Il blog di Noi per Torino

Nel Piemonte che vorrei – video

Per me parlano le cose che ho fatto ma sopratutto la nostra comunità: noi siamo un gruppo, una rete di persone, prevalentemente giovani. Non esiste cambiamento che non sia collettivo, il resto è solo pubblicità. La mia storia è quella di una persona con la schiena dritta, le battaglie fatte per la legalità e la trasparenza dimostrano che non mi sono mai fermato davanti alle ingiustizie, che sono sempre stato dalla parte dei lavoratori, che la Sinistra può tornare ad essere determinante, capace di incidere a favore delle persone e a tutela dei loro diritti.
Se anche tu pensi che il Piemonte debba cambiare, se vuoi qualcuno che faccia sempre sentire anche la tua voce vota Sinistra Ecologia Libertà scrivi Michele Curto

Si ringraziano Ester Zirilli per i disegni, Tekla per le riprese e il montaggio, Gianluca Orrù per la voce.

Le Persone al Centro – Martedì 20 Maggio ore 20.30

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Dalla macelleria sociale di Cota ad un nuovo sistema socio-sanitario per il Piemonte, lasciando gli interessi privati fuori dalla porta
Martedì 20 Maggio alle ore 20,30 presso la Fabbrica delle E in Corso Trapani 91/b a Torino

A raccontarci esperienze territoriali e di come funzionano la sanità e i servizi socio-assistenziali
Carla Mattioli
Massimo Bonfatti
Enrica Colombo
Gabriele Gallone
Nino Flesia
Roberto Dosio
Pino Maranzano
Filadelfo Aricò

Invitati e prenderanno la parola:
Elide Tisi
Lucia Centillo
Eleonora Artesio
Mariagiuseppina Puglisi
Salvatore Rao

Conclusioni di Michele Curto

Spieghiamo a tutti il Piemonte che vorremmo

Spieghiamo a tutti (ma proprio a tutti) il Piemonte che vorremmo

Una passeggiata tematica al parco della Rimembranza, nel luogo dove si ricorda il dramma del primo conflitto mondiale. Guardando Torino dall’alto, camminiamo insieme, ascoltiamoci e sviluppiamo idee e progetti.
Per i bambini, il nostro amico ciuchino ci accompagnerà nella salita.
Facciamoci l’abitudine: lui tira, si impunta, ma noi dobbiamo portarlo dove vogliamo 🙂

Faremo durante la salita delle soste tematiche dedicate ai temi del lavoro, del welfare, della sanità, del diritto allo studio e dell’ambiente. Con tanti ospiti e amici con cui condividiamo un’idea di Piemonte diverso.

Appuntamento per tutti Domenica mattina alle ore 10 in Strada Vetta del Colle della Maddalena 170, Moncalieri.
Arrivando da Corso Vittorio attraversate il ponte sul Po e proseguite dritto su Viale Thovez proseguendo sempre dritto e seguendo le indicazioni “parco della Rimembranza – Colle della Maddalena” sino al parcheggio in salita vicino al parco.

ciuchino_cartolina

Precarissima

 Ci sono generazioni che hanno conosciuto solo la precarietà, l’inequilibrio dell’esistenza: dalla mia in poi è stata una discesa agli inferi.
Bisogna invertire la rotta, costruire legami forti ed un patto generazionale per il cambiamento, ribaltare la competizione darwinista in cui vorrebbero trascinarci in cooperazione.
Abbiamo certamente bisogno di pane, inteso come lavoro buono, ma per questo serve che ci impossessiamo delle rose, della politica, perchè servono scelte: reddito di cittadinanza e salario minimo garantito, investimenti pubblici per creare occupazione e scommettere su ricerca, diritto allo studio e innovazione.

Di questo parliamo questa sera a Precarissima, alle Officine Corsare in via Pallavidino 75, non di cose dell’altro mondo, ma di una Europa diversa e sopratutto di una Regione che può e deve essere diversa: non più quella delle mutande verdi, ma amica di Studenti universitari, giovani e lavoratori.

DIBATTITO
Chi non lavora non fa l’amore? Reddito di base e welfare regionale
@Officine Corsare, h 21

Ospiti:
– Andrea Fumagalli (BIN)
– Sandro Gobetti (BIN)
– Federico Bellono (Fiom – CGIL)
– Luca Cassiani (Partito Democratico)
– Michele Curto (SEL)
– Xavier Bellanca (Movimento 5 Stelle)
Modera: Alice Graziano (Officine Corsare)

http://www.precarissima.it/

Precarissima

Sostiene Piketty

Dunque stanno per arrivare i famosi 80 euro in busta paga di quella che oggi può essere considerata la classe medio bassa. E’ una buona cosa, che va nella direzione giusta. Non è molto, ma è qualcosa ed è stupido sottovalutare il suo multiplo impatto.

Lasciamolo fare a Grilletta (Grillo+ Brunetta) che sono due cialtroni e teniamoci distante. Renzi l’ha commentato affermando che si tratta di una cosa “di sinistra” che più di sinistra non si può. Andiamo cauti. Dipende da chi effettivamente pagherà questi 80 euro. Per ora, mistero, a parte l’obolo chiesto alle banche sulla rivalutazione delle quote Bankitalia, che però, lo ricordo, è una tantum. Certo c’è la revisione della spesa di mister Cottarelli, ma anche questo non ci tranquillizza, perchè c’è revisione e revisione e poi alla fine c’è il conto da pagare. Da molto tempo sostengo che la sinistra ha un atteggiamento timoroso su questo tema, mentre credo che una revisione della spesa “di sinistra” sia possibile ed auspicabile.
Parliamo di sanità, ad esempio, che riguarda tutti, anche la nostra Regione, un conto è risanare i conti abbassando le prestazioni o aumentando i tikets, un altro è mordere nella carne viva degli sprechi e delle inefficienze. L’ ISPE (Istituto per l’etica in sanità) in un suo recente rapporto parla di  6,4 miliardi di euro che se ne vanno in corruzione e se sommati alle voci “inefficienza” e “sprechi” si tocca la bella cifra di 23,6 miliardi. La sanità pubblica non è sostenibile? Meglio privatizzare così si risparmia? Certo, ed il risparmio ce lo porta babbo natale! Ma forse a causa dell’inestricabile connubio tra sanità e politica non è facile recuperare, anche solo parte di questi soldi. Più facile vendere auto blu. Un’ operazione di sinistra sinistra sarebbe stata quella di finanziare gli 80 euro con una patrimoniale , ristabilendo, almeno un poco, quell’equilibrio tra salari e rendite/profitti che negli ultimi decenni si è frantumato e non certo a vantaggio dei salari.
Si chiama uguaglianza ed è, questa sì, una cosa di sinistra. L’uguaglianza non va più di moda, il massimo del brivido è parlare di uguali opportunità di partenza. Ci sono?
Qui interviene il professor Piketty, un giovane economista francese, un enfant prodige che a poco più di vent’anni andò ad insegnare al MIT e che abbandonò sostenendo che negli USA gli economisti erano succubi della matematica, troppo vicini al potere, moltissimi in conflitto di interessi, guardiani di un’ideologia che  perpetua i privilegi delle oligarchie. Opinioni che sono del tutto condivisibili, almeno da chi scrive, non so da Renzi, e che sono opinioni di sinistra.
Essere di sinistra non vuol semplicemente dire andare veloci, mi dispiace ma continuo a stare con Bobbio. Tornato in Francia il professor Piketty, alla testa di una squadra di trenta economisti, ha redatto un monumentale studio sulle diseguaglianze negli ultimi due secoli e l’ha intitolato “Capitale nel XXI secolo”. La tesi, ivi sostenuta, è molto semplice: il differenziale tra crescita economica e rendita del capitale è uno dei principali squilibri del capitalismo che porta naturalmente alla crescita delle disuguaglianze. Una èlite “ha fatto secessione”. I top manager hanno avuto il potere autonomo di fissare i propri stipendi, molto spesso in modo totalmente avulso dalla propria produttività e così hanno allargato il solco con i loro sottoposti in maniera vergognosa. In più, quando l’economia ristagna prende il sopravvento la rendita finanziaria, quindi i possessori di patrimoni sono destinati ad un arricchimento progressivo e inarrestabile. Qui, sostiene Piketty, contano e conteranno sempre di più le ricchezze accumulate e conseguentemente trasmesse agli eredi, alla faccia di merito, capacità e condizioni di partenza aggiungo modestamente io.
Come si può notare non ho parlato di espropri proletari, ma solamente di una politica economica che introduca elementi di giustizia sociale e corregga una deriva che prosegue imperterrita verso il disastro.

Renato Forte

La prima edizione del Domani

Rieccoci con il giornale del domani, tanti gustosi articoli direttamente dal 2019.

Ogni riferimenti a persone o fatti realmente accaduti è ovviamente puramente casuale 😉

scarica PDF qui

 

DOMANI01Ed

Addio a GABO di Renato Forte

Anche se era pura follia noi avevamo continuato a sperare che, come per magia, da quel corpo stanco e da quella mente inferma uscisse un nuovo romanzo, una nuova meravigliosa avventura, il soffio dell’arte su questo mondo sempre più grigio.
Non è avvenuto, purtroppo. Gabo se n’è andato e ci ha lasciati soli con le nostre miserie.
Chissà se ha raggiunto i suoi sogni e adesso sta chiacchierando con Aureliano Buendia, Florentino Perez, il colonnello a cui nessuno scrive o la candida Erendira. Chissà se ha ritrovato tutte le sue puttane tristi .
Ma di tutto questo e del valore della sua opera discuteranno critici e colleghi.
Il mio ricordo è un altro. Il mio pensiero va a Stoccolma quando si è presentato a ritirare il Nobel in guayabera bianca e pantaloni di tela, l’abito da festa del contadino caribeno, e spiccava alieno tra i frack e le toilettes (ma lui sosteneva che l’abito nero è per i morti e per chi li accompagna, i becchini). Nel suo discorso di accettazione ha raccontato la storia del continente sud americano dall’eccidio/genocidio dei conquistadores alle dittature che lo hanno insanguinato. Ha ricordato Salvador Allende e gli altri martiri per la libertà concludendo con queste parole: “poeti e mendicanti, guerrieri e malandrini, tutte noi creature di quella realtà eccessiva abbiamo dovuto chiedere molto poco alla nostra immaginazione, perché la sfida per noi è stata l’insufficienza delle risorse convenzionali per rendere credibile la nostra vita. E’ questo, amici , il nodo della nostra solitudine”.
Poi venendo al presente reclamava “una nuova e impetuosa utopia della vita in cui nessuno possa decidere per altri persino sul modo di morire, dove sia davvero reale l’amore e sia possibile la felicità e dove le stirpi condannate a cent’anni di solitudine abbiano, finalmente e per sempre, una seconda opportunità sulla Terra”.
Altro che “realismo magico” e bazzecole da intellettualiodi. Questo è stato Marquez, questo è il suo lascito, la sua utopia trasmissibile.
Grazie Gabo, ti sia lieve la terra ed accompagni il tuo viaggio quell’ “olor de guayaba” che sempre hai amato sopra ogni cosa.
Renato Forte

Reddito di cittadinanza E lavoro di cittadinanza

Avete letto bene, ho scritto proprio “E”, non o, come spesso sentiamo ripetere. Reddito di cittadinanza e lavoro di cittadinanza sono temporalmente conseguenti, non alternativi.
Il reddito di cittadinanza è l’elemento che ci consente di arrivare al lavoro senza dover contare i cadaveri disseminati nell’attesa. La crisi, sul suo versante sociale soprattutto, non accenna a mitigare i suoi effetti nefasti dunque abbiamo bisogno di una sorta di pronto intervento rappresentato da un reddito che attenui la disperazione che fasce sempre maggiori di cittadini vivono nel presente.
Il reddito di cittadinanza non gode di buona stampa, la propaganda di destra lo ha dipinto per anni come l’incentivo ai lazzaroni, agli scrocconi sociali. Trattasi ovviamente di una caricatura.
Una sinistra all’onor del mondo dovrebbe vederlo invece come propedeutico e preparatorio ad un vero ingresso (o ritorno, non stiamo parlando esclusivamente di giovani) al lavoro. Quindi non dovrebbe essere semplicemente un sussidio, ma dovrebbe essere collegato a forme di impegno civile, volontariato sociale, attività di manutenzione del territorio e dei beni paesaggistici ed ambientali.
Ovviamente questo dovrebbe avvenire mentre si allestisce un “piano per il lavoro”, cioè la vera soluzione non improvvisata e non temporanea del problema principale.
Quale dovrebbe essere la dimensione ottimale di detto piano? Ovviamente europea, anche perchè il problema , lo ricordo, è europeo. E’ giusto preoccuparsi del quasi 13% di disoccupazione italiana (temo che il dato reale sia persino maggiore) che ci assegna uno dei primi posti, ma non è che gli altri paesi e la media europea siano una passeggiata di salute, anzi. Come farlo ? Con quali fondi?
Qui permettetemi un passo indietro, all’evolversi della crisi economica. E’ stato detto e ripetuto più volte che la crisi ha avuto origine finanziaria poi riversatasi nell’economia ed infine ha aggredito il sociale. Le misure messe in campo non l”hanno contrastata, semmai favorita, ora sembra che , quasi per paradosso, stia tornando alle origini finanziarie, ma in forma opposta. Non vi è più l’eccesso di indebitamento, vi sono masse ingentissime di liquidità su tutti i mercati, ma la ripresa è asfittica ed i consumi e gli investimenti latitano. Per rifarci ad un esempio classico : l’acqua è tornata alla fonte, noi ci portiamo il cavallo, ma il cavallo non beve e non c’è il modo di costringerlo. Il circuito virtuoso non riprende, il credito langue, gli investimenti non parliamone, i consumi sono fermi e quindi di occupazione nemmeno l’ombra. Deflazione? E’ vicina. Stagnazione? Già ci siamo.Servono i 1000 miliardi che Draghi promette di gettare sul mercato? A qualcosa certamente, possono riattivare il credito languente se le banche ne faranno filtrare almeno una parte. Possono certamente abbattere un poco un tasso di cambio euro/dollaro ed euro/yen incredibilmente fuori misura. Ma sulla disoccupazione possono solo avere effetti minimi e nel medio/lungo periodo. L’unica manovra fine di mondo che servirebbe davvero sarebbe unire ai 1000 miliardi di liquidità altri 1000 miliardi di un piano straordinario europeo di opere pubbliche velocemente cantierabili, di ricerca sull’innovazione di prodotto, sull’economia verde e sulla informatizzazione spinta,con un occhio mirato all’occupazione giovanile ed alla formazione permanente dei lavoratori. La mano pubblica dovrebbe sostituire, in questo frangente, il cavallo che non beve creando occupazione diretta.
La stessa cosa, con le risorse possibili, dovrebbero fare i singoli stati, ovviamente in sinergia e, di conseguenza, le amministrazioni locali, le Regioni in prima istanza, la nostra in primissima, data la situazione in cui viviamo. Possiamo ragionare in questa direzione, nel nostro piccolo e per quel che ci riguarda? Direi proprio di sì, abbiamo l’occasione elettorale, facciamolo.
Un altro versante su cui ragionare, la vicenda Agrati ce lo impone, sono le forme di tutela dell’occupazione esistente, soprattutto per quelle entità produttive che non sono in crisi profonda o addirittura non sono in crisi, ma chiudono per motivi del tutto estranei alla logica .
Qui occorrerebbe più coraggio. Bisognerebbe, ad esempio, favorire la costituzione di cooperative di produzione che, sorrette da acconcia legislazione, potessero gestire queste situazioni, evitare le chiusure, utilizzare immobili e macchinari che si vogliono dismettere, usufruire di linee di credito garantite per proseguire la produzione e salvare posti di lavoro.
Non sto parlando di sogni o di socialismo realizzato, in Argentina, ad esempio, questa legislazione ha dato ottimi e duraturi risultati.

Lavoro e Green New Deal

La priorità assoluta è il lavoro. Lavoro, lavoro, lavoro. Questo e l’ambiente sono un binomio indissolubile, c’è bisogno di un Green New Deal, un grande piano di riconversione e investimenti che permettano alla nostra regione di generare nuova e buona occupazione. Serve un piano straordinario di tutela e valorizzazione del territorio e del patrimonio pubblico. Si deve aprire una stagione di investimenti pubblici e privati, con uno sforzo anticiclico, a partire dai fondi europei e con una parte dedicata del bilancio regionale.

Investimenti mirati in innovazione e sviluppo, riqualificazione del territorio, turismo ed agricoltura sostenibili e produzioni con alti tassi occupazionali: queste sono le vere grandi opere, non il Tav che come ha giustamente sancito la CGIL di Torino nel suo congresso è un’opera non solo nemica dell’ambiente ma anche nemica del lavoro.

L’alta velocità che vogliamo è quella digitale, connessioni a banda larghissima in tutto il Piemonte fino alle zone montane, come hanno fatto altri paesi Europei portando le nuove tecnologie in zone svantaggiate e garantendo lavoro in luoghi dove è possibile avere un alta qualità della vita. Infatti noi abbiamo una frontiera interna, la nostra MONTAGNA che è stata sfruttata costantemente e che invece è un patrimonio sociale e culturale. Dobbiamo agevolare il ripopolamento delle aree montane sopratutto incentivando i giovani e far nascere e sviluppare micro-indotti capillari e diffusi per il turismo sostenibile, per la preservazione delle aree boschive e delle biodiversità, dobbiamo garantire e difendere i servizi su tutto il territorio regionale: da trasporti efficienti, servizi sociali e sanitari, più asili nido e di qualità sul territorio regionale.

turismo green new deal

Welfare e Diritto allo Studio

Il welfare è il Punto di riferimento culturale e politico, nella crisi economica non accettiamo che nessuno rimanga indietro. La sanità così tanto penalizzata e smantellata dalla giunta Cota ha bisogno di grandi riforme e di una inversione di tendenza. Bisogna smettere di associarla ai soli costi e abbinarla invece ai risparmi, di sofferenza, di emarginazione, di inabilità, di solitudine. Per questo occorre partire dalla centralità della persona e dai percorsi da garantire nella prevenzione, nella cura, nella stabilizzazione.

La sanità va innovata e digitalizzata, bisogna garantire tecnologie sempre all’avanguardia ma anche un ricambio del personale e il superamento del precariato fra gli operatori.

Ma il Welfare è anche diritto alla casa, c’è bisogno di un piano che preveda 0 Consumo di suolo nei prossimi 5 anni. Dobbiamo partire riqualificando il patrimonio immobiliare pubblico del demanio militare e civile mettendolo al servizio dei cittadini. Dobbiamo costruire politiche su larga scala che promuovano il Co – housing e la costruzione di comunità sociali. Dobbiamo proporre una legge regionale sull’Autorecupero e l’Autocostruzione che consentano di generare economie positive e che rafforzino gli interventi sociali sul tema abitativo.

Dobbiamo considerare Welfare anche il DIRITTO ALLO STUDIO. Una Regione che non sostenga il diritto allo studio manca ad una delle sue maggiori responsabilità. Dobbiamo costruire un sistema che deve offrire a tutti le stesse opportunità: qui più che su altri temi occorre una netta inversione di tendenza, in rapporto agli studenti e alle istituzioni universitarie, garantendo non solo il dovuto ovvero i fondi negati agli idonei dalla giunta Cota, ma anche risorse aggiuntive per master universitari e percorsi post-laurea. Scommettendo sui talenti piemontesi e creando le condizioni perchè le loro intelligenze possano restare sul territorio.

welfarestudio