Sostiene Piketty

Dunque stanno per arrivare i famosi 80 euro in busta paga di quella che oggi può essere considerata la classe medio bassa. E’ una buona cosa, che va nella direzione giusta. Non è molto, ma è qualcosa ed è stupido sottovalutare il suo multiplo impatto.

Lasciamolo fare a Grilletta (Grillo+ Brunetta) che sono due cialtroni e teniamoci distante. Renzi l’ha commentato affermando che si tratta di una cosa “di sinistra” che più di sinistra non si può. Andiamo cauti. Dipende da chi effettivamente pagherà questi 80 euro. Per ora, mistero, a parte l’obolo chiesto alle banche sulla rivalutazione delle quote Bankitalia, che però, lo ricordo, è una tantum. Certo c’è la revisione della spesa di mister Cottarelli, ma anche questo non ci tranquillizza, perchè c’è revisione e revisione e poi alla fine c’è il conto da pagare. Da molto tempo sostengo che la sinistra ha un atteggiamento timoroso su questo tema, mentre credo che una revisione della spesa “di sinistra” sia possibile ed auspicabile.
Parliamo di sanità, ad esempio, che riguarda tutti, anche la nostra Regione, un conto è risanare i conti abbassando le prestazioni o aumentando i tikets, un altro è mordere nella carne viva degli sprechi e delle inefficienze. L’ ISPE (Istituto per l’etica in sanità) in un suo recente rapporto parla di  6,4 miliardi di euro che se ne vanno in corruzione e se sommati alle voci “inefficienza” e “sprechi” si tocca la bella cifra di 23,6 miliardi. La sanità pubblica non è sostenibile? Meglio privatizzare così si risparmia? Certo, ed il risparmio ce lo porta babbo natale! Ma forse a causa dell’inestricabile connubio tra sanità e politica non è facile recuperare, anche solo parte di questi soldi. Più facile vendere auto blu. Un’ operazione di sinistra sinistra sarebbe stata quella di finanziare gli 80 euro con una patrimoniale , ristabilendo, almeno un poco, quell’equilibrio tra salari e rendite/profitti che negli ultimi decenni si è frantumato e non certo a vantaggio dei salari.
Si chiama uguaglianza ed è, questa sì, una cosa di sinistra. L’uguaglianza non va più di moda, il massimo del brivido è parlare di uguali opportunità di partenza. Ci sono?
Qui interviene il professor Piketty, un giovane economista francese, un enfant prodige che a poco più di vent’anni andò ad insegnare al MIT e che abbandonò sostenendo che negli USA gli economisti erano succubi della matematica, troppo vicini al potere, moltissimi in conflitto di interessi, guardiani di un’ideologia che  perpetua i privilegi delle oligarchie. Opinioni che sono del tutto condivisibili, almeno da chi scrive, non so da Renzi, e che sono opinioni di sinistra.
Essere di sinistra non vuol semplicemente dire andare veloci, mi dispiace ma continuo a stare con Bobbio. Tornato in Francia il professor Piketty, alla testa di una squadra di trenta economisti, ha redatto un monumentale studio sulle diseguaglianze negli ultimi due secoli e l’ha intitolato “Capitale nel XXI secolo”. La tesi, ivi sostenuta, è molto semplice: il differenziale tra crescita economica e rendita del capitale è uno dei principali squilibri del capitalismo che porta naturalmente alla crescita delle disuguaglianze. Una èlite “ha fatto secessione”. I top manager hanno avuto il potere autonomo di fissare i propri stipendi, molto spesso in modo totalmente avulso dalla propria produttività e così hanno allargato il solco con i loro sottoposti in maniera vergognosa. In più, quando l’economia ristagna prende il sopravvento la rendita finanziaria, quindi i possessori di patrimoni sono destinati ad un arricchimento progressivo e inarrestabile. Qui, sostiene Piketty, contano e conteranno sempre di più le ricchezze accumulate e conseguentemente trasmesse agli eredi, alla faccia di merito, capacità e condizioni di partenza aggiungo modestamente io.
Come si può notare non ho parlato di espropri proletari, ma solamente di una politica economica che introduca elementi di giustizia sociale e corregga una deriva che prosegue imperterrita verso il disastro.

Renato Forte