Notizie dalla campagna di Michele Curto

Precariamente

Un incontro per riflettere sul mondo del precariato e dei diritti dei lavoratori.

Mercoledì 11 Maggio alle ore 20 presso la Fabbrica delle E in cs. Trapani 91/b

Intervengono:
Federico Bellono, segretario provinciale FIOM
Fabio Fochi, ex rappresentante sindacale SEAT
Roberto Valerio, rappresentante lavoratori Agile – ex Eutelia
Margherita Paoletta, lavoratrice in un call center

Rispondono:
Michele Curto, candidato indipendente Sinistra Ecologia e Libertà
Monica Frassoni, copresidente dei Verdi Europei

Tempo di scelte: Europa e sfide globali

Presentazione del libro “Il Governo dell’Europa” dell’On.le S. Gozi

Intervengono:
Sandro Gozi – Capogruppo PD in Commissione Politiche dell’Unione Europea
Michele Curto – Presidente di Flare
Fosca Nomis – Attivista per i Diritti Umani
Modera il dibattito:
Roberto Ceschina – OLE, Progettista europeo

“Venti anni di sfide e riforme, un negoziato istituzionale permanente che ha impegnato varie generazioni di leader europei: da Helmut Kohl a Angela Merkel, da François Mitterand a Nicolas Sarkozy, da Jacques Delors e Jacques Santer a Romano Prodi e José Manuel Durao Barroso.
Venti anni di passi in avanti, ma che hanno lasciato ancora irrisolta la “questione europea”.
Se l’Europa ha dato prova di grande flessibilità, adattandosi prima e meglio di vari Paesi ai grandi cambiamenti intercorsi dal crollo del Muro di Berlino, non ha ancora compiuto il salto di qualità necessario. L’Europa politica non esiste ancora, quella economica è zoppa, il mercato unico è ancora incompleto, la moneta unica è sotto attacco. E gli europei sembrano spettatori dei grandi cambiamenti mondiali, discussi e decisi tra Washington e Pechino.
Le attuali leadership europee non sembrano mostrare né il coraggio né la visione necessari per cambiare passo. Ma l’incalzare degli eventi, i “vincoli esterni” della globalizzazione, le spinte economiche e sociali interne all’Europa, impongono una nuova assunzione di responsabilità da parte della politica. Una politica ancora troppo chiusa e provinciale a livello nazionale, ancora embrionale a livello europeo. La costruzione di uno spazio politico europeo, deve costituire oggi il vero grande obiettivo politico comune: elezione diretta del Presidente della Commissione europea, liste transnazionali al Parlamento europeo, costruzione di nuove alleanze e forze politiche transnazionali, europeizzazione della politica nazionale, parlamentarizzazione di quella europea. Solo una nuova dimensione politica e democratica consentirà all’Europa di sfruttare appieno il proprio potenziale, permetterà agli europei di compiere i passi in avanti possibili e sempre più necessari, farà dell’Europa un baluardo politico del XXI secolo e non un museo del secolo scorso.”
Sandro Gozi

Terza edizione di Domani!!!

Già da qualche giorno in distribuzione la terza edizione del giornale del “Domani”!!
Questo numero è dedicato a temi legati ai giovani e al precariato.
Non poteva mancare un’evoluzione della storia del nostro Silvio B. e proseguono le avventure del futuro ex-ministro Igny La Russa. Mentre nella pagina interna troverete le Lettere al Direttore e la Posta del Cuore.





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Altro che pranzo di gala..

Sistema alimentare e difesa dell’ambiente.

Ore 18.00 presso la Fabbrica delle E in cs. Trapani 91/b

È ormai chiaro a molti che questo sistema alimentare deve essere urgentemente ripensato. Ancora in troppe parti del mondo ampie fasce di popolazioni sono malnutrite e soffrono la fame, mentre in altre, dove si dettano le leggi che impongono il modello attuale, paradossalmente, ci si alimenta eccessivamente fino ad ammalarsi di obesità, cardiopatite, diabete o si è sempre più colpiti da allergie e intolleranze conseguenti alle trasformazioni avvenute nel settore agroalimentare. Sono le due facce drammatiche di un problema che deriva principalmente dai dettami imposti dalle esigenze di profitto delle multinazionali e dalla globalizzazione che, da tempo, sta generando sprechi incontrollati oltre che disagi fisici, ambientali, sociali e culturali di proporzioni devastanti.

Interverranno
SILVIO GRECO
Responsabile Scientifico Ambiente Slow Food Italia
ROBERTO CENA
Responsabile Banco Alimentare Piemonte
MICHELE CURTO
Presidente di Flare, ex referente europeo di Libera

Moderatore:
ERIC VASSALLO
Consigliere Nazionale Slow Food

Il quartiere che vorrei

Sabato 7 Maggio al parco Colennetti presso la “Casa nel Parco” Michele Curto e Davide Turano candidati indipendenti per Sinistra Ecologia e Libertà passeranno un pomeriggio a contatto con gli abitanti del quartiere di Mirafiori.
Il pomeriggio inizierà con una merenda e con l’animazione per i bambini, a seguire ci sarà una performance di graffiti/writing e un’aperitivo aperto a tutti.
Per finire alle 21 musica dal vivo con ballo liscio e balli latino americani.
Sarà un momento per vivere insieme il quartiere!!

la fuga dei talenti

Dal blog “La fuga dei Talenti”, pubblichiamo il commento ad una recente ricerca che rivela che l’89% dei professionisti italiani sarebbero disposti a trasferirsi all’estero causa migliori condizioni di lavoro. Non soltanto espatrio dei giovani in cerca di lavoro insomma, ma anche di adulti che si chiedono quanto valga la pena di rimanere: il risultato è un progressivo impoverimento del “capitale umano” italiano.

Va assolutamente segnalata l’ultima ricerca dell’agenzia di selezione Kelly Services: 89 intervistati su 100, tra chi in Italia un lavoro già ce l’ha, sarebbero disposto a trasferirsi lontano dalla propria città di residenza o nascita, per svolgere il loro lavoro “ideale”. Siamo dodici punti sopra la media mondiale, dietro solo ad Indonesia, Messico, Malesia e Thailandia. Davanti addirittura al Portogallo e all’Irlanda.

Il combinato di chi vuole cambiare Stato e/o Continente registra un 33% tra i lavoratori italiani intervistati: oltre la metà di loro si trasferirebbe in Europa (54%), il 24% in Nord America. Uno su tre si trasferirebbe per meno di un anno, il 31% fino a tre anni.

Sul perché si va via, il 38% degli intervistati italiani (secondi in Europa solo alla Polonia…) definiscono la propria condizione di lavoro come “non canonica“. Ben riassume il Direttore Generale di Kelly Services Italia, Stefano Giorgetti: “tra i dati più significativi emersi dall’indagine c’è sicuramente l’alta percentuale di lavoratori di età compresa tra i 30 e i 47 anni, e pertanto con posizioni, responsabilità e competenze ben sviluppate, che si dichiarano possibilisti rispetto all’eventualità di un trasferimento all’estero. Ben tre professionisti su dieci, infatti, sarebbero pronti a rinunciare al Belpaese per cogliere migliori opportunità di carriera. Un dato che dovrebbe far riflettere imprenditori e responsabili HR, soprattutto in relazione al rischio di un impoverimento delle competenze manageriali disponibili nel nostro Paese e di un conseguente ritardo nella ripresa e nello sviluppo sia a livello di singole aziende, sia a livello di sistema-Italia“.

Parole da soppesare con attenzione, quelle di Giorgetti: l’impoverimento di capitale umano è sotto gli occhi di tutti…

leggi l’articolo integrale al link

Vertigini – Ex Bertone, l'ultima frontiera

I vertici. E’ sempre un problema di vertici. Anche alla ex Bertone. Lo diceva Euclide, lo ripete la Marcegaglia; ma lei tende, invece di risolvere il problema, a strumentalizzarlo leggermente. In virtù di una supposta divisione tra la base ed il gotha della FIOM.

Se sia vero  o no lo sapremo tra poche settimane quando la fiducia al consiglio di fabbrica, richiesta dal consiglio stesso, dovrà essere rinnovata. Certo l’esempio delle altre rsu sindacali non ha contribuito ne a rafforzare il fronte del No ne a proteggere quel che rimane di chi all’estrema difesa ci crede e quindi non voterà un’intesa costituzionalmente illegittima.

L’unica cosa certa è che fin’ora per il SI si sono espressi 886 lavoratori su 1011. Una percentuale altina per continuare ad opporre una resistenza concreta, almeno per R. Bonanni, leader CIGL. La mediazione, insomma, fosse per le altre sigle sindacali sarebbe già fallita con buona pace degli oltranzisti. Ma a forza di mediare ci si è dimenticati che gli operai, che non mediano ma lavorano, di fronte ad un soffocamento, al ricatto di un’umiliante garrota, vedono quei 550 milioni per costruire una macchina che non potranno mai acquistare, come del resto chi scrive,  non come un investimento – peraltro non confermato – ma come la spesa della settimana, la scuola calcio del figlio, i libri di scuola della figlia, i denti della moglie, l’abbonamento a sky, la scarpa lucida per il matrimonio della sorella, la rata. Insomma, lasciato solo e senza poter contare più su quei diritti faticosamente conquistati dalle passate generazioni, oggi, per questo animale occidentale in estinzione, l’operaio dell’ultima frontiera, il SI non diventa solamente la soluzione più allettante. Rischia di diventare l’unica.

per approfondire: Vertenza Ex Bertone di P.Griseri su Repubblica.it

We don't do body counts – In morte di Osama Bin Laden

Lo Sceicco del male, il Principe nero dell’integralismo islamico e del terrorismo globale, è stato ammazzato.
Hanno ammazzato Bin Laden, Bin Laden è vivo! Ci sono voluti dieci lunghi e sanguinosissimi anni, sanguinosi per afghani, iracheni ed americani. Morto più morto meno. Iraq Body Count può provare e contestualizzare la dipartita di almeno, ad oggi, 109,895 civili fino al 9 aprile 2011 (sono stime ufficiali, quelle ufficiose come il Lancet Study si aggirano intorno al milione di morti, ma il dibattito tra informazione e contro-informazione è ancora aperto). I dati delle ultime settimane devono ancora essere conteggiati ma confidiamo che la tendenza degli ultimi mesi non modificherà di molto le stime odierne. Anche perchè, oggi, queste 100.000 gavette di sabbia non contano ( e non votano); conta invece che l’artefice ultimo, il presunto utilizzatore finale del terrore globale, sia stato preso, fatto a pezzi, occultato, e dichiarato morto per il mondo in una schizofrenica corsa mediatica a coprire l’evento. Una corsa prevista e quasi, ci verrebbe da dire, aspettata. Che non esistano prove vere di ciò che in queste ultime ore sembra voler sancire la fine della lotta al terrorismo, c’è lo dicono i media stessi. Ma che prove volete? Scendete piuttosto in strada, da bravi patrioti e cittadini, sbandierate le stelle e striscie che siamo soliti marcare a fuoco sulle schiene dei paesi che invadiamo, e non vi soffermate sulle statistiche. Di quelle se ne occupano loro. Del resto, fu il generale Tommy Franks a rispondere ai giornalisti: “we don’t do body counts” che è come dire: quando bombardiamo dall’alto siamo sicuri di almeno una cosa cioè che non bombardiamo i nostri e quindi il calcolo delle vittime è un esercizio di puro stile. Insomma, abbiamo vendicato la morte di 3,000 civili americani con 100,000 civili inermi più Bin Laden ( l’unico però della cui morte non abbiamo prove), quindi i piatti della bilancia stanno più o meno in pari, o forse leggeremente a nostro favore. Ma leggermente.
Strano che il tutto coincida con il momento di empasse in nord africa, dove non si sa se a raccogliere le redini di quei paesi ci troveremo altri sceicchi ancor meno democratici ma in grado di garantire il pane oppure sempre meno pane e diversi sceicchi a contendersi il potere a colpi di corano. Totale, la morte di Bin Laden, vera o presunta, è un segnale. E’ un monito che sta a significare: ogni giro di giostra qualcuno deve cadere e sfracellarsi. Al momento non è importante sapere chi sia, l’importante è che il messaggio sia chiaro: ne accoppiamo uno ogni tanto, così, per ricordarvi come va il mondo. Tutto il resto è fuffa per giornalisti in cerca di premi.

home sweet home (ma non se sei giovane)

E’ di ieri la notizia che il comune di Torino ha effettuato il primo sorteggio per assegnare case a canone agevolato a giovani tra i 20 e i 30 anni. 353 le domande pervenute, 32 quelle che hanno avuto un esito positivo, in seguito ad estrazione (!). “La Repubblica” comunica così la notizia: “Il Comune dà una casa a 32 bamboccioni”. Il titolo parla da sè, e trasmette un messaggio che a noi pare profondamente sbagliato.
Perchè – per quanto sia lodevole questa iniziativa – è assurdo che giovani uomini e giovani donne debbano confidare nella dea bendata per potersi permettere un alloggio, ed è assurdo che la categoria dei bamboccioni sembri la fisiologia e non una patologia della gioventù di questo paese.
La casa – e, più in generale, l’autonomia – non è una graziosa concessione, è un diritto: un diritto che andrebbe garantito permettendo a chi ha tra i 20 e i 30 anni di uscire da uno stato endemico di precariato, attraverso contratti di lavoro più stabili e dignitosi, e attraverso un welfare che incentivi complessivamente le persone che desiderano guadagnarsi la loro autonomia – come accade nella maggior parte dei paesi d’Europa. E magari anche che le incentivi sulla base del merito, e non solo della fortuna. Ma questo forse è chiedere troppo.

“Il Comune dà una casa a 32 bamboccioni”

Domani è il mondo che vogliamo costruire – seconda edizione

Ricomincia la distribuzione della seconda edizione di DOMANI, il giornale con le notizie che vorreste poter leggere sul vostro quotidiano preferito. Per un’informazione sobria, senza bavaglio e ricca di fantasia. Una sferzata di ironia leggera ma piena di significati su cui riflettere. Se crediamo in un’Italia differente, DOMANI sarà migliore.

DOMANI seconda edizione