M moltiplicato 3

In questi ultimi tempi leggendo articoli ed ascoltando discussioni mi sono accorto di essere assalito da una sorta di malinconia, un senso di già visto, un fastidio visivo ed auditivo inspiegabile.
Ma ieri ho finalmente capito cos’era questo malessere. Ieri quando Monti ha parlato a Melfi tra i sorrisi di Marchionne, le smorfiette di Elkan e la compagnia di giro di generali e cardinali
plaudenti. Ho tirato un sospiro di sollievo, non stavo cadendo in depressione, ma era solo tristezza nel vedere riapparire la vecchia democristianitudine, la malattia di cui cui questo paese non si sa liberare, la stessa che avevo avvertito alla grande riunione romana di Montezemolo.
Difficile spiegare ai più giovani,che non l’hanno vissuta,che cos’è la democristianitudine. Il vecchio Fortebraccio diceva che i partiti erano come i pacchetti di caramelle che facevano bella mostra sui banconi dei tabaccai suddivisi per gusti. Ti potevi comprare il limone, la menta, il ribes, potenza della democrazia, ma se non avevi una preferenza precisa, ti compravi il pacchetto tuttigusti. Quello era la democristianitudine. Non scegliere, non farsi nemici, stare con Cesare e Dio insieme. Ovviamente a proprio esclusivo beneficio. Monti da ieri è palesemente e dichiaratamente uno e trino. Le altre personalità che lo compongono sono Montezemolo e Marchionne e non chiedetemi chi è il figlio e chi lo spirito santo perchè non lo so.
Nella definizione di peccato non vi sono solo pensieri, parole ed opere, ma anche le omissioni.
Nel libro “La democrazia in Europa” scritto da Monti con la deputata europea Goulard non vi è nessuna menzione del Trattato di Lisbona, probabilmente considerato una sinecura. Come la Carta dei diritti sottoscritta nel 2007 e pienamente recepita nel trattato.
Forse per questo ha accettato l’invito di Marchionne a Melfi mentre fuori c’era la Fiom. Forse per questo Marchionne l’ha invitato. Forse è per “marchionnizzare” l’Italia che Montezemolo gli fa ponti d’oro nella sua lista. E pure gli fa gioco che Berlusconi, nei panni del nano Bagonghi, imperversi nelle televisioni con i tratti dell’ Alzheimer conclamato, facendo crescere la sua statura di politico “moderato”. E pure puzza la sceneggiata del PPE, partito di maggioranza in Europa non indenne da colpe gravi sulla gestione della crisi economica. Severissimo contro la Grecia, che certamente ha imbrogliato i conti (la maggior parte con al governo Nuova Democrazia, membro del
PPE stesso), ma silente contro Victor Orban (vicepresidente PPE) che nel suo paese, l’Ungheria, fa
strame di diritti e libertà. Ma tant’è. L’ Europa lo vuole, i moderati (chi sono?) lo vogliono, Montezemolo lo agogna, Marchionne lo loda pubblicamente. Da oltretevere non sono ancora arrivati a dire che anche Dio lo vuole, ma poco ci manca (del resto sull’ IMU alla chiesa è andato con mano leggera assai).
Più modestamente Bersani dice che, subito dopo le elezioni, si parleranno, non potranno fare a meno di parlarsi.
Nel frattempo, per fine anno, si scambieranno le agende?

Renato Forte