Lo spread all’Università

Racconto un aneddoto che mi riguarda. Lo so che non è elegante, ma passatemelo.
Nel 1984 durante una missione in Argentina con una delegazione sindacale fui ricevuto dall’allora presidente Alfonsin alla Casa Rosada. L’Argentina era appena uscita dalla dittatura militare.
I generali al potere non erano solo stati dei miserabili assassini, ma anche dei ladri che avevano sistematicamente depredato il paese su cui incombeva una crisi economica e la solita ricetta del FMI, il reajuste, il taglio sistematico delle spese e di quel poco di welfare che restava.
Sostenni che era una follia, che andava rifiutato categoricamente. Alfonsin rispose che ero uno dei tanti ideologhi che non comprendevano la situazione e passò ad elencare i tagli decisi dalla sua amministrazione. Come sempre la scuola faceva la parte del leone. Incurante delle occhiatacce, rincarai la dose, meglio tagliare la sanità allora, almeno il danno non si sarebbe riversato sulle generazioni future. Alfonsin non la prese bene e ci lasciammo con molta freddezza. Lo rincontrai una dozzina d’anni dopo a Venezia dove ero tra i relatori di un convegno sulla cooperazione internazionale che aveva l’ex presidente tra gli ospiti d’onore. Mi riconobbe, venne a stringermi la mano e passammo due giorni a chiacchierare amabilmente di politica e cultura. Quando andai a salutarlo, alla fine del convegno, volle abbracciarmi e con un sorriso malizioso mi disse :” A proposito di quella discussione, credo proprio che avessi ragione tu”.
Questa storia mi è tornata in mente oggi, leggendo i giornali che pubblicano la relazione del CUM (Consiglio Universitario Nazionale) che denuncia 60 mila studenti in meno in 10 anni. Bilanci in rosso strutturale, difficoltà nel portare avanti la programmazione didattica a causa dei tagli, impossibilità di adempiere ai propri compiti istituzionali.
L’analisi è spietata “ la ricerca scientifica è l’unico motore universalmente riconosciuto per l’innovazione e lo sviluppo , tanto che il resto del mondo sta investendo in ricerca nonostante il periodo di profonda crisi”. E noi?
Noi ci occupiamo di IMU e litighiamo sul Montepaschi e poi, nei ritagli di tempo tiriamo fuori le solite litanie sui giovani, senza ricordare che , ad esempio, nel 2008 le borse di studio coprivano l’84% degli aventi diritto, che nel 2011 sono scesi al 75%. Vorrà pure dir qualcosa?
Avete letto nei programmi dei partiti, ad eccezione del nostro, un posto di rilievo sui problemi della scuola, dell’ istruzione, della formazione? Qualcuno ha fatto rilevare che gli atenei stanno ritornando luoghi di “classe”?
Molti mi risponderebbero, con sufficienza, che la scuola è aperta a tutti.
Anche l’ albergo Ritz è aperto a tutti. Come affermava, in tempi lontani, Giancarlo Paietta.
Ma già, lui era un comunista.
Renato Forte