Perché voto Michele – di Renato Forte

Le elezioni dovrebbero rappresentare una verifica dello stato della democrazia in un paese.
Domandiamoci qual è lo stato della democrazia in questo paese. La risposta è sconfortante.
E non solo perchè durante il periodo elettorale ci si mette d’impegno per dare il peggio, ma perchè si è smarrito il senso del confronto delle idee.
Poiché faccio politica da una vita ricordo le piazze piene ai comizi di De Gasperi, di Togliatti o di Pietro Nenni. Comizi infuocati, ideologici, retorici, ma fatti di ragionamenti, di visioni, di prospettive e di speranze. Gli insulti banditi ed i congiuntivi al loro posto. Oggi ci occupiamo del puzzo dei corpi forse per oscurare il puzzo delle menti, degli scarsi pensieri e delle assenti idee.
Oggi usiamo parole come “cancro” e “metastasi” che non sono, come hanno scritto in molti, parole terribili. Sono parole dolenti. Parole da ospedale, non da tribunale. Parole che escono da teste vuote, riempite dall’aria che entra da bocche sempre aperte a dichiarazioni inesistenti.
Bene, ecco un primo motivo d’orgoglio: nella campagna per le primarie ed in questa per le comunali noi ci siamo distinti. Fermi nei principi,ma con allegria. Un’ arancia ed un sorriso. Non è poco.
Ma non poteva che essere così. I componenti di questo eterogeneo gruppo non vengono da polverose segreterie di partito, vengono dal lavoro reale. Si sono confrontati con la storia passata dei campi di concentramento e con la storia presente dei campi rom. Si sono schierati con i lavoratori al referendum di Mirafiori e con gli immigrati dei barconi gettati allo sbaraglio nella città. Lavorano per la legalità ed i diritti in modo concreto.
Michele è figlio e padre di questa storia, se la porta attaccata addosso perchè è la sua storia.
Michele è giovane ed io considero questo dato anagrafico un di più significativo.
Viviamo in un paese vecchio con vistosi tratti di giovanilismo. Il giovanilismo è orrendo, perchè è un inganno non verso gli altri, ma verso noi stessi. Nulla è più penoso dell’ “en travesti” di questi vecchi malvissuti che difendono il loro potere in tutti i campi.
Ecco un altro buon motivo per votare Michele, abbiamo bisogno (sottolineo bisogno) di un ricambio generazionale, che gli uomini di questo tempo sostituiscano gli uomini del tempo andato.
Non sono particolarmente tenero con i giovani, anzi. Molte volte la loro assenza o per meglio dire la loro ignavia mi fa seriamente incazzare: il paradiso lo conquistano gli audaci, non quelli che abbaiano alla luna. Ma so che il mondo che noi gli stiamo lasciando non è un bel mondo. Per dirla con Gaber la mia generazione ha perso e quella sconfitta si riverbera pesantemente sui figli.
I giovani, anche quelli che mi fanno incazzare, hanno molte attenuanti, ma hanno anche il dovere di provarci e riprovarci ancora. Vale anche per i meno giovani, a cominciare da chi scrive.
Le elezioni sono un momento di responsabilità ed il comportamento di tutti deve essere analizzato impietosamente. Il cosiddetto politically correct non c’entra un tubo, la democrazia nemmeno.
Sono conscio di addentrarmi in un discorso pericoloso,che i partiti per captatio benevolentiae non faranno mai, ma io sono stufo di ipocrisie e se la gente vota “come i lazzaroni” gli va detto senza infingimenti. Nella bella manifestazione delle donne il cartello di una ragazza mi ha particolarmente colpito, diceva semplicemente “bastava non votarlo” (e tutti sappiamo a chi si riferiva). Ecco in questo risiede la responsabilità individuale. Dopo le lamentele, i piagnistei ed i rimorsi sono latrati alla luna. Chi avrà ottenuto più voti sarà legittimato a governare, punto e gli altri ciccia.
Anche per questo non è giusto, politicamente giusto, eccedere nei distinguo. La politica è un complesso di mediazioni, che non sono l’alienazione delle proprie idee, ma il farle convivere e difendere in un contesto più ampio. Operazione difficile,ma non impossibile.
Credo che Michele sia un’occasione.
Non perdiamola.