Il blog di Noi per Torino

Riparte il futuro!

La corruzione è uno dei motivi principali per cui il futuro dell’Italia è bloccato nell’incertezza. Pochi paesi dell’Unione Europea vivono il problema in maniera così acuta (ci seguono solo Grecia e Bulgaria). Si tratta di un male profondo, fra le cause della disoccupazione, della crisi economica, dei disservizi del settore pubblico, degli sprechi e delle ineguaglianze sociali.

Era il 2010 quando da presidente di FLARE organizzavo con Transparency International una grande giornata di mobilitazione per la giornata mondiale sulla corruzione, il 9 dicembre. Portammo oltre 500 persone dall’Italia e da 30 paesi diversi europei e non, al Parlamento Europeo a Bruxelles, dentro la sala dell’emiciclo abbiamo chiesto con forza ai politici di tutti i paesi di prendersi un impegno chiaro e preciso sul contrasto alla corruzione.

Oggi da candidato sottoscrivo con convinzione i punti dell’iniziativa riparte il futuro, perchè credo che la legalità non sia un semplice slogan o una bandiera da sventolare ma deve permeare ogni nostro comportamento quotidiano. Ecco i punti dell’appello:

1)Inserire nella propria campagna elettorale la promessa di continuare il rafforzamento della legge anticorruzione iniziato con la riforma del novembre 2012. Concretamente, chiediamo sia modificata la norma sullo scambio elettorale politico-mafioso (416 ter) entro i primi cento giorni di attività parlamentare, con l’aggiunta della voce “altra utilità”
2) Pubblicare il proprio Curriculum Vitae con indicati tutti gli incarichi professionali ricoperti
3) Dichiarare la propria situazione giudiziaria e quindi eventuali procedimenti penali e civili in corso e/o passati in giudicato
4) Pubblicare la propria condizione patrimoniale e reddituale
5) Dichiarare potenziali conflitti di interesse personali e mediati, ovvero riguardanti congiunti e familiari

La mia storia e il mio impegno costante nel campo del contrasto sociale alle criminalità organizzate in Europa con la rete nternazionale FLARE e il mio lavoro sulla trasparenza in consiglio comunale a Torino sono la garanzia rispetto al mio impegno su questi temi. I miei impegni dichiarati durante le primarie di SEL per il Parlamento parlano chiaro: “Non voterò mai uno scudo fiscale o una legge ad personam“, “Lavorerò per leggi sempre più efficaci su corruzione ed evasione fiscale” e “Lavorerò per un testo unico sulla legislazione antimafia“. Trovate la mia dichiarazione dei redditi sulla pagina Biografia

http://www.riparteilfuturo.it/politici/michele-curto/

L’Africa vicina

Le tragiche notizie che vengono dall’Algeria non devono distrarre l’attenzione dal problema principale che oggi si chiama Mali dove è in corso un intervento armato francese, coperto politicamente dall’ONU, con conseguenze che, ad oggi, non sono di facile identificazione.
Per capire cosa stia succedendo in Mali è necessario esaminare differenti cause che sono storiche, razziali, politiche e religiose. Il discorso sarebbe lungo, mi limito ad alcune di esse.
Se uno osserva la carta geografica noterà la sua strana forma a clessidra con un vaso più grande,a nord,ed uno più piccolo a sud della strozzatura. La stranezza è spiegabile col fatto che il colonialismo ha creato stati tracciando righe sulla carta geografica senza tener conto delle storie e delle etnie, ma solo del proprio tornaconto nelle divisioni. Non è un’osservazione banale, ma una occasione ripetuta di incomprensioni e conflitti.
Il sud è piccolo, ma abbastanza fertile, malgrado soffra di accentuato pericolo di desertificazione, il nord è vasto, ma per la maggior parte desertico.
Le due etnie principali sono i Bambara di origine Mandinka (quelli che noi chiamiamo Mandingo) che rappresentano quasi la metà della popolazione ed i Fulani che furono i primi a convertirsi all’Islam. Al nord vivono invece Tuareg e Mori, nomadi, che rappresentano il 10% della popolazione.
Il sistema sociale è di tipo castale, tradizionalmente le varie etnie si sono divisi le attività produttive i Bambara sono agricoltori, i Fulani pastori ed i Bozo pescatori.
Politicamente il Mali è passato, dopo l’indipendenza del 1960, da un regime socialista poi abbandonato senza però modificarne l’impostazione autoritaria ed il partito unico sino al 92. Nel 2002 le elezioni furono vinte da un candidato indipendente che governa appoggiato dal partito ADEMA, membro dell’internazionale socialista.
Tutto ciò ha sostanzialmente riguardato il sud del paese, perchè il nord è stato vittima di ripetuti tentativi, da parte dei Tuareg soprattutto, di proclamarne l’indipendenza.
A tutto questo va aggiunto che l’ Islam maliano si è sempre contraddistinto per la sua moderazione e la convivenza con le altre religioni non è mai stata problematica.
Le cose si complicano nelle due direzioni, quella territoriale e quella religiosa, nel 2012 quando, sconfitto Gheddafi, molti tuareg che avevano partecipato a quella guerra rientrano nel nord del Mali con molte armi e fondano il MNLA (movimento di liberazione dell’ Azawad). Nell’arco dei primi mesi dell’anno conquistano gran parte del territorio del nord e, mentre nella capitale si succedevano liti, cadute di Governo, tentativi di colpi di stato proclamano l’indipendenza dell’Azawad.
A complicare notevolmente le cose vi è stato l’assurgere, a fianco del MNLA, di gruppi islamisti radicali il più importante dei quali è Ansar ad -Din, di matrice prevalentemente tuareg e comandato da Jiad Ag Ghaly che era stato uno dei protagonisti delle ribellioni del nord dagli anni 80 ad oggi.
Ma attenzione. Ghaly non aveva mai mostrato propensioni per l’estremismo religioso prima di essere inviato quale diplomatico in Arabia Saudita.
La presa di Tibuctu e la distruzione di alcuni mausolei di “santi” islamici sufi, da parte degli integralisti di Ghaly, che li considerano esempi di idolatria, ha rotto il rapporto con il MNLA, che oggi, forse vorrebbe una “pace separata” con Bamako in cambio di più autonomia. Ma il pallino sta saldamente nelle mani Ansar ad – Din che controlla le grandi città, mentre il MNLA è relegato nelle campagne. Comunque ci sono notizie di scontri tra le due formazioni.
Che cosa vogliano gli estremisti è chiaramente detto: vogliono la fine dello stato laico Maliano e l’introduzione della sharia che già hanno cominciato a praticare nelle città del nord cadute sotto il loro controllo.
In questa situazione, che ho sommariamente illustrato, si muove l’intervento francese in Mali e contro questo intervento vi è stato l’attacco algerino ed altri probabilmente seguiranno, rischiando di accendere tutta l’area.
Ora da un lato è chiaro che i gruppi islamisti, legati o meno ad Al Quaeda, stanno operando in tutta l’area subsahariana con il rischio di una destabilizzazione permanente. Ma dall’altro lato è ugualmente chiaro che tali gruppi sono la risulta dell’esplosione di Al Quaeda dovuta agli sciagurati
interventi in Iraq, Afganistan e della guerra in Libia. Come previsto da più parti questa è la risultante di aver vinto la guerra (dove si è vinta), ma di aver drammaticamente perso la pace.
L’unico dato positivo, se positivo si può definire, è dato dalla disomogeneità dei gruppi della galassia quaedista che si muovono nell’area e che hanno di fatto rifiutato il coordinamento dell’ AMQI (Al Quaeda del Maghreb Islamico) muovendosi ciascuno con la propria logica, ma continuamente in escalation per guadagnare punti sulla concorrenza.
Vi sono poi due questioni su cui occorre ancora riflettere. La prima è macroeconomica: nell’area, assai vasta, va dal mediterraneo alla Nigeria, sono presenti risorse naturali di primaria importanza per l’economia mondiale e metterci sopra le mani è strategico.
La seconda riguarda la Francia ed il suo passato coloniale, ancora troppo vicino per essere dimenticato ed il suo presente di paese di riferimento, che non è un puro dato culturale, ma cela interessi economici neanche troppo nascosti per essere ignorati.
Saranno sicuramente oggetto di propaganda quaedista, non dimentichiamolo.
Né possiamo trascurare le posizioni che assumeranno i nuovi governi nati dalle varie primavere e che, sia pure in forme e con intensità differenti, sono fortemente permeati di cultura islamista.
Come potete vedere, anche se siamo all’inizio di questa nuova avventura, non c’è da stare allegri.
Da noi il dibattito è rattrappito dalla contingenza elettorale ed ancora il Governo non ha relazionato alle camere sulla sua posizione.
Comunque la Francia è in guerra e, con i distinguo necessari, un poco lo è anche l’ Europa.
La situazione non mi piace, soprattutto perché il passato non sembra aver insegnato nulla.
Monitoreremo la situazione, per ora concludo con l’augurio di Gilles Kepel, il grande studioso orientalista: “ Bisogna chiedersi se la Francia sarà in grado, spalleggiata dall’Europa, di restaurare la sovranità del Mali fermando l’avanzata jihadista. O,in altri termini, se Parigi sarà capace di favorire la transizione democratica e prevenire le derive islamistiche che hanno insanguinato la Libia dopo i raid della Nato, l’Iraq dopo l’intervento americano e l’Afganistan dopo l’invasione delle forze internazionali.” Kepel ha ragione, di questo si dovrebbe parlare.
Speriamo, ma per ora è guerra, in un paese poverissimo in cui il rosso del sangue si confonde con il rosso magico delle costruzioni, meravigliose, dell’irraggiungibile Timbuctu.
Proprio non ne sentivamo il bisogno.
Renato Forte

Riprendiamoci la politica

Care amiche e cari amici,
la campagna elettorale è cominciata, dobbiamo avere la capacità di interpretarne lo spirito e gli obbiettivi senza però perdere mai di vista lo scopo ultimo del nostro agire politico. Ovvero la costruzione di comunità che contaminino e pervadano la politica per provare a cambiarla, per farla tornare ad essere un vero motore di cambiamento in primo luogo sociale, e per arginare la deriva che negli ultimi anni ha portato la classe politica e i cittadini a costruire un rapporto di semplice teleutenza.
La cosiddetta classe dirigente impiega sempre più forze nel calcolo dello share rispetto ad idee e posizioni, mentre i cittadini sempre di più, si rapportano con la politica come con la televisione, se non mi piace cambio canale o addirittura spengo.
La politica deve tornare ad essere di nostra proprietà, se la si vuole cambiare la si deve partecipare e quando qualcosa non funziona bisogna rimboccarsi le maniche e aggiustarla. Solo così potremmo sperare di riprendere in mano le redini della crescita culturale e sociale del nostro paese.
Dobbiamo avere la capacità di rimettere al centro i temi fondamentali per il nostro paese, l’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro dice la nostra Costituzione, la democrazia e il lavoro sono un binomio indissolubile; senza un chiaro e netto cambio di direzione sulle politiche economiche e sul mercato del lavoro il paese rischia di proseguire una spirale negativa che mette passo passo in crisi tutto il sistema di diritti, tutele e garanzie che lo stato deve dare ai cittadini. Altro tema imprescindibile è quello della tutela del territorio e dell’ambiente, la nostra ricchezza più grande. Non capire oggi che il consumo indiscriminato del suolo è un’ipoteca sul futuro economico e sociale del nostro paese è estremamente grave.
Non ultimo il tema dei diritti, profondamente legato con il tema del lavoro e il tema dell’ambiente. Dobbiamo inaugurare una stagione politica in cui i diritti di tutti e per tutti siano l’unica pietra di paragone per orientare le scelte economiche e politiche.
Per affrontare questa sfida non servono nuovi politici, servono nuove comunità politiche, nuove reti e nuovi organismi in grado di lasciarsi attraversare, contaminare e cambiare, serve un nuovo rapporto tra politica e cittadini.
Per queste ragioni il mio percorso politico passerà attraverso la prossima campagna elettorale, ma non si ferma li, il 24 di febbraio sarà una data importante, ma una data che costituirà un inizio, o meglio la prosecuzione di un percorso senza soluzione di continuità.
Non voglio passare il prossimo mese tra un appuntamento e l’altro a prender voti, voglio poter passare i prossimi 40 giorni a dissodare un terreno, a seminare con cura e pazienza, a proteggere ed a irrigare perché dal giorno dopo, al termine di questa competizione elettorale, dobbiamo avere la capacità di proseguire il nostro lavoro di lenta, ma inesorabile erosione del vecchio sistema politico.
Per questo e per ripartire insieme incontriamoci Martedì 22 in federazione in Lungo Dora Savona 2 a Torino alle ore 20,45.

A presto!!!

Digressione (apparente)

Dunque il nuovo redditometro è senza padri e senza difensori.
Lo disconoscono Berlusconi e Tremonti che pure lo avevano proposto.
Lo guarda con sospetto Monti che lo ha varato con il suo governo di pseudotecnici.
Storcono il naso Bersani e Casini che quel governo hanno sostenuto.
Lo attacca l’ineffabile Alfano per il quale la coerenza deve risultare una parola in sanscrito.
Non sono un esperto di questioni fiscali e può darsi che il redditometro risulti assai perfettibile, ma questa levata di scudi, consentitemelo, è per lo meno sospetta.
Che cos’è il redditometro? In parole povere uno strumento che mette in condizione un dipendente del fisco italiano, con normale stipendio impiegatizio, di chiedere conto ad un contribuente notizie sul suo tenore di vita con questa semplice domanda : “ Mi vuoi spiegare come cavolo è possibile che tu guidi una mercedes, mandi i figli alla scuola privata, fai capodanno a Cortina e Pasqua alle Maldive con una dichiarazione dei redditi più bassa della mia che ho le pezze al culo?”. Punto.
Cosa c’è di scandaloso in tutto questo non si sa. Cosa c’entri la privacy ancora meno. La persecuzione, lo stato di polizia e simili boutades lasciamole ai deliri televisivi del cavaliere.
La realtà, triste, è che la lotta all’evasione fiscale, continua ad essere uno slogan nella realtà, mentre nella finzione sembra il famoso cappotto che Totò deve portare al monte dei pegni ricavandone ricchezze sibaritiche. In quest’inizio di campagna elettorale tutti proclamano dai teleschermi magnifiche riforme per i giovani,le donne, il lavoro, la scuola,gli anziani, i pensionati. Alla domanda di dove si possano trovare i soldi rispondono immancabilmente “dalla lotta all’evasione fiscale”.
Quale, di grazia, una campagna di spots televisivi, il convincimento personale, un triduo alla Madonna? Ditecelo, per favore.
L’evasione è calcolata, per difetto, in 150 miliardi, la corruzione in 60 miliardi, cifre da capogiro.
Grande parte di queste risorse escono dal paese e contribuiscono ad ingrossare le speculazioni che partono dai paradisi fiscali ove a fine 2010 si calcolava stanziassero 21.000 miliardi di dollari.
Una cifra equivalente alle economie di USA e Giappone sommate ed anche qui la cifra è per difetto.
James Henry che ha svolto uno studio per conto di Tax Justice Network parla di 35.000 miliardi, una mancata entrata fiscale di proporzioni gigantesche, un buco nero nell’economia mondiale che, se recuperate, sarebbero in grado di “cambiare sensibilmente le finanze di molti paesi” (con buona pace anche di Matteo Renzi).
Nel frattempo anche quest’anno i pensionati che superano i 1400 euro lordi mensili non avranno l’adeguamento all’inflazione, tanto per fare un esempio, uno solo, se ne potrebbero fare a iosa.
Se qualcuno viene ancora a parlare di lotta all’evasione siete autorizzati a ridergli in faccia.
Renato Forte

Si parte!!!

l’appuntamento di giovedì sera alle 19.00 alla Federazione di Sinistra Ecologia Libertà in lungo Dora Savona 2 è rinviato a Martedì 22 alle ore 21

Cari amici,

in questi giorni abbiamo discusso a lungo sulla composizione delle liste, abbiamo chiesto diverse cose ai nostri organismi nazionali, in particolare il rispetto del risultato delle primarie e del loro valore democratico, abbiamo ottenuto alcune risposte.

Le primarie sono state un momento di partecipazione democratica, uno sforzo collettivo che abbiamo fatto insieme, determinando un chiaro indirizzo politico, ora dobbiamo conservare e capitalizzare quella spinta. Le liste definitive della camera Piemonte 1 prevedono due candidature indicateci dal nazionale coerenti con questo indirizzo politico e che porteranno un grande valore aggiunto alla nostra campagna elettorale. Ad aprire la lista sarà Giorgio Airaudo leader storico della FIOM, un simbolo delle lotte tese a riconquistare il diritto alla rappresentanza sindacale e i diritti dei lavoratori, un altro dalla schiena dritta insomma. Certo un successo per la federazione di Torino e per le scelte da noi portate avanti in questi due anni. Dopo ci sarà Celeste Costantino, una splendida figura che rappresenta appieno tutto lo spirito con cui SEL ha lavorato sui temi dell’antimafia e sull’emersione di figure giovani e impegnate. Celeste è stata candidata anche sul collegio della Liguria, proprio per farsi portatrice nel nord Italia di una istanza imprescindibile per il nostro partito: l’attenzione per la legalità ed il contrasto alle mafie. Coerentemente con questo disegno Celeste opterà per il collegio della Liguria, perché qui a Torino questi temi sono già ben rappresentati dalla mia candidatura.

Questo permetterà nel caso di un buon risultato di Sinistra Ecologia e Libertà, di portare Giorgio e Celeste in parlamento, ma anche me e Carla Mattioli potremmo, con il vostro aiuto, giocarcela. Per far questo ovviamente è necessario impegnarci tutti per fare la differenza.
Come ho sempre detto la sinistra non deve solo contare i voti, ma farli contare, per questo certamente oltre a me e Carla che avete scelto, Giorgio e Celeste sono ottimi compagni di strada.
Ora è il momento di ripartire, l’obbiettivo comune è di portare al governo del paese le nostre sensibilità e i nostri temi cercando di contribuire ad un governo di centro sinistra autonomo e alternativo rispetto alle forze politiche di centro e ai poteri finanziari.

Attiviamoci, mettiamoci in moto, incontriamoci…

Si parte!

Michele

Caro Nichi…

Care compagne e cari compagni,
sono momenti concitati, come avete visto le liste fin qui predisposte dal nazionale, almeno per il Piemonte, rischiano di mettere in dubbio i risultati delle elezioni primarie. SEL ha deciso, con tutte le difficoltà, di organizzare elezioni primarie per la scelta delle candidature al Parlamento proprio per sopperire ad una legge elettorale non a caso definita “porcellum”.
Dopo uno slancio di partecipazione collettiva che ci ha visto tutti impegnati, volontari, militanti, candidati, semplici elettori, la decisione di imporre 3 candidature sul territorio piemontese su 4 posti probabilmente disponibili credo non sia accettabile.
Abbiamo sempre saputo e condiviso il fatto che alcuni dei posti in lista fossero a disposizione del nazionale per tutelare la costruzione di un progetto politico e per dare spazio a candidati indipendenti, ma questo non può sovvertire completamente l’esito del voto richiesto ai nostri elettori.
Per questo chiedo a Nichi Vendola e agli organismi nazionali di SEL di rivedere la decisione presa, chiedendogli con forza di legittimare il nostro slancio di partecipazione e democrazia rispettando l’esito delle primarie.

1478 e molti altri Grazie!!!

La nostra nave corsara ha vinto le primarie: questa è una vittoria che ben prima che mia è dei militanti di sinistra ecologia e libertà, dei compagni e delle compagne che ogni giorno lavorano sul territorio e di tutti gli amici e le persone che hanno creduto e che credono in questo percorso.
Un pensiero va a Marco Grimaldi, il mio avversario, sconfitto ma non vinto, perchè questo non è stato scontro fra persone ma contesa di idee.
Da domani si ricomincia insieme a camminare, perchè abbiamo un Paese da provare a sollevare insieme, non posso farlo da solo dobbiamo costruire il cambiamento passo dopo passo, collettivamente, quotidianamente.
Non credo ci si debba illudere di poter portare un facile cambiamento, continuando a triturare le parole nel marketing della politica.
Non ci si può però nemmeno arrendere, cercare come scorciatoia alla faticosa ricostruzione di senso in politica, l’abbandono del campo, il ritiro a vita privata.
Dobbiamo coltivare speranza, costruire reti umane ed ideali, ma anche poggiarle sulla difesa di diritti in discussione e la conquista di quelli negati.
Da oggi, grazie a tutti voi c’è una piccola nave corsara che è pronta a salpare, ma per navigare e per dare battaglia servono i marinai e l’equipaggio, dobbiamo avere la capacità di spiegare le vele e tenere ben saldo il timone.

Grazie a tutti, stiamo pronti, si prende il mare…

Ecco i risultati!!!

Si è da poco concluso lo spoglio dei 35 seggi della provincia di Torino per le primarie di Seinistra Ecologia Libertà.

I votanti sono stati 2999.

Qui di seguito i riusultati dei primi due classificati per ogni urna. Scaricate qui il PDF con tutti i risultati definitivi.

Camera Uomini
Michele Curto 1.478
Marco Grimaldi 1.163

Camera Donne
Carla Mattioli 1.053
Francesca Gruppi 898

I dati del senato si riferiscono alla sola provincia di Torino. il dato complessivo verrà fornito dalla Federazione Regionale.

Senato Uomini
Giuseppe Accalai 891
Luigi Spinelli 542

Senato Donne
Elena Chinaglia 745
Mariachiara Acciarini 726

Il mio impegno è oggi

Perché il futuro è di chi lo sa immaginare

Caro amico,
Stiamo già correndo, ma credo anche che durante una corsa si debba avere la capacità di riflettere.
Per questo ho voluto scriverti.
Possiamo esserci incontrati in uno dei crocevia della nostra vita, in treno verso i campi di sterminio di Auschiwtz Birkenau, sulle strade di Torino ad occuparci di migranti e rifugiati, ai margini del consiglio comunale, davanti ad una fabbrica, in un luogo di lavoro nel mio impegno in Sinistra Ecologia e Libertà. O forse mi conosci attraverso le parole e gli sguardi di qualcun altro.
Come sai sono un partigiano, uno di parte, ho sempre scelto senza ritrosie, credendo che ci voglia il coraggio di schierarsi, l’ho fatto spesso in modo scomodo al fianco dei più deboli e dei più fragili.
Credo nella giustizia sociale, che porta a dire che o i diritti son per tutti o per ricavare i privilegi per qualcuno ci sarà sempre un ultimo posto da assegnare.
Così anche oggi scelgo, guardo al mio paese e mi chiedo come possa essere diventato così lontano da esso il luogo che per primo dovrebbe rappresentarlo: il parlamento.
Nell’incontrare tante volte i partigiani in questi anni, quelli veri, mi ha sempre impressionato il loro racconto di come è nata la nostra costituzione.
Dopo un conflitto 556 uomini e donne votati dal 84% di un paese devastato da un conflitto mondiale prima e da una guerra civile poi, scrivevano un documento straordinario, quasi una poesia civile.
In quella costituzione c’è anche un programma politico per le generazioni future: sul lavoro e i suoi diritti, la tutela dei beni comuni, il welfare, i diritti di tutte e tutti.
Sono passati anni, ed invece di realizzare quel programma ed aggiornarlo con nuovi diritti, come quelli dei nuovi cittadini immigrati e dei loro bambini nati in Italia, delle coppie omosessuali e del loro sacrosanto diritto ad amare, della tutela ambientale, stiamo regredendo tradendo quella carta ed il suo spirito.
Questo perché quell’aula, il parlamento, più che rappresentativa di un paese che già fa fatica, è una rappresentazione spesso farsesca ed immorale.
Dobbiamo riconquistare quel luogo, riportarci dentro il paese reale.
Rappresentanti, che garantiscano con le loro storie ed il loro impegno.
Persone che però siano nuovamente scelte da chi devono rappresentare, in questo le primarie di domenica sono un’opportunità, seppur precaria e certamente imperfetta.
Sono consigliere comunale da 2 anni, sfidai a viso aperto il mio sindaco Piero Fassino, dicendo chiaramente cosa pensavo, che Torino avesse bisogno di un nuova generazione, di una sinistra coerente con la propria storia, ma in grado di farla camminare su gambe nuove.
Lo feci orgoglioso delle mie origini operaie, in un momento in cui Torino veniva dilaniata dal referendum di Mirafiori, o meglio dal ricatto di Marchionne
L’ho fatto in una città di sinistra, dove però spesso i suoi rappresentanti sono rimasti seduti a proprio agio nei salotti, dimenticando il disagio degli esclusi e la delega che li aveva portati lì: la contesa con il privilegio.
Oggi non posso non guardare all’Italia e alla sinistra di questo paese: ancora una volta in bilico fra cooptazione dei poteri forti e marginalità.
Non credo ci si debba illudere, ne illudere di poter portare un facile cambiamento, continuando a triturare le parole nel marketing della politica.
Non ci si può però nemmeno arrendere, cercare come scorciatoia alla faticosa ricostruzione di senso in politica, l’abbandono del campo, il ritiro a vita privata.
Dobbiamo coltivare speranza, costruire reti umane ed ideali, ma anche poggiarle sulla difesa di diritti in discussione e la conquista di quelli negati.
Questo si può ottenere solo governando anche nei momenti più difficili, ma sapendo bene per chi lo si fa e quanto è essenziale la partita.
Il ritorno della sinistra in parlamento non può essere la scialuppa di salvataggio per ex di qualcosa, ma deve essere una nave corsara.
La crisi ci è entrata in casa, sconvolge le nostre vite, ci toglie il fiato, per questo dobbiamo fare in fretta.
I livelli di disoccupazione, i numeri del precariato giovanile, non sono riempitivi da Tg ma sono un bollettino di guerra.
Stiamo parlando di una contesa impari, con forze che trovano la legittimazione negli interessi del finanza mondiale, e su un terreno di gioco impervio, l’Italia post (neanche tanto) berlusconiana.
Dobbiamo guadagnare giorno per giorno con gli strumenti della prossimità e della cooperazione i rapporti di forza che questa sfida richiede.
Questo è il nostro impegno.
Queste sono le ragioni per le quali mi sono candidato alle primarie di Sinistra Ecologia e Libertà di domenica.
Un cassaintegrato giorni fa mi ha dato il senso della sfida, “io ti sostengo” mi ha detto, “perché sei uno che non fa tappezzeria”.
Non sono il solo, siamo già in tanti e dovremmo diventare di più.
Con me si candidano persone vere con la schiena dritta: Nicoletta Cerrato, Carla Mattioli, Valeria Torrazza alla camera, Giuseppe Accalai, Giorgio Canal, Marina Castellano, Elena Chinaglia al senato.
Ti chiedo di riprenderti il diritto a scegliere e ti chiedo di sceglierci.
Potrai farlo Domenica 30 dicembre dalle 8.00 alle 20.00 in diversi punti della Provincia di Torino che troverai sul sito www.seltorino.info
Più di tutto però ti chiedo di partecipare tutto l’anno, di non pensare che questa sia una delega in bianco, ma una scelta di campo.

Chi mi sceglierà saprà che i miei impegni saranno:

1) non voterò mai un governo tecnico
2) Non voterò mai un intervento di guerra e lavorerò per la riduzione degli armamenti e delle spese militari
3) Non voterò mai uno scudo fiscale o una legge ad personam
4) Non voterò mai a favore del Tav perchè l’ambiente ha un valore e non un prezzo.
5) Non voterò mai per l’abrogazione dell’Art. 18.

1)Lavorerò per la difesa del lavoro e dei lavoratori, per una legge sulla rappresentanza sindacale, contro il precariato
2) Lavorerò per una legge sui matrimoni omosessuali e una legge contro l’omofobia.
3) Lavorerò per leggi sempre più efficaci su corruzione ed evasione fiscale
4) Lavorerò per un testo unico sulla legislazione antimafia
5) Lavorerò per una legge contro il razzismo, per il diritto all’asilo e per la cittadinanza dei bambini nati sul territorio italiano.

L’ascensore

Ma in politica si sale o si scende? Ma lo sponsor delle imminenti elezioni sarà la OTIS?
Quesiti brucianti. La verità è che se sei citrullo prima resti citrullo anche dopo il laticlavio, anche se al tuo riverito nome puoi aggiungere il prefisso “onorevole”.
Dunque Monti ha preso l’ascensore, vedremo dove arriverà,se vorrà uscire o se resterà barricato.
Ci ha gratificato di un’agenda e resta a guardare l’effetto che fa.
Io l’ho letta e ci ho capito poco, ma il poco che ho capito non mi ha convinto.
Non esistono destra e sinistra (ma questa non è una novità, la destra lo ripete da anni) esiste il centro, appeso probabilmente, ed esistono i “moderati”, meglio se radicali. Conoscendo i moderati italiani è una contraddizione in termini,anzi una espressione inesistente, come parlare di un coniglio spettinato.
La realtà è che questa agenda rimastica asserzioni trite e rimanda a tempi non controllabili.
L’uscita dalla crisi ha lo stesso valore di una previsione Maya.
Se faremo i bravi, se faremo “i compiti a casa” che ci ha assegnato la maestra Merkel, se sopporteremo qualche altra picconata al welfare, allora ci si spalancherà un futuro radioso e chi nel frattempo sarà caduto entrerà nel panteon dei sacrificati.
Ha un bel tentare di camuffarsi con specchietti per allodole l’agenda è la riproposizione del più vieto
liberismo: finanze sane, non importa a quale prezzo, futuro radioso.
Chi scrive SA che non è così e non perchè appartiene ad un’altra corrente di pensiero economico,ma perchè queste politiche le ha viste fallire nei decenni precedenti in molti paesi in via di sviluppo.
Dall’Argentina alla Tailandia, dal Perù alla vicina Grecia le ha viste fallire miseramente queste politiche del “reajuste”. Sino alla farsa della Banca Mondiale che ha dovuto sospendere un giro tra i governi per spiegare la ricetta indonesiana nel momento in cui le piazze di quel paese erano occupate da gente infuriata che chiedeva nient’altro che pane. Ha visto, ad esempio in Cile, le botteghe piene di merce e gli occhi della gente che poteva solo guardarle da fuori.
No ,l’idea del mercato supremo auto-regolatore ha prodotto solo disastri.
Né regge l’idea di stati europei concentrati sul fiscal compact mentre all’Europa viene delegato lo sviluppo? Con quali soldi Mr. Monti? Con i tagli di bilancio all’ Unione? Gli USA si possono permettere questo perchè al bilancio federale va il 23% del totale non l’1 scarso come da noi.
E siamo sicuri che siano dei buoni europeisti gli attuali governanti che gestiscono un miserabile status quo e dei cattivi europeisti quelli che criticano perchè vogliono più poteri democratici da affidare a Bruxelles. E’ più europeista la Merkel o l’ex ministro degli esteri Fischer che afferma:”iI paesi ed i popoli degli stati membri non possono più sopportare il peso dell’austerità senza crescita” e sollecita immediate misure in nome di quella unione che la politica degli ultimi tempi mette in seria discussione?
Di tutto questo non vi è quasi nulla nella agenda Monti forse perchè lui e molti altri dirigenti che allignano nel PPE,ma non solo, sono sostanzialmente degli europeisti sì,ma moderati in tempi in cui occorre essere europeisti estremisti. Richiedere e pretendere un cambio di passo radicale, non piccolo cabotaggio.
Dice Monti che Vendola ha idee che erano nobili in passato,ma che oggi sono deleterie, perchè conservatrici, mentre lui ed i suoi adepti sono moderni. E lo stesso giudizio adombra per la CGIL.
Qui la cantonata è drammatica. Vendola, Camusso, Landini, ma persino parte del Movimento 5 stelle(non Grillo, che recita sempre più stancamente un copione già logoro) pongono all’attenzione generale questioni che intersecano la sofferenza sociale con i diritti e la democrazia.
Sono un termometro,non la malattia. Buttare via il termometro perchè si ha paura di scoprirsi la febbre non è essere moderati, ma imbecilli.

PS
A Torino un buon termometro è stato, in questi mesi, Michele Curto sia nelle vesti di consigliere che in quelle di segretario di un partito immaginario come Sel provinciale. Io domenica lo voto. Fatelo anche voi. Pour donner une chance à la vie.

Renato Forte