionanti nel momento in cui si insediano gli abitanti e le attività, dall’altro progettati e realizzati in quantità commisurata alla dimensione dei nuovi insediamenti, nonché adeguatamente correlati ed integrati a quelli presenti nel resto del quartiere; nei casi in cui nel resto del quartiere vi sia una carenza di servizi, una quota almeno di tale fabbisogno deve essere risolto proprio nelle aree di trasformazione urbanistica. Diversamente da quanto è accaduto negli ultimi anni nella nostra città.
Il sistema degli spazi verdi, con piante, prati e spazi aperti, dovrebbe essere consolidato e ampliato in modo tale da irrorare tutta la città, i quartieri storici e quelli di più recente formazione, per elevare la qualità ambientale (ossia la qualità dell’aria e del suolo e favorire la biodiversità), la bellezza del paesaggio urbano e le opportunità di incontro e gioco. Il sistema del verde deve essere completato in funzione anche dell’implementazione della rete di percorsi ciclabili nella città e deve essere collegato con i grandi parchi esistenti ed in progetto nell’area torinese.
E’ necessario individuare specifici interventi nel settore delle abitazioni a basso costo, coerenti con i fabbisogni emergenti. Il che significa, da un lato, favorire e progettare da parte del Comune interventi di risanamento in ampi settori della città, fino al rinnovo urbano, nei luoghi di degrado o di inadeguatezza sia degli edifici che delle condizioni ambientali. Questa scelta richiede ovviamente l’impiego di risorse pubbliche, al fine di impedire che, attraverso i costi di risanamento, in ogni caso elevati, si dia luogo all’espulsione degli strati sociali più deboli – famiglie ed attività. È necessario quindi richiamare la Regione e lo Stato alle proprie responsabilità affinché siano messe a disposizione della città le risorse necessarie.
La riqualificazione urbana ed edilizia dovrebbe essere progettata e realizzata in modo tale da conseguire significativi risultati sotto il profilo dell’efficienza energetica degli edifici e delle infrastrutture e dell’impiego delle fonti rinnovabili, ad integrazione dell’estensione del teleriscaldamento.