Scegli anche tu!

La politica è scelta, noi possiamo anche non considerarla ma tanto lei sceglierà anche per noi, quindi per governare un paese dobbiamo scegliere.

Idea e realizzazione
Davide MARTIGNETTI

Testi
Roberto FORTE

Voce narrante
Michele CURTO

Hanno partecipato
Francesca BIANCOTTO
Damiano MARTIGNETTI
Katarzyna KURDZIEL
Marco TRESSO

Musica
Krackatoa – Mariachi Bandits of Gatlin Gun Ridge (FMA)

Si ringrazia PHlibero per l’uso dello studio e delle attrezzature

Crisi e occupazione

Distratti da promesse ballerine tipo ti tolgo l’IMU, io l’IRAP, abbasso l’IRPEF, io ci aggiungo un orologio a cucù e via sproloquiando, rischiamo di perdere il senso di ciò che sta veramente accadendo a livello internazionale.
Le crisi comportano sempre una guerra senza quartiere tra le economie per la ridefinizione dei campi di influenza e gli assetti di potere. E’ ciò che sta accadendo anche oggi ed il campo di battaglia è il tasso di cambio tra le maggiori monete.
L’ America, e per lei la Federal Reserve, tiene a zero il tasso ufficiale proclamando che non lo toccherà finchè la disoccupazione non scenderà al 6,5% (ora è circa all’8). Non contento Bernanke continua a creare liquidità e credito facile pompando nell’economia USA 85 miliardi di Dollari ogni mese.
Il Giappone, altro grande malato, dichiara addirittura di voler creare inflazione e segue le orme dell’ America. Risultato, il cambio dell’ euro contro dollaro e contro yen alle stelle. Oggi il $ è quotato 1,34 euro. Siamo fortissimi? Piano con gli entusiasmi.
La scorsa settimana Morgan Stanley ha pubblicato uno studio che non ha avuto l’attenzione che si merita. Parla delle differenze di competitività all’interno dell’eurozona. Cioè per spiegare, magari banalizzando, quanto sono appetibili i nostri prodotti in relazione al prezzo internazionale determinato dal cambio. Si scoprono differenze quasi abissali. La Germania resterebbe competitiva anche con un cambio dell’ euro a 1,53 sul dollaro, certo acciaccata, ma competitiva. La Francia solo se il cambio si riducesse a 1,26. L’Italia solo a 1,19 potrebbe pensare di ritornare in gioco con i suoi prodotti. Stiamo combattendo con un braccio legato dietro la schiena.
Questa è una, non l’unica certo, ma non la meno importante ragione della crisi produttiva che va direttamente a incidere sulla crisi occupazionale.
Domanda facile. Perchè la BCE non si comporta come la FED, la consorella giapponese o la Banca Centrale della piccola Svizzera? Perchè non si stampa moneta al fine di abbassare il valore dell’ euro?
Risposta altrettanto facile perchè nello statuto della BCE vi è quale compito principale la stabilità dei prezzi, cioè la lotta all’inflazione che non c’è, mentre nello statuto della FED al primo posto della sua mission vi è la promozione del pieno impiego.
E’ inverno, nevica, fa freddo.
A Bruxelles ed a Berlino i custodi dell’ortodossia economica e finanziaria sono in letargo.
Per piacere, non fate rumore.
Renato Forte

é la questione sociale, bellezza!

Una commissione governativa accusa un ospedale di aver lasciato morire 1200 pazienti tra il 2005 e il 2009. Lasciati morire senza cure, senza assistenza, a volte senza cibo ed acqua. Poveri disgraziati nelle loro feci e nella loro urina. E’ successo certamente nell’Africa nera, direte voi.
Sbagliato. E’ successo in Inghilterra, patria del welfare. Sarà capitato in quelle strutture di contenzione che sono troppo spesso affidate ad un privato privo di scrupoli. Sbagliato di nuovo.
E’ successo nell’ospedale pubblico di Stafford e non è l’unico ad essere sotto inchiesta, ve ne sono altri 5 con ulteriori 3000 (diconsi tremila) vittime presunte.
Le cause? I tagli iniziati dal”compagno” Blair, uno degli esseri più inutili e presuntuosi che la storia ricordi, e proseguiti con Cameron, uno che si occupa della City e poco altro.
Non scandalizzatevi per favore. Non serve, meglio pensare perchè questa non è una storia inglese.
De te fabula narratur, dicevano i latini. Parla anche a noi qui e ora, in tempo di elezioni e di mirabolanti promesse.
La sanità, ma anche la scuola, anche il cosiddetto sociale sono la riserva a cui attingere, magari per restituire una Imu.
Domandiamoci se è questo che vogliamo e poi regoliamoci di conseguenza.
Sui muri di Atene (a proposito, non si parla più di Grecia, che sia inelegante? Che abbiano risolto tutti i loro problemi? Che vivano nel lusso?) è apparsa questa scritta: “ Per favore, non salvateci più”. Di una tragica ironia, ma drammaticamente reale.
E’ la questione sociale bellezza. Quella apparsa nell’800 durante l’industrializzazione e che riappare oggi durante la deindustrializzazione. Ce ne eravamo scordati.
Nell’ 89 è crollato il comunismo e nessuno lo rimpiange, ma, come ebbe a scrivere Bobbio, non si è portato dietro le domande di giustizia e di uguaglianza che per molti decenni, magari in forme sbagliate, aveva incarnato. Quelle sono rimaste e ci interrogano qui e ora.
Il capitalismo vincente pareva invincibile, ma guardatelo ora. Orbato da quelle forme di mediazione sociale che la presenza del comunismo aveva quasi imposto, il welfare, i piani di aiuto, i sindacati,
le robuste socialdemocrazie, si presenta in tutta la sua ingiustizia e la sua miseria morale che si esemplifica nell’ospedale di Stafford. Il re è nudo e fa anche un po’ schifo a vedersi.
Barbara Spinelli ricorda le parole di Arbatov, consigliere di Gorbaciov, alla fine degli anni 80 : “Faremo, a voi occidentali, la cosa peggiore che si possa fare ad un avversario: vi toglieremo il nemico”. Senza nemico dichiarato, identificabile in una ideologia, individuabile a prima vista, ma terribilmente presente sotto un’etichetta che pare una riesumazione del passato: questione sociale.
Non c’è nulla di più moderno caro professor Monti, anzi di drammaticamente contemporaneo.
Vendola l’ha capito. Bersani forse (speriamo). Lei no.
Tutto qui.
Renato Forte

Lo spread all’Università

Racconto un aneddoto che mi riguarda. Lo so che non è elegante, ma passatemelo.
Nel 1984 durante una missione in Argentina con una delegazione sindacale fui ricevuto dall’allora presidente Alfonsin alla Casa Rosada. L’Argentina era appena uscita dalla dittatura militare.
I generali al potere non erano solo stati dei miserabili assassini, ma anche dei ladri che avevano sistematicamente depredato il paese su cui incombeva una crisi economica e la solita ricetta del FMI, il reajuste, il taglio sistematico delle spese e di quel poco di welfare che restava.
Sostenni che era una follia, che andava rifiutato categoricamente. Alfonsin rispose che ero uno dei tanti ideologhi che non comprendevano la situazione e passò ad elencare i tagli decisi dalla sua amministrazione. Come sempre la scuola faceva la parte del leone. Incurante delle occhiatacce, rincarai la dose, meglio tagliare la sanità allora, almeno il danno non si sarebbe riversato sulle generazioni future. Alfonsin non la prese bene e ci lasciammo con molta freddezza. Lo rincontrai una dozzina d’anni dopo a Venezia dove ero tra i relatori di un convegno sulla cooperazione internazionale che aveva l’ex presidente tra gli ospiti d’onore. Mi riconobbe, venne a stringermi la mano e passammo due giorni a chiacchierare amabilmente di politica e cultura. Quando andai a salutarlo, alla fine del convegno, volle abbracciarmi e con un sorriso malizioso mi disse :” A proposito di quella discussione, credo proprio che avessi ragione tu”.
Questa storia mi è tornata in mente oggi, leggendo i giornali che pubblicano la relazione del CUM (Consiglio Universitario Nazionale) che denuncia 60 mila studenti in meno in 10 anni. Bilanci in rosso strutturale, difficoltà nel portare avanti la programmazione didattica a causa dei tagli, impossibilità di adempiere ai propri compiti istituzionali.
L’analisi è spietata “ la ricerca scientifica è l’unico motore universalmente riconosciuto per l’innovazione e lo sviluppo , tanto che il resto del mondo sta investendo in ricerca nonostante il periodo di profonda crisi”. E noi?
Noi ci occupiamo di IMU e litighiamo sul Montepaschi e poi, nei ritagli di tempo tiriamo fuori le solite litanie sui giovani, senza ricordare che , ad esempio, nel 2008 le borse di studio coprivano l’84% degli aventi diritto, che nel 2011 sono scesi al 75%. Vorrà pure dir qualcosa?
Avete letto nei programmi dei partiti, ad eccezione del nostro, un posto di rilievo sui problemi della scuola, dell’ istruzione, della formazione? Qualcuno ha fatto rilevare che gli atenei stanno ritornando luoghi di “classe”?
Molti mi risponderebbero, con sufficienza, che la scuola è aperta a tutti.
Anche l’ albergo Ritz è aperto a tutti. Come affermava, in tempi lontani, Giancarlo Paietta.
Ma già, lui era un comunista.
Renato Forte