L’ascensore

Ma in politica si sale o si scende? Ma lo sponsor delle imminenti elezioni sarà la OTIS?
Quesiti brucianti. La verità è che se sei citrullo prima resti citrullo anche dopo il laticlavio, anche se al tuo riverito nome puoi aggiungere il prefisso “onorevole”.
Dunque Monti ha preso l’ascensore, vedremo dove arriverà,se vorrà uscire o se resterà barricato.
Ci ha gratificato di un’agenda e resta a guardare l’effetto che fa.
Io l’ho letta e ci ho capito poco, ma il poco che ho capito non mi ha convinto.
Non esistono destra e sinistra (ma questa non è una novità, la destra lo ripete da anni) esiste il centro, appeso probabilmente, ed esistono i “moderati”, meglio se radicali. Conoscendo i moderati italiani è una contraddizione in termini,anzi una espressione inesistente, come parlare di un coniglio spettinato.
La realtà è che questa agenda rimastica asserzioni trite e rimanda a tempi non controllabili.
L’uscita dalla crisi ha lo stesso valore di una previsione Maya.
Se faremo i bravi, se faremo “i compiti a casa” che ci ha assegnato la maestra Merkel, se sopporteremo qualche altra picconata al welfare, allora ci si spalancherà un futuro radioso e chi nel frattempo sarà caduto entrerà nel panteon dei sacrificati.
Ha un bel tentare di camuffarsi con specchietti per allodole l’agenda è la riproposizione del più vieto
liberismo: finanze sane, non importa a quale prezzo, futuro radioso.
Chi scrive SA che non è così e non perchè appartiene ad un’altra corrente di pensiero economico,ma perchè queste politiche le ha viste fallire nei decenni precedenti in molti paesi in via di sviluppo.
Dall’Argentina alla Tailandia, dal Perù alla vicina Grecia le ha viste fallire miseramente queste politiche del “reajuste”. Sino alla farsa della Banca Mondiale che ha dovuto sospendere un giro tra i governi per spiegare la ricetta indonesiana nel momento in cui le piazze di quel paese erano occupate da gente infuriata che chiedeva nient’altro che pane. Ha visto, ad esempio in Cile, le botteghe piene di merce e gli occhi della gente che poteva solo guardarle da fuori.
No ,l’idea del mercato supremo auto-regolatore ha prodotto solo disastri.
Né regge l’idea di stati europei concentrati sul fiscal compact mentre all’Europa viene delegato lo sviluppo? Con quali soldi Mr. Monti? Con i tagli di bilancio all’ Unione? Gli USA si possono permettere questo perchè al bilancio federale va il 23% del totale non l’1 scarso come da noi.
E siamo sicuri che siano dei buoni europeisti gli attuali governanti che gestiscono un miserabile status quo e dei cattivi europeisti quelli che criticano perchè vogliono più poteri democratici da affidare a Bruxelles. E’ più europeista la Merkel o l’ex ministro degli esteri Fischer che afferma:”iI paesi ed i popoli degli stati membri non possono più sopportare il peso dell’austerità senza crescita” e sollecita immediate misure in nome di quella unione che la politica degli ultimi tempi mette in seria discussione?
Di tutto questo non vi è quasi nulla nella agenda Monti forse perchè lui e molti altri dirigenti che allignano nel PPE,ma non solo, sono sostanzialmente degli europeisti sì,ma moderati in tempi in cui occorre essere europeisti estremisti. Richiedere e pretendere un cambio di passo radicale, non piccolo cabotaggio.
Dice Monti che Vendola ha idee che erano nobili in passato,ma che oggi sono deleterie, perchè conservatrici, mentre lui ed i suoi adepti sono moderni. E lo stesso giudizio adombra per la CGIL.
Qui la cantonata è drammatica. Vendola, Camusso, Landini, ma persino parte del Movimento 5 stelle(non Grillo, che recita sempre più stancamente un copione già logoro) pongono all’attenzione generale questioni che intersecano la sofferenza sociale con i diritti e la democrazia.
Sono un termometro,non la malattia. Buttare via il termometro perchè si ha paura di scoprirsi la febbre non è essere moderati, ma imbecilli.

PS
A Torino un buon termometro è stato, in questi mesi, Michele Curto sia nelle vesti di consigliere che in quelle di segretario di un partito immaginario come Sel provinciale. Io domenica lo voto. Fatelo anche voi. Pour donner une chance à la vie.

Renato Forte