Digressione (apparente)

Dunque il nuovo redditometro è senza padri e senza difensori.
Lo disconoscono Berlusconi e Tremonti che pure lo avevano proposto.
Lo guarda con sospetto Monti che lo ha varato con il suo governo di pseudotecnici.
Storcono il naso Bersani e Casini che quel governo hanno sostenuto.
Lo attacca l’ineffabile Alfano per il quale la coerenza deve risultare una parola in sanscrito.
Non sono un esperto di questioni fiscali e può darsi che il redditometro risulti assai perfettibile, ma questa levata di scudi, consentitemelo, è per lo meno sospetta.
Che cos’è il redditometro? In parole povere uno strumento che mette in condizione un dipendente del fisco italiano, con normale stipendio impiegatizio, di chiedere conto ad un contribuente notizie sul suo tenore di vita con questa semplice domanda : “ Mi vuoi spiegare come cavolo è possibile che tu guidi una mercedes, mandi i figli alla scuola privata, fai capodanno a Cortina e Pasqua alle Maldive con una dichiarazione dei redditi più bassa della mia che ho le pezze al culo?”. Punto.
Cosa c’è di scandaloso in tutto questo non si sa. Cosa c’entri la privacy ancora meno. La persecuzione, lo stato di polizia e simili boutades lasciamole ai deliri televisivi del cavaliere.
La realtà, triste, è che la lotta all’evasione fiscale, continua ad essere uno slogan nella realtà, mentre nella finzione sembra il famoso cappotto che Totò deve portare al monte dei pegni ricavandone ricchezze sibaritiche. In quest’inizio di campagna elettorale tutti proclamano dai teleschermi magnifiche riforme per i giovani,le donne, il lavoro, la scuola,gli anziani, i pensionati. Alla domanda di dove si possano trovare i soldi rispondono immancabilmente “dalla lotta all’evasione fiscale”.
Quale, di grazia, una campagna di spots televisivi, il convincimento personale, un triduo alla Madonna? Ditecelo, per favore.
L’evasione è calcolata, per difetto, in 150 miliardi, la corruzione in 60 miliardi, cifre da capogiro.
Grande parte di queste risorse escono dal paese e contribuiscono ad ingrossare le speculazioni che partono dai paradisi fiscali ove a fine 2010 si calcolava stanziassero 21.000 miliardi di dollari.
Una cifra equivalente alle economie di USA e Giappone sommate ed anche qui la cifra è per difetto.
James Henry che ha svolto uno studio per conto di Tax Justice Network parla di 35.000 miliardi, una mancata entrata fiscale di proporzioni gigantesche, un buco nero nell’economia mondiale che, se recuperate, sarebbero in grado di “cambiare sensibilmente le finanze di molti paesi” (con buona pace anche di Matteo Renzi).
Nel frattempo anche quest’anno i pensionati che superano i 1400 euro lordi mensili non avranno l’adeguamento all’inflazione, tanto per fare un esempio, uno solo, se ne potrebbero fare a iosa.
Se qualcuno viene ancora a parlare di lotta all’evasione siete autorizzati a ridergli in faccia.
Renato Forte