We don't do body counts – In morte di Osama Bin Laden

Lo Sceicco del male, il Principe nero dell’integralismo islamico e del terrorismo globale, è stato ammazzato.
Hanno ammazzato Bin Laden, Bin Laden è vivo! Ci sono voluti dieci lunghi e sanguinosissimi anni, sanguinosi per afghani, iracheni ed americani. Morto più morto meno. Iraq Body Count può provare e contestualizzare la dipartita di almeno, ad oggi, 109,895 civili fino al 9 aprile 2011 (sono stime ufficiali, quelle ufficiose come il Lancet Study si aggirano intorno al milione di morti, ma il dibattito tra informazione e contro-informazione è ancora aperto). I dati delle ultime settimane devono ancora essere conteggiati ma confidiamo che la tendenza degli ultimi mesi non modificherà di molto le stime odierne. Anche perchè, oggi, queste 100.000 gavette di sabbia non contano ( e non votano); conta invece che l’artefice ultimo, il presunto utilizzatore finale del terrore globale, sia stato preso, fatto a pezzi, occultato, e dichiarato morto per il mondo in una schizofrenica corsa mediatica a coprire l’evento. Una corsa prevista e quasi, ci verrebbe da dire, aspettata. Che non esistano prove vere di ciò che in queste ultime ore sembra voler sancire la fine della lotta al terrorismo, c’è lo dicono i media stessi. Ma che prove volete? Scendete piuttosto in strada, da bravi patrioti e cittadini, sbandierate le stelle e striscie che siamo soliti marcare a fuoco sulle schiene dei paesi che invadiamo, e non vi soffermate sulle statistiche. Di quelle se ne occupano loro. Del resto, fu il generale Tommy Franks a rispondere ai giornalisti: “we don’t do body counts” che è come dire: quando bombardiamo dall’alto siamo sicuri di almeno una cosa cioè che non bombardiamo i nostri e quindi il calcolo delle vittime è un esercizio di puro stile. Insomma, abbiamo vendicato la morte di 3,000 civili americani con 100,000 civili inermi più Bin Laden ( l’unico però della cui morte non abbiamo prove), quindi i piatti della bilancia stanno più o meno in pari, o forse leggeremente a nostro favore. Ma leggermente.
Strano che il tutto coincida con il momento di empasse in nord africa, dove non si sa se a raccogliere le redini di quei paesi ci troveremo altri sceicchi ancor meno democratici ma in grado di garantire il pane oppure sempre meno pane e diversi sceicchi a contendersi il potere a colpi di corano. Totale, la morte di Bin Laden, vera o presunta, è un segnale. E’ un monito che sta a significare: ogni giro di giostra qualcuno deve cadere e sfracellarsi. Al momento non è importante sapere chi sia, l’importante è che il messaggio sia chiaro: ne accoppiamo uno ogni tanto, così, per ricordarvi come va il mondo. Tutto il resto è fuffa per giornalisti in cerca di premi.