home sweet home (ma non se sei giovane)

E’ di ieri la notizia che il comune di Torino ha effettuato il primo sorteggio per assegnare case a canone agevolato a giovani tra i 20 e i 30 anni. 353 le domande pervenute, 32 quelle che hanno avuto un esito positivo, in seguito ad estrazione (!). “La Repubblica” comunica così la notizia: “Il Comune dà una casa a 32 bamboccioni”. Il titolo parla da sè, e trasmette un messaggio che a noi pare profondamente sbagliato.
Perchè – per quanto sia lodevole questa iniziativa – è assurdo che giovani uomini e giovani donne debbano confidare nella dea bendata per potersi permettere un alloggio, ed è assurdo che la categoria dei bamboccioni sembri la fisiologia e non una patologia della gioventù di questo paese.
La casa – e, più in generale, l’autonomia – non è una graziosa concessione, è un diritto: un diritto che andrebbe garantito permettendo a chi ha tra i 20 e i 30 anni di uscire da uno stato endemico di precariato, attraverso contratti di lavoro più stabili e dignitosi, e attraverso un welfare che incentivi complessivamente le persone che desiderano guadagnarsi la loro autonomia – come accade nella maggior parte dei paesi d’Europa. E magari anche che le incentivi sulla base del merito, e non solo della fortuna. Ma questo forse è chiedere troppo.

“Il Comune dà una casa a 32 bamboccioni”